Accolto il ricorso del Comune: la Soprintendenza dovrà riaprire la procedura e coinvolgere l’amministrazione comunale. Resta aperto il confronto sul futuro degli alberi e sul valore storico del viale
Si riapre la partita sul futuro dei ciliegi di via XX Settembre. Il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha accolto il ricorso del Comune contro la decisione che aveva modificato il precedente via libera al progetto di riqualificazione del viale, imponendo di conservare gli alberi ancora recuperabili e di sostituire soltanto quelli considerati irrecuperabili. La sentenza, pubblicata il 29 ottobre 2026, non stabilisce che tutti i ciliegi debbano essere abbattuti, né autorizza automaticamente il progetto originario. Chiede invece di ripartire con una nuova procedura, nella quale il Comune dovrà essere coinvolto e potrà presentare le proprie ragioni e la documentazione in suo possesso.

Il progetto: sostituire 42 ciliegi con alberi di pero
Al centro della controversia c’è il progetto comunale che prevede l’abbattimento di 42 ciliegi presenti lungo via XX Settembre e la loro sostituzione con alberi di pero. La proposta nasce da una valutazione agronomica secondo cui le piante presenterebbero diffuse condizioni di sofferenza, con crescita ridotta e problemi che ne comprometterebbero le funzioni ambientali e paesaggistiche. Secondo la relazione, 31 alberi, pari a circa il 70% del totale, si troverebbero in condizioni fitosanitarie medio-gravi. Nel corso degli anni, inoltre, alcuni esemplari sarebbero già morti, lasciando spazi vuoti lungo il viale.
Su queste basi era arrivata una prima autorizzazione al progetto. La situazione è cambiata quando, dopo l’intervento di un comitato di cittadini contrario al taglio, sono stati raccolti documenti e testimonianze storiche sul ruolo dei ciliegi nel paesaggio urbano.
Il valore storico dei ciliegi divide Comune e cittadini
La documentazione presentata dai residenti ha ricostruito la presenza dei ciliegi lungo la strada a partire dal 1947, attribuendo agli alberi anche un significato simbolico legato alla pacificazione e alla rinascita dopo la guerra. Il Comune ha contestato questa ricostruzione, sostenendo che la piantumazione sarebbe avvenuta nel 1957. Secondo la versione comunale, i ciliegi sarebbero stati scelti durante i lavori di sistemazione dei marciapiedi, anche per contenere i costi rispetto ad altre essenze inizialmente previste.
Per i cittadini che si oppongono all’abbattimento, tuttavia, la questione non riguarda soltanto la data esatta della piantumazione. Gli alberi rappresentano una presenza familiare nel quartiere e una parte della sua storia, maturata nel corso di diversi decenni. Alla luce dei materiali raccolti, la Soprintendenza aveva modificato la propria precedente autorizzazione, stabilendo che venissero rimossi soltanto i ciliegi effettivamente irrecuperabili. Gli altri avrebbero dovuto essere mantenuti e curati, mentre le nuove piante avrebbero dovuto appartenere alla stessa varietà dei ciliegi esistenti.
Perché il Tar ha dato ragione al Comune
La decisione del tribunale riguarda soprattutto il modo in cui è stata presa la scelta di modificare l’autorizzazione. Secondo i giudici, prima di adottare una decisione con conseguenze dirette sul progetto comunale, la Soprintendenza avrebbe dovuto coinvolgere il Comune, consentendogli di conoscere e discutere gli elementi raccolti e di presentare le proprie osservazioni. Il confronto tecnico promosso dalla Regione Lombardia, al quale il Comune era stato invitato ma non aveva partecipato, non è stato ritenuto sufficiente a sostituire questo passaggio. Si trattava infatti di un tentativo di trovare un accordo tra le parti, distinto dalla procedura attraverso cui era stata modificata l’autorizzazione.
Per il tribunale, proprio perché la decisione comportava valutazioni e scelte non automatiche, era necessario permettere anche all’amministrazione comunale di contribuire alla ricostruzione dei fatti prima di arrivare a una conclusione.
La vicenda riparte, ma il destino degli alberi resta da decidere
Con la sentenza, il tribunale ha annullato la decisione contestata e ha chiesto di riavviare la procedura coinvolgendo il Comune. È questo il punto centrale del pronunciamento: non una vittoria definitiva del progetto di abbattimento, ma la necessità di riesaminare la questione attraverso un confronto corretto tra le amministrazioni interessate. Il futuro dei ciliegi di via XX Settembre resta quindi legato ai prossimi passaggi. Da una parte ci sono le condizioni di salute delle piante e le esigenze di riqualificazione della strada; dall’altra, il valore che una parte della cittadinanza attribuisce a un viale considerato un elemento riconoscibile della memoria urbana.
La nuova fase dovrà tenere conto delle diverse posizioni e degli elementi disponibili. Solo al termine del procedimento sarà possibile capire quale soluzione verrà adottata per gli alberi e per il futuro di via XX Settembre.
Il Comitato dei Ciliegi
Ecco quanto fanno sapere in una nota:
Il TAR ha riconosciuto un vizio di forma: la Soprintendenza non ha coinvolto il Comune secondo l’iter previsto dalla legge. Questo vizio non incide sul merito della vicenda perché sul valore dei ciliegi e sulla loro tutela la sentenza nulla dice e il merito resta intatto.
Resta paradossale che il sindaco Rapinese, che ha fatto del non dialogo la propria cifra politica, oggi si dica vittima della mancanza di confronto, lui che ai cittadini scesi in strada per mesi a difendere i loro ciliegi, simbolo di identità e memoria viva del quartiere, non ha mai risposto: né alle PEC, né alle raccolte firme, né alle manifestazioni. Al tavolo tecnico della Regione non si è presentato seppur invitato.
Senza chance nel merito, si è aggrappato a un cavillo per proseguire una battaglia personale. Ora la Soprintendenza faccia le convocazioni di rito e si chiuda questa triste vicenda che ha solo confermato come tra le priorità del sindaco Rapinese non ci sia l’interesse dei comaschi.
Teresa Minniti- Giorgia Merlini-Sergio Gaddi
