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Attualità, Cultura e Spettacolo, Turismo

Ville, chiese, borghi e anche un centro spaziale: i tesori comaschi da scoprire con le Giornate Fai. Il 25 e 26 marzo

Le Giornate FAI di primavera sono animate e promosse dalle delegazioni di tutta Italia, che anche per quest’edizione sono stati individuati itinerari tematici e aperture speciali che permetteranno di scoprire luoghi insoliti e straordinari in tutto il Paese. Un weekend unico, a sostegno della campagna di raccolta fondi del FAI – Fondo Ambiente Italiano. Le Giornate FAI di Primavera costituiscono il più importante evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese con l’apertura eccezionale di oltre 750 luoghi inaccessibili o poco noti.

LA GALLERY DEI TESORI COMASCHI (sfoglia con frecce laterali):

Stefano Moscatelli, capo delegazione FAI di Como commenta: Le Giornate FAI di Primavera del 2023 rappresentano il simbolo di una vocazione collettiva che anima l’Italia, con lo scopo di valorizzare il patrimonio nazionale, un’occasione unica di promozione dei tesori del nostro territorio. Il titolo che abbiamo scelto per le giornate a Como “Dalle Alpi alla Brianza, dalla Terra al Cielo”, vuole sottolineare l’ampio ventaglio di possibilità offerto ai nostri visitatori: beni distribuiti “orizzontalmente” su un vasto territorio che dall’alto lago arriva alla bassa comasca, ma anche luoghi che si sviluppano “verticalmente”, dal livello sotterraneo fino a quelli rivolti verso il cielo. Luoghi che per la prima volta vengono aperti al pubblico, grazie alla schiera di instancabili volontari della Delegazione FAI di Como e del FAI Giovani di Como ed un numero incredibile apprendisti ciceroni. Siamo felici di ritrovarci ad accompagnare gli italiani lungo i percorsi espressamente ideati per l’occasione, con l’obiettivo di trasferire il nostro entusiasmo ai visitatori, nella scoperta di luoghi inediti e straordinari che caratterizzano il nostro panorama”.

L’ELENCO DELLE APERTURE DELLA DELEGAZIONE FAI DI COMO

Alserio – Villa Cramer Località Tassera

Villa Cramer si trova nella località di Tassera, nel comune di Alserio, in prossimità dell’omonimo lago su cui si affaccia. Questa zona è conosciuta in particolare per la battaglia tra Federico Barbarossa e le truppe di Milano che lo sconfissero nel 1160. L’intera area era un tempo di proprietà dell’ospedale maggiore di Milano che la utilizzava per l’approvvigionamento di ghiaccio dal lago di Alserio.

La villa è anche conosciuta come Villa Tassera, dalla località in cui si trova, e come Villa Adelaide: Francesco Basevi, ricco commerciante e avo degli attuali proprietari, l’acquistò nella seconda metà dell’Ottocento per donarla alla moglie, Adelaide Giannini, da cui prese il nome. Nel periodo della “Belle Époque” la villa fu protagonista di una vivace mondanità con ospiti illustri, dal Kadewe d’Egitto, ospite di Basevi durante il suo esilio in Italia, a Umberto I e Vittorio Emanuele III, futuro re d’Italia, che soggiornarono alla villa. Una curiosità che avremo modo di vedere è proprio il menu originale della colazione offerta ad Umberto I, tuttora conservata tra le memorie di famiglia.

L’architetto che ha progettato l’edificio è Luigi Chierichetti, già attivo a Besana con Villa Ulrich e a Vedano al Lambro con Villa Litta. La costruzione è ispirata allo stile Tudor che riprende le case del seicento inglese con tetti alti e spioventi e le tipiche finestre sporgenti dette “bow windows”. Caratteristica è la pianta ad H con una struttura centrale a cui si appoggiano due edifici rettangolari. La cappella di famiglia è ispirata invece a un gusto neogotico, con una peculiare pianta rotonda e molto interessanti sono anche le scuderie, costruite a forma di ferro di cavallo.

Inizieremo la nostra visita all’entrata del parco privato della villa, fermandoci alla cappella privata dedicata a Santa Maria della Neve per poi raggiungere la villa con una breve passeggiata nel parco, dove potremo ammirarne le specie botaniche secolari tra cui un magnifico cedro del libano. Lungo il percorso non mancheranno suggestivi scorci di paesaggio che si affacciano sul lago di Alserio. Di fronte alla villa ci soffermeremo sulla sua peculiare architettura in stile Tudor per poi visitare alcune delle sale private tra ricordi di famiglia, curiose collezioni private, eleganti affreschi floreali e stucchi che, insieme agli arredamenti, si ispirano allo stile Umbertino. Dopo il giardino d’inverno ci fermeremo per apprezzare il paesaggio sul lago per poi concludere la nostra passeggiata con le scuderie.

