Trentamila euro in contanti, strumenti di precisione per impiantare microchip e siringhe destinate all’identificazione degli animali. È questo il materiale sequestrato dagli agenti della Policía Nacional spagnola nelle camere di albergo occupate da due cittadini svizzeri a Gran Canaria, ora sospettati di far parte di un’articolata organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di pappagalli e scimmie a rischio di estinzione.
Le ramificazioni dell’inchiesta hanno toccato direttamente anche la Svizzera, estendendosi nella regione di Weinfelden, nel Canton Turgovia. Nello stesso giorno degli arresti spagnoli, gli agenti dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) hanno eseguito perquisizioni mirate in tre diverse proprietà. In contemporanea, dall’altra parte dell’oceano, la polizia federale del Brasile ha rinvenuto numerosi esemplari di uistitì morti, animali imbalsamati e resti ossei appartenenti a diverse specie protette, elementi tutti direttamente riconducibili alla presunta rete criminale.
24 uova nascoste nel reggiseno
A innescare le indagini, circa un anno fa, è stata una cittadina svizzera munita di passaporto diplomatico. Nell’ottobre del 2025, nel corso di un controllo di routine condotto all’aeroporto Galeão di Rio de Janeiro, la donna è stata sorpresa con ben 24 uova di pappagallo appartenenti a specie fortemente minacciate. Per eludere i controlli, le aveva fissate direttamente al proprio corpo servendosi di calze di nylon, occultandone la stragrande maggioranza all’interno del reggiseno (foto tratta dal sito istituzionale del Governo brasiliano: gov.br)
Delle uova sequestrate, tuttavia, soltanto nove sono riuscite a schiudersi, portando alla nascita di altrettanti pulcini. Nonostante fosse stata colta in flagrante durante il trasporto illecito, la donna era stata inizialmente rilasciata. Non si è fermata però la polizia federale brasiliana, che ha deciso di proseguire gli accertamenti nel massimo riserbo, inserendo l’attività investigativa all’interno dell’operazione battezzata Empty Nest, ovvero Nido Vuoto.
Organizzazione attiva da circa 20 anni
Nel corso del monitoraggio, gli investigatori sono riusciti a identificare altri due presunti responsabili di nazionalità svizzera all’interno della struttura criminale: un fornitore e un organizzatore, quest’ultimo con il compito specifico di coordinare l’esportazione clandestina di esemplari di fauna selvatica dal Sud America. L’organizzatore, in particolare, avrebbe effettuato autonomamente 117 viaggi tra il Brasile e l’Europa, trattenendosi quasi sempre per periodi inferiori ai tre giorni.
I due svizzeri verso l’estradizione
A seguito del blitz e dell’arresto avvenuto a Gran Canaria, i due cittadini svizzeri sono comparsi davanti alle autorità giudiziarie competenti per l’avvio delle procedure formali di estradizione. Come confermato dalla Policía Nacional spagnola, le accuse a loro carico comprendono l’associazione a delinquere finalizzata all’organizzazione e al commercio internazionale di specie protette. Diverso, al momento, lo status della donna fermata in Brasile, che non risulta ancora ristretta in carcere.
L’inchiesta, va sottolineato, è tuttora in corso di svolgimento. Dal canto suo, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha confermato alla testata 20 Minuten l’avvenuto arresto di un cittadino svizzero nella località spagnola di Gran Canaria.
