RADIO COMOZERO

Ascolta la radio
con un click!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Attualità, Economia

Tina Beretta: “Offriamo un contratto ma lo rifiutano e spariscono. Giovani e non solo”

La società sta cambiando, il lavoro si è modificato e la lunga e interminabile lista di emergenze, da quella sanitaria fino alla più recente crisi socio economica, con l’impennata dei costi delle materie prime e il caro bollette, hanno stravolto il modo di vivere e di lavorare. Tanti i negozi e le attività commerciali sommersi da conti troppo alti da saldare, tanti i giovani in difficoltà nel crearsi una strada futura. E quanto sta accadendo proprio dentro le mura di Como, in uno dei negozi più conosciuti, evidenzia un aspetto sempre più diffuso.

“Non si trovano più i giovani, ma non solo loro, che vogliono lavorare – dice Tina Beretta, alla guida dal 1976 dello storico panificio in centro, aperto dal 1951, e oggi condotto insieme alla figlia Ramona – sembra incredibile ma in un momento così particolare, in cui avere un’occupazione dovrebbe essere una priorità, sono in tanti quelli che la rifiutano”. E l’esempio lampante è dato da quanto sta accadendo proprio nella sua attività. “Noi siamo alla ricerca di nuovo personale. Ebbene, negli ultimi tre mesi, dopo diversi colloqui, per ben dieci volte, abbiamo trovato dei candidati per noi idonei. Abbiamo preparato il contratto, ma al momento della firma i candidati non si sono più fatti vivi. Spariti. A volte con scuse veramente imbarazzanti e senza senso. Nessuno ha più voglia di impegnarsi. Diversi, per non perdere diritto al reddito di cittadinanza, mi hanno chiesto se fosse possibile fare delle ore in nero. Li ho mandati via”.

Tra i tanti elementi che stanno alla base di questa realtà sicuramente anche “il fatto che non ritengono giusto affrontare un lavoro certamente impegnativo, ma allo stesso tempo gratificante e meglio remunerato. Mi sembra un vero ribaltamento della realtà”. E poi ci sono anche i ragazzi, i più giovani “che sembrano sempre di più aver perso ogni senso di responsabilità. Faccio un piccolo esempio, pochi giorni fa ho fatto fare quattro ore di prova a una ragazza. Finita la giornata ci siamo date appuntamento per la mattina seguente ma poche ore dopo mi ha telefonato la madre per dirmi che la figlia non se la sentiva di andare avanti, perché era troppo scomodo arrivare da noi e non c’era il bus che la portava fin qui. Ognuno naturalmente può comportarsi come meglio crede ma a me pare una vera mancanza di voglia di fare”, spiega Tina che precisa come “proprio per queste difficoltà nel trovare personale adeguato abbiamo deciso di tenere chiuso la domenica. Abbiamo già fatto così per due settimane di fila. Non riuscivamo solo noi della famiglia e con i dipendenti più anziani a mandare avanti tutto. Adesso speriamo di risolvere la situazione, altrimenti proseguiremo con queste chiusure”.

Un ragionamento che non può, in prospettiva futura, non fare riferimento anche alla realtà che ci attende nei prossimi mesi. “Siamo preoccupati, è innegabile. I rincari annunciati provocano ansia e in parte sono già una dura realtà per noi commercianti. Lo vediamo ogni giorno guardando le bollette. Ma non è solo quello il nodo cruciale. Per noi che, ad esempio, facciamo prodotti da forno, dolci e altro, tutto è diventato più complesso. Da quando le materie prime, e intendo tutte le materie prime, sono aumentate a dismisura”.

La soluzione per molti è quella di aumentare i prezzi ma per adesso non è la strada scelta da Tina Beretta. “I rincari sono e saranno assolutamente contenuti. Certo che se una latta di pomodoro, per fare banalmente la pizza, una settimana costa 3,50 euro e esattamente sette giorni dopo passa a 6,80 euro, qualcosa non funziona, oltre al fatto che in molti ci speculano sopra”.

E allora come comportarsi? “Ribadisco, per ora i prezzi sono assolutamente in linea e con degli aumenti minimi. Inoltre, giusto per fare un esempio, abbiamo deciso di non proporre temporaneamente alcuni piatti. Questo perché, visti gli aumenti di certi prodotti, per farli e metterli poi in vendita avremmo dei costi veramente aumentati che non potremmo non far ricadere sul cliente. Ma sono delle soluzioni tampone. Purtroppo, e non solo nel nostro caso e in riferimento ai nostri prodotti, alla fine chi ci rimette è sempre il consumatore finale”. In conclusione, un’ultima riflessione. “Noi da decenni mandiamo avanti l’impresa di famiglia mentre sempre più persone non accettano di lavorare e, sottolineo, i nostri sono contratti a tempo indeterminato con una buona retribuzione. E così, in attesa di reperire personale, mio marito invece di alzarsi alle 5 del mattino è tornato ad alzarsi alle 2 di notte per andare a lavorare”.

