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Attualità, Cronaca

Erba, sgominata la banda dei fratelli pusher: fuga a piedi nudi sui tetti. Poi le manette

Sgominata la banda spacciatori di cocaina a Erba. Una storia ben articolata. Nel pomeriggio di ieri, 18 maggio, le pattuglie della Squadra Mobile della Questura di Como si sono messe alla ricerca dell’ultimo dei fratelli, rimasto libero, e lo hanno arrestato aSolaro (MI), alla guida di una della tante macchine a disposizione del sodalizio, al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Como.

Con ordine, le indagini sono cominciate a febbraio quando, partendo da approfondimenti della Sezione Antidroga della Squadra Mobile, i poliziotti avevano sequestrato piccole dosi di stupefacente ad alcuni acquirenti, tutti nel territorio di Erba  e tutti collegati a un unico gruppo di spacciatori. In poco tempo, gli agenti si sono messi sulle tracce del gruppo di pusher e sono riusciti a delinearne ruoli, modus operandi raccogliendo prove. Il gruppo si componeva di quattro personaggi principali, i tre fratelli, 34, 30 e 28 anni e un quarto complice 20enne. Tutti cittadini marocchini e irregolari sul territorio nazionale, tutti (tranne il 34enne il più grande, per la prima volta in Italia) con precedenti di polizia. Avevano messo in piedi una spericolata attività di spaccio nel territorio tra Erba appunto e dintorni.

Spiegano dalla questura: “Avevano a disposizione telefoni intestati a prestanome così come macchine a noleggio o di proprietà di terze persone. Tutto il giorno, e fino a tarda sera, organizzati in turni e quasi sempre in coppia, giravano in lungo e in largo la zona dell’erbese, incontrando gli acquirenti per strada, riuscendo a compiere decine di cessioni al giorno. Sempre molti accorti all’eventuale presenza di Forze di polizia intorno a loro e disposti alla fuga a ogni costo, nascondevano in un bosco la droga invenduta a fine giornata”.

I ruoli erano ben definiti: il fratello più grande, chiamato sempre ossequiosamente dai sodali con il soprannome di “figlio del pellegrino”, si occupava della gestione dello stupefacente, del taglio e del confezionamento; Gli altri due acquistavano e vendevano la cocaina, in coppia o da soli, oppure aiutati dal giovane dal 20enne.

Racconta ancora la polizia: “Per corroborare i riscontri già effettuati nelle prime fasi delle indagini, i poliziotti hanno seguito le mosse degli spacciatori, oltre che con l’attività di intercettazione anche con servizi specifici di osservazione e sequestri. Gli affari andavano talmente bene che uno di loro, una mattina di marzo, mentre era da solo sull’auto, dopo l’ennesima vendita, affermava in arabo, quasi incredulo, fra sé e sé: “Si guadagna bene con la bianca”.

Al termine dell’indagine, durata circa due mesi, “proprio quest’ultimo, la settimana scorsa, aveva espresso il desiderio di tornare in Marocco in pochi giorni. A quel punto, su autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria, che coordina le indagini, i poliziotti della Squadra Mobile di Como hanno nell’arco di pochissime ore i fermi di indiziati di delittonei confronti dei quattro soggetti, per impedire la partenza dello stesso”.

Così, all’alba della mattina di venerdì scorso, 13.maggio, gli agenti sono andati nelle due case riconosciute come “dimore degli indagati”. Una a Canzo dove è stato trovato e fermato il quarto complice e una a Proserpio, dove invece si trovavano due dei tre fratelli. Quest’ultimo appartamento era peraltro utilizzato base operativa del gruppo. I poliziotti sono arrivati in forze circondando la casa. Così mentre cercavano di aprire la porta di ferro chiusa a chiave, i tre sono scappati sul tetto passando da un buco nel controsoffitto. “Una via di fuga evidentemente preparata proprio in caso di blitz delle Forze dell’ordine” evidenzia la polizia. Gli agenti hanno così forzato velocemente d’ingresso e raggiunto il tetto vedendo quindi i tre in fuga, scalzi, che saltavano da un tetto a un altro “Proprio in quel momento, uno di loro emetteva un urlo di dolore come si fosse ferito”. Peraltro cercando “di impedire la fuga un operatore della Squadra Mobile cadeva dal tetto dell’abitazione e si procurava contusioni multiple ed una frattura vertebrale. Immediatamente, gli agenti si sono messi in caccia dei fuggitivi che, però, erano già entrati nel fitto bosco di Proserpio, vicino alle abitazioni del piccolo paese”.

Sono così scattate “ricerche incessanti, anche con l’ausilio dell’unità cinofila antidroga della Polizia di Stato della Questura di Milano” che hanno portato “poco dopo all’individuazione di uno dei fuggitivi ferito al piede da un profondo taglio causato dalla fuga precipitosa a piedi nudi”. Così dopo le perquisizioni nelle due case sono stati sequestrati “circa 20mila euro in contanti e i documenti dei fuggitivi”. Poi, martedì 17 maggio, il Gip del tribunale di Como ha emesso le misure cautelari in carcere a carico dei due fuggitivi. Poi gli agenti dell’Antidroga si sono messi “alla ricerca degli indagati e ne hanno intercettato uno mentre era con un altro marocchino irregolare, a bordo di un auto, a Erba, con addosso circa 50 grammi di cocaina divisa in dosi e 1.000 euro in contanti. Mentre al primo, quindi, veniva notificata l’esecuzione della misura cautelare, il secondo veniva tratto in arresto in stato di flagranza”.

All’appello dunque mancava l’ultimo componente  della banda. “La Sezione Antidroga, con un ultimo sforzo info-investigativo, riusciva a scoprire quale fosse la nuova macchina a lui in uso e si metteva alla ricerca dell’indagato. Nelle prime ore del pomeriggio di ieri, 18 maggio, è stata individuata l’auto ferma a Solaro (MI), davanti al Parco delle Groane e, pochi minuti dopo, appariva l’indagato. dalla fitta boscaglia. Appena entrato in macchina, non aveva il tempo neanche di metterla in moto perché intervenivano sei poliziotti su di lui. Il soggetto tentava in tutti modi un’ultima fuga ma, nonostante il lieve ferimento di due agenti, veniva prontamente messo in sicurezza. Al termine degli adempimenti di rito l’indagato, a cui veniva notificata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, veniva portato alla casa Circondariale del Bassone (CO), fatto salvo il principio della presunzione d’innocenza degli indagati che, nel caso degli altri, fermati o arrestati nei giorni precedenti, già posti davanti al giudice, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e, pertanto, sono tuttora in carcere in regime di custodia cautelare”.

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