Il Consiglio nazionale ha approvato la mozione per introdurre un pagamento destinato agli automobilisti che attraversano la Confederazione senza fermarsi. L’obiettivo è decongestionare gli assi nord-sud, come il San Gottardo, modulando la tariffa in base al traffico.
La Svizzera si prepara a una possibile rivoluzione della viabilità autostradale. Dopo il via libera degli Stati, anche il Consiglio nazionale ha espresso un sostegno schiacciante (173 voti favorevoli contro 13) alla mozione presentata da Marco Chiesa. Il progetto mira a introdurre una tassa di transito specifica per chi utilizza le infrastrutture elvetiche esclusivamente come “corridoio” di passaggio, senza soggiornare nel Paese.
Come funzionerebbe la nuova tassa di transito?
L’idea alla base della proposta è semplice: colpire chi attraversa la Svizzera “senza una permanenza significativa”. Il sistema ipotizzato si ispira a modelli già esistenti, come la Pedemontana in Italia o i sistemi di rilevamento austriaci.
Attraverso telecamere già presenti ai valichi di frontiera per motivi di sicurezza, le targhe verrebbero registrate all’ingresso (ad esempio a Basilea) e all’uscita (a Chiasso). Se il tempo di percorrenza indica un transito diretto senza soste, scatterebbe la fatturazione.
I punti chiave della tassazione:
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Tariffe variabili: L’importo non sarebbe fisso, ma stabilito in base alla densità del traffico, all’orario e al giorno della settimana.
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Incentivo alla mobilità: L’obiettivo è spingere gli automobilisti a scegliere orari meno congestionati, riducendo le lunghissime colonne che si formano regolarmente durante le festività di Pasqua, Pentecoste e nel periodo estivo.
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Esenzioni: Residenti in Svizzera e turisti che soggiornano nelle strutture ricettive della Confederazione non sarebbero soggetti al pagamento.
Il fronte del “Sì” e le critiche
Il progetto ha raccolto un consenso trasversale che unisce UDC, Centro, PS, Verdi e gran parte dei PLR. Secondo i sostenitori, guidati dal consigliere nazionale ticinese Paolo Pamini, la misura è necessaria per “preservare la fluidità del traffico” e far pagare chi sfrutta le strade nazionali senza portare benefici economici diretti al Paese.
Non mancano però le voci contrarie e le perplessità tecniche:
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I dubbi dei Verdi liberali: Unica forza a opporsi compattamente, temono che la tassa possa essere vista come una discriminazione verso gli stranieri, proprio mentre la Svizzera cerca di stabilizzare i rapporti bilaterali con l’Unione Europea.
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Le riserve del Consiglio federale: Il ministro dei trasporti Albert Rösti ha sollevato dubbi sull’onere amministrativo. Monitorare ogni singolo valico potrebbe essere costoso e complesso, e la definizione di “permanenza significativa” appare ancora troppo imprecisa dal punto di vista giuridico.
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Il fattore Bruxelles: Sebbene la proposta sembri compatibile con l’accordo di libera circolazione, resta l’incognita su come una tale tassa verrebbe accolta dall’UE.
Verso l’attuazione: un percorso ancora lungo
Nonostante l’ampio sostegno parlamentare, la strada politica è appena iniziata. Il dossier è ora passato nelle mani del Consiglio federale, che dovrà valutare le modalità concrete di attuazione e risolvere i nodi logistici legati alla sorveglianza dei confini.
Se il progetto dovesse andare in porto, la Svizzera passerebbe da un sistema basato esclusivamente sulla vignetta autostradale annuale a un modello ibrido più dinamico, capace di gestire attivamente i flussi di traffico sui grandi assi alpini.