L’ARTICOLO CHE HAI APPENA LETTO E’ USCITO SU COMOZERO SETTIMANALE: ECCO DOVE PUOI TROVARLO

© RIPRODUZIONE RISERVATA
TAG ARTICOLO:

20 Commenti

  1. RIBADISCO IL CONCETTO DI BASE CHE NESSUNO VUOLE CONSIDERARE…. DAL 1970 I “POVERI” CHE COMMERCIANTI DEL CENTRO STORICO HANNO FATTO GUADAGNI STRATOSFERICI CON GLI SVIZZERI I CUI STIPENDI SAPPIAMO BENISSIMO QUANTO SIANO….. ORA, ORA È NON MAI, MA È GIUNTO IL MOMENTO IN CUI QUESTA MANNA PER I “POVERI” CHE COMMERCIANTI DEL CENTRO STORICO…. VENGA IN PARTE, RIPETO IN PARTE, REDISTRIBUITA AI DIPENDENTI VECCHI EO NUOVI…. ALTRIMENTI CHIUDERANNO TUTTI.

  2. Ho fatto il colloquio sembrava che dovessi iniziare subito e la signora, con una banalissima scusa, é passata oltre nonostante avessi tutti i requisiti!!!
    Adesso non lamentiamoci!!!

  3. Se la signora in questione si è fatta questa nomea dovrà tornare lei a lavorare nel negozio (magari lo fa già?) Sole solette madre e figlia .

  4. Concordo con alcuni commenti sopracitati, per poter dare un parere bisogna avere un quadro di tutto ciò che la Sig.Beretta contrattualmente offre, es: stipendio adeguato alle ore lavorate, straordinari pagati in caso sia necessario effettuarli, un contratto a tempo indeterminato e in ultimo ma non meno importante un trattamento umano basato su rispetto ed educazione. In mancanza di una parte di questi dati e chiaramente impossibile fare ulteriori commenti.

  5. Sono d’accordo con tutti i commenti fatti e penso anche che oltre a essere datori di lavoro ,bisogna essere anche umili verso i dipendenti ….

  6. Solita storia del reddito di cittadinanza, ormai questi imprenditori sono un disco rotto, ti fanno contratti a 20 ore settimanali e ne lavori 40 non sempre pagate correttamente, la gente è stufa il lavoro deve essere retribuito e gli orari devono essere rispettati e poi finalmente la domenica si chiuda per stare in famiglia come una volta.

  7. Insomma tutta sta manfrina per dire che non trovando personale i prezzi non li vogliono alzare ma li alzano…

  8. Gli ho mandato il cv due volte a distanza di 3 mesi, con tutti i requisiti. Nemmeno l’educazione di rispondere “non ci interessi ma grazie “.
    E poi ti lamenti se ricevi “pan per focaccia”??? 😂😂😂

  9. Ennesimo articolo per farsi pubblicità. Lavoro in una realtà ristorativa che impegna le risorse anche nel week end, ma garantisce le 40 ore settimanali con compensi dai 1200-1300-1400 (anche senza esperienza, ma con voglia di imparare) (14a e 13a a parte con 26 giorni di ferie)e abbiamo sempre trovato personale. È giusto che ci sia questo periodo di magra per questi PSEUDO IMPRENDITORI che più che lamentarsi dovrebbero cambiare rotta con l’approccio verso chi gli permette di arricchirsi!

  10. No no ha ragione Libero, la signora soprattutto “la mamma”, tratta male le dipendenti, più volte da cliente ho assistito a scene imbarazzanti.😬

  11. Il lavoro del panettiere ebellussimo e romaantico: si lavora di notte, si dorme di giorno, si esce di casa al buio, si torna e non si puo4vivere con la famiglia … Non è un caso che nei paesi “più avanzati il pane sia ormai industriale o precotto al 100%. Dispiace ma è così. Non si può generalizzare da un caso limite

  12. Una volta non era così i genitori ti mandavano a lavorare e non potevi scegliere e non ti portava no in macchina

  13. Sarebbe curioso capire anche le condizioni contrattuali offerte (orario e compenso) per poter commentare l’articolo in questione. Non avrà alzato a dismisura i prezzi ma quando un trancio di pizza lo si paga quanto una pizza in pizzeria non si può di certo dire che sia a buon mercato.

  14. Bene la chiusura di domenica. Provi a Palazzo Cernezzi dove c’è tanta gente senza, nessuna professionalità’ che sta facendo un lavoro non confacente con le proprie skills. Abbia il coraggio di dichiarare che cosa offre e quanto retribuisce e che orari.

  15. Tutto molto interessante ma chissà come manca sempre l’importo offerto quale compenso in altro modo detto stipendio.
    Quali sono lo stipendio offerto e le ore da fare è…. IMPOSSIBILE DA SAPERE.
    La gente non si fa più sfruttare oppure va in Svizzera.
    I commercianti comaschi hanno da 50 anni moltissimi clienti svizzeri che gli garantiscono margini nettamente superiori a tanti loro colleghi di altre città che non hanno….. è giunto il momento di restituire parte di questa manna ai dipendenti altrimenti chiuderanno tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessarti:

Videolab
Turismo