Visita a cura di: apprendisti Ciceroni IIS “Jean Monnet” di Mariano Comense, Liceo Statale “Carlo Porta” di Erba Visita con i proprietari della villa – Iniziativa speciale – La visita della villa sarà accompagnata dal proprietari, che racconteranno alcuni aneddoti relativi alla storia del luogo e della famiglia.

Sabato 25 marzo – Domenica 26 marzo

VISITA SU PRENOTAZIONE

Visita di 60’ per gruppi di 20/25 persone

Dalle 10:00 alle 17:30 – ultima visita ore 16:30

Turni di visita ogni 20’

Brienno – Galleria Mina e Chiesa della Madonna dell’Immacolata

In occasione delle Giornate FAI ci troviamo a Brienno borgo che sorge sulla sponda occidentale del lago di Como, alle sue spalle l’Alpe Comana e il monte di Binate, di fronte sulla riva opposta del lago il paese di Nesso. Brienno conserva intatte le sue origini di borgo medioevale con case in pietra fondate nell’acqua, strette viuzze che a fatica separano gli edifici, suggestivi portici, scalinate e sottopassi, fanno di questo luogo un autentico gioiello. Le origini del borgo di Brienno non sono certe. Il ritrovamento nel secolo scorso di reperti, come per esempio un monile paleocristiano, confermano l’antichità dei primi insediamenti stabiliti nella zona. La sua antica origine è confermata anche da lapidi romane rinvenute nel borgo. Per le prime fonti scritte bisogna attendere fino al X secolo e notizie diffuse le si legge negli Statuti di Como del 1335 quando il paese è obbligato alla manutenzione del tratto della via Regina che passava da Brienno come da molti paesi del lago. Negli antichi testi viene citato anche un castello presente sul territorio e questo fa pensare che anche Brienno faceva parte del complesso sistema fortificato lariano. Un ultimo curioso appunto. Una radicata tradizione, sostenuta da alcuni storici lariani, narra di una sosta notturna del Barbarossa a Brienno dopo la cocente sconfitta di Legnano (1176). Si dice che qui si ubriacò in modo indecente. Uscendo dalla taverna inciampò in un gradino battendo il capo e perdendo un dente. La “preziosa” reliquia fu conservata in una teca nella parrocchiale fino al 1937 quando il vescovo di Como decise di sbarazzarsi di tutto ciò che non attestava sicura santità.

Mausoleo Comitti. La struttura che ci troviamo di fronte è un mausoleo voluto da Luigi Fedele Comitti per celebrare la figura del padre Onorato Ferdinando Comitti (1819-1887). Luigi, nato a Brienno nel 1851 sarebbe emigrato appena quattordicenne a Londra per affiancare il padre nella bottega di famiglia specializzata nella fabbricazione di termometri, barometri e orologi artigianali di altissima qualità e precisione. A Londra, attorno al 1900, il nome di Comitti compare come titolare di alcuni brevetti relativi a termometri ad uso clinico-medicale: tra i vari prodotti la O. Comitti & Son aveva, infatti, lanciato sul mercato due semplici, ma  ingegnosi termometri a mercurio “a minimo” e “a massimo”, capaci ovvero di registrare la massima o minima espansione del mercurio in un determinato lasso di tempo servendosi di un apposito cilindro in  ferro o smalto.  Sarà proprio dalla capitale britannica che nel 1893 — anno in cui risulta, peraltro, registrato ufficialmente il marchio della società — Luigi Fedele Comitti avrebbe incaricato l’allora parroco del paese di presentare il progetto e di occuparsi delle pratiche burocratiche necessarie alla costruzione del monumento che avrebbe accolto le  sue spoglie e quelle di familiari e discendenti. La struttura che osserviamo fu progettata da Luca Beltrami tra il 1888 e il 1893 in stile eclettico come andava di moda alla fine dell’ottocento. Il mausoleo Comitti si presenta severo e slanciato, sormontato da una cupola poggiante su un tamburo poligonale. L’accesso è caratterizzato da un protiro sorretto da due colonne monolite in marmo verde poggianti su basamento di granito. Le colonne presentano due capitelli che richiamano lo stile bizantino (pulvino traforato con simbologie paleocristiane). Sopra la targa con il nome di Comitti osserviamo una lunetta realizzata a mosaico raffigurante il Cristo Pantocratore.  Più in alto impreziosisce il protiro un quadrilobo con al centro le iniziali di Cristo in alfabeto greco. All’interno troneggia il maestoso sarcofago in cui riposano le salme di Comitti e della moglie attorniato lungo le pareti da lapidi e da una vetrata policroma realizzata con legatura a piombo.«Nella  quiete alpestre del luogo natio in questo sepolcreto da lui eretto riposa in pace Luigi Comitti, figura onesta  di forte lavoratore che visse per la famiglia, beneficò il prossimo, tenne fede alla religione – a vita il suo  spirito riposa nel Signore» recita l’epitaffio. Il mausoleo Comitti influenzò negli anni a venire l’orgoglio (o l’invidia?) degli abitanti di Brienno più facoltosi, scatenando in paese un’insolita competizione post mortem: al livello superiore del cimitero, infatti, tre imponenti sepolcreti dominano ancora oggi il suggestivo belvedere. Luigi Comitti si spense a Londra il 22 marzo 1925 e nel suo testamento lasciò disposizioni, come già aveva fatto in vita, a favore del suo paese d’origine per questo ancora oggi è ricordato a Brienno come un grande benefattore.

