Arso dal sole, annichilito dal silenzio. Ha qualcosa di spettrale e cinematografico il relitto infuocato del centro sportivo Belvedere, in via Longoni, le cui sorti magnifiche e progressive prevedevano la nascita di una città nuova: la città del rugby e del pattinaggio, dell’arrampicata e del Gatorade al bar. Di quella città, al momento, si vedono solo rovine di un glorioso passato, al momento. E persino ciò che già è stato realizzato – poco a dire il vero – ha già molte rughe sul volto.

Tra calcinacci, lavandini e rottami abbandonati due ‘opere’ si intuiscono essere effettivamente sorte, benché già affondate nel rischio degrado e comunque nel più totale inutilizzo. La prima coincide con il nuovo manto sintetico del campo da rugby, dove un tempo esisteva il glorioso campo a 11 da calcio (e dove però già spuntano erbacce e arbusti).

E poi la lingua ovale d’asfalto in corrispondenza della vecchia pista di pattinaggio, che pare qualcosa di simile all’ex Route 66 fra strisce di bitume ondulato per il gran caldo e sinistri ciuffi di vegetazione aliena che già lo punteggiano sbucando da sotto. Mancano giusto le balle rotolanti e qualche cactus, per un’immagine più western.

Sono i frutti – il campo ‘finto’ per la palla ovale e il bitume – del primo lotto del maxi progetto per rifare l’intero centro sportivo, quello da 996mila euro. Che, tecnicamente, è concluso, se proprio vogliamo vedere. Il problema è che questi due lampi di cantiere affondano nel disastro attorno. Ovvero, in quei 4,6 milioni del secondo lotto che al momento restano una chimera. E sicuramente non sono diventati realtà. Qualche esempio.

L’annunciata “riqualificazione dell’area occupata dai campi da tennis con realizzazione di un nuovo campo da rugby (prima fase lotto 2)” è lettera morta e quell’area è semplicemente una discarica di materiali inutilizzati;

La realizzazione di “una palestra di arrampicata al posto del campo da calcio esistente (seconda fase lotto 2)” è addirittura utopia, al momento, mentre il rettangolo del ‘fu pallone’ giace in uno stato di rovina e degrado assoluti, suscitando anche lo sdegno dei residenti che incrociamo mentre sbirciamo dalla rete;

Infine, “la riqualificazione e l’ampliamento degli spogliatoi esistenti (seconda fase lotto2)” si scontra con il sinistro abbandono in cui versano le vecchie strutture cadenti, mentre “la sistemazione dei percorsi di distribuzione, dei parcheggi e delle aree verdi (seconda fase lotto 2)” è semplicemente una fantasia.
Ma perché questo scandalo a cielo aperto?
Perché il 26 novembre 2025 è piombata sul progetto e sul Comune di Como la mazzata dall’Autorità nazionale anticorruzione. Autorità che – citiamo testualmente dalle sue pagine – ha parlato di “Affidamento illegittimo del Centro rugby. La società non poteva avere la concessione” dall’amministrazione. Roba da far tremare i polsi, oggettivamente, per l’esito dell’intera ‘operazione Belvedere’. E infatti, da quel momento, i polsi sono rimasti bloccati: e il centro sportivo è scivolato in un tempo cristallizzato e immobile, dal futuro indefinito.
Il 7 aprile scorso, interpellato direttamente sulla questione, il sindaco di Como Alessandro Rapinese disse: “Non ci sono interruzioni nei lavori, se in questo momento non si vedono uomini all’opera è perché siamo in una fase documentale, ovvero si stanno eseguendo alcuni passaggi formali necessari ma ripeto non c’è nessuno stop al cantiere. E per quanto ne posso sapere io – a oggi – non ci sono rischi di perdere fondi Pnrr”.
Già, il Pnrr: motore essenziale per questo progettone (finora) sfortunato e per molti altri in Italia. E motore che, dal 30 giugno scorso, si è ufficialmente spento. Ora è il tempo dei bilanci in tutta Italia. Per ora, a Como, quello relativo a via Longoni, è un mistero poco allegro.