Mentre il dibattito pubblico si è concentrato per mesi sulla vendita di asset immobiliari e sul futuro del marchio, la realtà sociale della Cooperativa Melavì precipita in una crisi umana senza precedenti. Al centro della tempesta ci sono i 13 lavoratori rimasti, oggi ufficialmente licenziati ma intrappolati in un “limbo” burocratico ed economico che impedisce loro persino l’accesso ai sostegni per la disoccupazione.
Cronaca di un epilogo drammatico
Il 31 dicembre scorso ha segnato la parola “fine” per le attività della storica cooperativa valtellinese. Dopo l’avvio del concordato semplificato nell’aprile 2025, i dipendenti – già reduci da un periodo di Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS) – sono stati raggiunti da una procedura di licenziamento collettivo.
Tuttavia, quello che doveva essere un percorso di uscita dignitoso si è trasformato in un labirinto di ritardi e promesse mancate. Le sigle sindacali Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil denunciano un muro di gomma eretto dall’azienda, che avrebbe delegato le relazioni industriali esclusivamente a consulenti esterni, rendendo impossibile un confronto diretto.
Il “Paradosso del preavviso”: lavoratori senza reddito
La situazione denunciata dai rappresentanti sindacali Valter Rossi, Chiara Casello e Andrea Farinelli presenta contorni paradossali che colpiscono duramente il bilancio familiare dei 13 ex dipendenti:
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Blocco della NASpI: l’azienda ha inserito l’indennità di preavviso nelle lettere di licenziamento. Per legge, questo “congela” l’erogazione della disoccupazione (NASpI) per un periodo equivalente.
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Mancati pagamenti: nonostante l’impegno formale, il preavviso e le spettanze arretrate non sono ancora stati liquidati.
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CIGS sospesa: a causa della mancata trasmissione dei dati telematici all’INPS da parte di Melavì, i lavoratori non hanno ancora percepito nemmeno l’ultima mensilità della Cassa Integrazione di dicembre.
“È inaccettabile che chi ha costruito il valore di Melavì si trovi oggi scoperto nei pagamenti e senza risposte sulle tempistiche”, dichiarano congiuntamente i sindacati.
Le richieste dei sindacati: rischio liquidazione lunga
Il timore delle organizzazioni sindacali è che, senza un intervento immediato, le somme dovute ai lavoratori finiscano nel calderone della procedura di liquidazione legata al concordato. Questo significherebbe dilatare i tempi di attesa di mesi, se non anni, rendendo vane le rassicurazioni fornite finora.
I punti chiave della mobilitazione:
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Invio immediato dei flussi INPS: sbloccare subito la CIGS di dicembre.
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Cronoprogramma certo: definire date per il pagamento del preavviso e del TFR.
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Responsabilità sociale: spostare l’attenzione dalla vendita di terreni e immobili alla dignità delle persone.
Un marchio storico non si salva senza le persone
La vicenda Melavì – un tempo azienda simbolo della Valtellina – non è solo una questione di bilanci o di loghi da ricollocare sul mercato. E’ il racconto di un’eccellenza territoriale che rischia di chiudere i battenti mettendo in gravissima difficoltà chi l’ha resa grande. La richiesta di chiarezza e responsabilità è ora rivolta non solo alla Cooperativa, ma anche ai professionisti che gestiscono il delicato concordato semplificato.