Chiesa dell’Immacolata o Madonna del Ronco. Eretta a Brienno sui resti di un antico e più modesto oratorio, la Chiesa  della Madonna Immacolata (o Chiesa della Beata Vergine di Ronca) sorge in posizione rialzata e  dominante quasi a picco sul Lario, nelle immediate vicinanze del cimitero comunale.  Si tratta delle terza chiesa sia per antichità sia per importanza, nonché dell’unica chiesa del borgo orientata lungo l’asse sud-nord e con l’abside rivolto a nord, proprio in virtù della singolare conformazione geografica della Punta di Ronca su cui è stata edificata. La sua ricostruzione data la fine del XVII secolo e risulta già terminata nel 1707. Attorno alla metà del XVIII secolo risale invece la costruzione del campanile.L’edificio, sito nel mezzo di un piccolo  sagrato erboso, si presenta di dimensioni  contenute e dalle forme sobrie: facciata a capanna con frontone timpanato e  quattro eleganti lesene di ordine ionico poggianti su lastroni in granito. Al centro, sopra l’arco  centrale si apre una finestra con archivolto a tutto sesto. Ai lati dell’ingresso sotto il porticato, probabilmente frutto di un ampliamento del 1865, si aprono due finestre inferriate  dotate di sedili-inginocchiatoi in granito e urne per la raccolta delle offerte. Le modanature del  portico sono in pietra “molare” finemente lavorata. All’interno lo spazio è organizzato in un’unica navata – luminosa malgrado l’intera parete di sinistra  sia cieca.  Entrando si scorge sulla destra un’acquasantiera in pietra “molera” su stelo in granito, mentre il  pavimento di tutta la chiesa, a eccezione del presbiterio in cotto, è in grosse piode locali. Sopra l’ingresso si  osserva un’ampia loggia, pensata e progettata per ospitare il coro o un organo. La  balaustra che divide il presbiterio dalla navata è in marmo di Verona. Nella navata sono visibili le cornici in gesso che dovevano contenere quattro tele tardo settecentesche rispettivamente raffiguranti la deposizione di Cristo, una sessione del Concilio di Trento, la nascita di Cristo e l’Annunciazione. Le tele risultano trafugate negli anni Ottanta del secolo scorso. Le decorazioni pittoriche più significative si concentrano nella zona del presbiterio, ovvero nella cupola e nei quattro pennacchi che la sostengono. La volta ribassata della cupola ritrae la scena dell’Apocalisse in cui la Madonna e Gesù  combattono e uccidono il drago dalle sette teste alla presenza di San Giovanni Evangelista e di  schiere di angeli. I pennacchi raffigurano i due profeti Isaia ed Ezechiele e i due re d’Israele Davide e Salomone. Ognuno dei personaggi biblici esibisce una stele recante le  citazioni  riferite alla Madonna e al prodigio dell’immacolata concezione.

Nell’abside l’altare maggiore presenta quattro colonne in gesso dipinte a marmo e nella nicchia una  statua lignea della Madonna con corone di fiori in ferro dipinto. Sui lati pareti di fondo di colore  azzurro con stucchi decorativi e bassorilievi della Madonna e San Giuseppe. Dell’altare di sinistra –  anch’esso dedicato alla Vergine – spicca il basamento realizzato a  “scagliola”, tecnica che tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento nacque per “imitare” l’intarsio con marmi e pietre dure mescolando lo stesso gesso (scagliola), unito con colle naturali e pigmenti colorati. Questa tecnica è tipica della Val d’Intelvi ed è presente in molte chiese del nostro territorio.

