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Attualità

Villa Olmo horror story: muffe, croste, transenne e persino i writers si mangiano il sogno firmato Cariplo

Nebbiolina che sale dal lago, cielo segnato da pioggia fine, una coppia di innamorati che passeggia. In un pomeriggio di febbraio, è un attimo pensare che, non appena scenderà il buio (che nel parco è totale), dalla sagoma spettrale di Villa Olmo possa uscire un mostro pronto ad attaccare i fidanzatini. Perché è così: la dimora un tempo vanto di Como oggi appare come una strega minacciosa e trasandata.

La facciata, malgrado i lavori di ristrutturazione eseguiti soltanto un paio di anni fa, si scrosta già che è un “piacere” (e i bene informati a Palazzo Cernezzi paventano una contestazione contro la ditta che ha eseguito i lavori). Attorno, l’edificio è ancora circondato da orride transenne: vietato avvicinarsi, cadono pezzi di cornicione. L’umidità in alcuni angoli la fa da padrona e mangia tutto e come non fosse abbastanza, ora a dare il colpo di grazia sono arrivati persino i writer a imbrattare un lato del ristorante (rigorosamente spoglio e inutilizzato). Una vergogna.

Eppure, sulla rinascita del gioiello ha creduto Fondazione Cariplo che nel lontano 2014 concesse 5 milioni di euro al Comune di Como per il progetto “Tra ville e giardini del Lago di Como”. Doveva essere completato entro marzo 2019, siamo già arrivati alla proroga fino a marzo 2022 per i clamorosi ritardi accumulati.

Ora a quel traguardo manca un anno esatto, poi il Comune sarà chiamato o a fissare l’inaugurazione del gioiello risorto oppure a restituire i soldi che non ha saputo o potuto utilizzare. Scenario apocalittico. Ma che cosa doveva essere fatto in questi anni?

Oltre al restauro e alla riqualificazione della villa (facciata, primo piano, abbattimento delle barriere architettoniche e realizzazione di un ascensore), lavori al Casino Nord e Sud, alle statue nel parco, creazione di un orto botanico e recupero delle serre. Un programmone di cui, finora, si è visto ben poco mentre il degrado avanza.

“Ci stiamo muovendo – ribatte l’assessore ai Lavori Pubblici Pierangelo Gervasoni – dall’inizio dell’anno gli uffici stanno lavorando perché il compendio per noi è importantissimo”. A spiegare concretamente la situazione è il dirigente di settore, Giuseppe Ruffo: “E’ in chiusura la procedura per il progetto esecutivo delle serre e a breve il settore competente si occuperà di appaltare i lavori mentre per la villa stiamo studiando la procedura per l’affidamento dell’incarico per la progettazione preliminare. Quello che intendiamo fare è intervenire complessivamente, articolando gli interventi in lotti funzionali. Porteremo un impulso concreto per le parti mancanti e rendiconteremo alla Fondazione quanto fatto”.

Critica sulla situazione è Patrizia Lissi, consigliera Pd in prima linea durante il mandato Lucini. “Questo modo di comportarsi non è rispettoso né dei comaschi né di Fondazione Cariplo – ha commentato Lissi – tra un anno scadrà la proroga concessa per utilizzare i 5 milioni di euro e terminare il progetto ma è ancora tutto fermo: le serre e i fiori, i lavori all’interno della villa, il piano di gestione che da noi era già stato in larga parte impostato con altri enti del territorio. I soldi non cadono dal cielo, la giunta Lucini aveva messo impegno e lavoro in questo progetto, per far diventare Villa Olmo motore della cultura di Como ma dopo di noi non è mai stato acceso”.

Fondazione: ancora nulla, ma Butti stoppa i “trombati”

Il destino della (futura) nuova Villa Olmo è legato anche alla Fondazione che verrà creata per la sua gestione: pubblico-privata, come ampiamente annunciato, e che dovrebbe guidare il compendio verso una nuova luce valorizzandolo e cercando di renderlo attrattivo per “farlo rendere” economicamente. Come saranno gli interni della villa, ancora è un mistero. Unica certezza sarà il ticket all’ingresso, per le mostre e per visitare le stanze del compendio una volta riqualificato e rigenerato.

Sulla Fondazione stessa, riferisce l’assessore Marco Butti, “stiamo ancora lavorando. Stiamo facendo riflessioni e approfondimenti legati anche al post-pandemia. A nuove modalità di vita negli spazi aperti e scenari che il compendio può offrire. Siamo in costante aggiornamento con Regione Lombardia e Camera di Commercio ma è un tema estremamente delicato e legato anche ai lavori stessi”.

Sui privati da coinvolgere nella Fondazione, la strada pare ancora lunga. “Saremmo partiti lo scorso anno con dei roadshow rivolti ai privati – spiega Butti – ma a causa della pandemia abbiamo dovuto interrompere la fase di ascolto e coinvolgimento. Ora, chi può è impegnato ad affrontare la ripresa rispetto a progetti alternativi”.

Per quanto concerne la figura del direttore della Fondazione, invece, ci state pensando? “Dovrà essere una persona non trombata dalla politica (a domanda, non fa nomi, Ndr) ma preparata e capace di far viaggiare la Fondazione – conclude Butti – avrà la grande responsabilità di gestire e promuovere il compendio, attrarre risorse e farlo funzionare. Un manager a tutto tondo con molteplici competenze”.

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