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Via Milano (bassa), il commercio storico denuncia: “Siamo periferia in pieno centro”

Il cambiamento di Via Milano è un tema ricorrente nella mitologia urbana della città, la cui narrazione si concentra prevalentemente sulla parte alta della strada, su quella che molti considerano una kasbah.

Anche il passante più distratto avrà però notato che la trasformazione della via da tempo si sta estendendo anche alla sua parte più bassa – da San Bartolomeo in giù – con i negozi di telefonia o articoli per la casa a poco che gradualmente sostituiscono antiche attività.


“Un tempo ci si poteva vestire di tutto punto in Via Milano. C’era ogni cosa – racconta Daniela della Cappelleria Rossini – da qualche anno le cose sono cambiate. Non esiste più il ceto medio. Un tempo c’era un gusto e uno stile che oggi non esiste più. Chiude un negozio di scarpe e ne apre uno di elettronica”.

Mirella Tironi

A pochi metri, nella Casa del Bottone, una merceria storica della città, dimora pessimismo nero. “Nulla si può fare. Oggi c’è un altro tipo di clientela. Si fanno spedire tutto a casa – racconta Mirella Tironi, spiegando che ormai le clienti abituali sono sempre meno – il prossimo anno abbiamo intenzione di chiudere. Chissà chi prende il nostro posto”.

“I cambiamenti sono necessari – spiega Massimo, che fa eco alla madre, dando voce alla sensazione di molti commercianti di star gradualmente diventando periferia – non possiamo farci nulla. Da Porta Torre in su siamo terra di nessuno”.

Lelo Urzi, gestore della gastronomia Il Tagliere con un passato nelle telecomunicazioni, ha aperto da un anno e mezzo. Nonostante si dica ottimista: “la sfida durante i primi anni di attività è grande. Sarebbe d’aiuto avere un po’ più di attenzione dal Comune per quanto riguarda eventi e illuminazione”.

Visti i disagi al traffico degli ultimi fine settimana, in corrispondenza del weekend dell’Immacolata, in Consiglio comunale si era valutata l’opzione di chiudere Via Milano bassa durante i grandi eventi, favorendo il passaggio pedonale e quindi, in teoria, il traffico di clienti.

Gianluca Ghelfi

“La chiusura rischia di desertificare la via – spiega Gianluca Ghelfi, della maglieria omonima aperta dal 1956 – È meglio avere persone imbottigliate in strada. Almeno guardano le vetrine. Piuttosto si estenda la Città dei Balocchi fino a qui, facendo arrivare le navette davanti a San Bartolomeo e poi convogliare il flusso di persone a piedi verso Porta Torre”.

 Il pezzo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

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