Nel vano che precede la sagrestia, infine, si osservano due ex voto di fattura locale e popolare. Un ex voto allude ad un episodio di fine ottocento dove il crollo di un balcone sopra il vecchio molo di Brienno trascinò con sé  alcune donne, ma fortunatamente si contò un’unica vittima. L’altro episodio allude, invece, alla  grazia ricevuta dopo il crollo di un’impalcatura di una fabbrica in costruzione.

Visite a cura di: Liceo Scientifico Linguistico Paolo Giovio di Como.

Sabato 25 marzo – Domenica 26 marzo

NO PRENOTAZIONE!

Visita di 60’ per gruppi di 30/40 persone

Dalle 10:00 alle 17:00 – ultima visita ore 16:00

Turni di visita ogni 30’

Cavallasca – Villa Il Soldo

Villa il Soldo si trova nell’abitato di Cavallasca, dal 1 gennaio 2017 frazione di San Fermo della Battaglia. Nel 1928, Cavallasca, Parè e Drezzo furono riuniti nel comune di Lieto Colle, nome ispirato da Margherita Sarfatti. La villa, una grande casa di campagna, si trova in un contesto urbano, in posizione tranquilla. Il toponimo indica in latino un terreno compatto e non dissodato.

Nel 1908, Margherita Sarfatti acquista questa casa dalla famiglia Bellasi, la ristruttura e la amplia per trasformarla in una residenza di campagna e in un luogo di incontro di artisti e intellettuali del primo Novecento. La storia della proprietà antecedente a questo momento resta incerta. Alcune fonti citano la presenza di una cascina già nel 1874. La Villa è ora di proprietà degli eredi che continuano a frequentarla come casa di campagna.

Non ci troviamo in una casa museo, ma in un luogo vivo dove tracce del passato emergono chiaramente dagli oggetti e dalle opere esposte. Molti oggetti e arredi risalgono agli anni di Margherita Sarfatti: quadri alle pareti, soprammobili, libri… raccontano uno spaccato della sua vita e di un’epoca turbolenta e vivace.

Gli oggetti e le opere sono lo spunto per il racconto della storia di Margherita Grassini Sarfatti, donna libera, colta, ambiziosa, controversa, intelligente che ha lasciato un’impronta nella cultura e nella vita politica del primo Novecento. Scrittrice, intellettuale, giornalista, critica d’arte. All’inizio del ‘900 è la prima donna critica d’arte europea; fonda il gruppo artistico Novecento. Con il marito Cesare Sarfatti anima un salotto frequentato da nomi quali Sironi, Marussig, Boccioni, Carrà, Arturo Martini, Adolfo Wild, Ada Negri, Palazzeschi, D’Annunzio, Sant’Elia, Terragni, Piacentini. Conosce la Regina Elena di Savoia, Joséphine Baker, Guglielmo Marconi, Filippo Turati, Anna Kuliscioff e Antonio Fogazzaro. Contribuisce a costruire il Mussolini politico, con cui intrattiene una relazione ventennale, finita con il suo trasferimento in Sud America a causa delle leggi razziali. Rientrata a Cavallasca nel 1947, muore nel 1961 ed è sepolta nel cimitero di Cavallasca.

Visite a cura di: Istituto Superiore Giuseppe Terragni di Olgiate Comasco.

Sabato 25 marzo

NO PRENOTAZIONE!

Visita di 45’ per gruppi di 15 persone

Dalle 10:00 alle 17:00 – ultima visita ore 16:30

Turni di visita ogni 20’

Como – Palazzo Cernezzi – Ex Ufficio Statistica e Sala Consiliare

Intitolata al primo re d’Italia, ma nota a gran parte dei comaschi come la “vasca” in quanto percorso (quasi) obbligato per chiunque passeggi o transiti nel centro cittadino, via Vittorio Emanuele è la via che ospita, tra i diversi edifici di rilevanza storica e sociale, Palazzo Cernezzi, dimora nobiliare fin da quando venne eretto nel tardo Cinquecento poi sede del Municipio di Como dal 1853 quando il Comune vi si trasferì, in piena dominazione austriaca, dalla non distante via Cinque Giornate.

