Dopo il pasticciaccio brutto di viale Geno, con il bando per la concessione del lido criticato da più parti per tempistiche e modalità (ne abbiamo parlato un paio di settimane fa dando voce all’architetto Hajime Miyajima) tocca ora al Cube, il locale di viale Rosselli che aspetta da oltre un anno un nuovo gestore.
Lido di viale Geno, l’architetto Miyajima: “Ritirate quel bando”. E il Comune sposta i termini
Dopo un primo bando a inizio anno, fallito a causa dell’offerta insoddisfacente dell’unica società partecipante, il secondo, scaduto il 29 luglio, è stato un flop quasi annunciato: nessuna proposta pervenuta in quel di palazzo Cernezzi nonostante il canone richiesto fosse stato notevolmente ridotto proprio per attirare i potenziali interessati passando da 91.500 euro annui a 69.938.
Ma come mai, in una città turistica e affamata di movida (si veda il boom dei locali in piazza Volta, tanto per fare un esempio) un locale sempre molto frequentato, a due passi dal lago e con un giardino esterno (merce rara e preziosa in tempi di Covid) non interessa a nessuno?

A raccontarcelo è Flavio Tortora, proprietario della pizzeria Barbarossa in centro storico e già sfortunato partecipante (e vincitore ancora in attesa delle chiavi) di un altro celebre pasticcio alla comasca, quello per la gestione della pizzeria In Centro in via Cesare Cantù.
“Anche in questo bando, esattamente come per quello di viale Geno, i tempi tra possibilità di visionare il locale, obbligatoria per poter presentare un’offerta, e la scadenza del bando erano strettissimi (il bando è stato pubblicato il 26 giugno e l’immobile era visitabile dal 2 luglio con scadenza della presentazione delle offerte il 29 Ndr) ma quando siamo riusciti ad andare a vederlo ci siamo accorti che l’incaricato del Comune che avrebbe dovuto mostrarci la struttura ne sapeva meno di noi – racconta – non sapeva ad esempio dell’esistenza di un piano superiore né di quella della tabaccheria attigua e nei documenti forniti non c’era neanche l’agibilità”.
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Ma, come anche nel caso del lido di viale Geno, ad impressionare i visitatori sono state soprattutto le condizioni dell’immobile: “Il locale versa in condizioni spaventose, con muffa sui muri fino all’altezza di due metri – spiega Tortora – in quella zona c’è un problema di risalita dell’acqua dal sottosuolo a causa della vicinanza del lago ma le pompe che dovrebbero tenere sotto controllo la situazione non funzionano, visto che probabilmente la fornitura di energia elettrica è stata interrotta quando il vecchio gestore se ne è andato”.
Costi di ristrutturazione a carico del gestore decisamente alti e, di contro, una concessione di sei anni che, come riporta il bando, “potrà essere rinnovata per ulteriori sei anni previa rideterminazione del canone”. Una spada di Damocle a cui nessuno, evidentemente, ha avuto il coraggio di sottostare: “Un canone del genere con la possibilità di un aumento dopo 6 anni è un’incognita che rende impensabile affrontare l’investimento necessario per sistemare questo locale – dice – a questo punto tanto vale rivolgersi a un privato con cui si può negoziare il contratto in base allo stato dell’immobile”.
E così, mentre il suo giardino, senza neppure un cancello, si sta trasformando pian piano in una discarica e “artisti” improvvisati lasciano la loro firma sui suoi muri, il Cube rimane in attesa di una nuova – si spera definitiva – asta perché, si sa, non c’è due senza tre.
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