Dimora nobiliare sita nella centralissima via Vittorio Emanuele, Palazzo Cernezzi fu eretto tra i secoli XVI e XVII su antiche case medievali: fino al 1591 di proprietà della famiglia Cemme, fu poi acquistato dall’architetto Giovanni Antonio Piotti “il Vacallo”, probabile autore di una ristrutturazione globale dell’edificio. Nel 1657 subentrarono i Porta Cernezzi, nel 1821 Giovanni Brocca e nel 1838 Agostino Bruni. Dal 1853 il palazzo, acquistato dal Comune di Como, è sede del municipio.

Eretto tra ‘500 e ‘600 su preesistenti costruzioni medievali, Palazzo Cernezzi evolve nel 1853 da edificio nobiliare nel pieno della dominazione spagnola a sede del Comune di Como: spiccano l’ampia Sala del Consiglio, caratterizzata dal seicentesco soffitto a cassettoni e un maestoso camino barocco, e quella dell’ex Ufficio Statistica la cui volta, affrescata da Giampaolo Recchi attorno al 1630, esibisce una monumentale allegoria della guerra, arricchita da figure in stucco e stemmi nobiliari.

Nel contesto di Palazzo Cernezzi — dimora tardocinquecentesca dal 1853 municipio di Como — in occasione delle Giornate FAI di Primavera sarà offerta ai soli iscritti l’apertura straordinaria dell’ex Ufficio Statistica (o Sala Recchi) e della grande Sala Consiliare: nella prima spicca l’ampio soffitto affrescato attorno al 1630 dal pittore comasco Giampaolo Recchi e raffigurante un’allegoria della guerra: un carro trionfale al centro è attorniato da armi e strumenti militari dell’epoca, vessilli e scenari d’assedio. Arricchiscono la volta figure in stucco e stemmi nobiliari ispano-asburgici. La Sala Consiliare, destinata alle sedute del Consiglio Comunale e quindi cuore dell’amministrazione cittadina, è invece caratterizzata da un seicentesco soffitto a cassettoni e da un maestoso camino barocco, presentando alle pareti l’originale tappezzeria in seta e lana color mattone, un pavimento in noce con motivi geometrici risalente al 1872 e gli arredi provenienti in buona parte da Villa Olmo.

Visite a cura di: Istituto Superiore Giuseppe Terragni di Olgiate Comasco

Sabato 25 marzo

NO PRENOTAZIONE!

SOLO ISCRITTI FAI

Visita di 30’ per gruppi di 30 persone

Dalle 14:00 alle 17:30 – ultima visita ore 17:00

Turni di visita ogni 30’

Como – Refettorio di Sant’Agostino

ll bene si trova nella città di Como, a pochi metri dal lungolago e dal centro storico, la Chiesa dell’ex monastero di sant’Agostino è la chiesa principale e parrocchiale del borgo. Il bene sorge su un terreno donato alla Chiesa a metà del ‘300 da Pietro Pioppi e sul quale fanno parte la Chiesa e l’ex monastero che originariamente comprendeva anche un cimitero.

La chiesa di Sant’Agostino fu costruita nel Trecento da due frati provenienti dal borgo di Civiglio e consacrata intorno al 1384. Lungo il lato meridionale della chiesa si sviluppava il complesso monastico che comprendeva un cimitero e due chiostri collegati da una scala, oggi solo parzialmente conservati. Nei secoli la struttura ha subito diverse modifiche, Nel XVII secolo fu ampliato il monastero, e furono costruite le sale che si affacciano al chiostro. Nel 1772 il convento fu soppresso e l’anno successivo fu eretta la parrocchia di Sant’Agostino. Negli anni 60 del Novecento il complesso ha subito una serie di importanti restauri che hanno svelato gli aspetti originari della costruzione.

Il complesso di Sant’Agostino è un meraviglioso esempio di Gotico lombardo a Como. Il chiostro “antico” conserva in parte affreschi eseguiti da Andrea De Passeri alla fine del XV secolo. Nell’antico refettorio del monastero è conservata la “Cena Agostiniana”, affresco del 1620 attribuibile a Giampaolo Recchi insieme ad altre tele a tema religioso, tra cui un San Francesco attribuito al Morazzone.

Nel contesto del Complesso di Sant’Agostino, edificato nel Trecento, in occasione delle Giornate FAI di Primavera verrà offerta ai visitatori la possibilità di accedere straordinariamente ai due chiostri e al refettorio dell’antico monastero. Entrando tramite il cortile “nuovo” e una scalinata si accede ai tre lati rimasti del chiostro “antico”, dove si sono conservati in parte affreschi del XV secolo ad opera di Andrea De Passeri. Nel refettorio invece sarà possibile ammirare la “Cena Agostiniana”, splendido affresco del 1620 attribuibile al pittore comasco Giampaolo Recchi insieme ad altre tele a tema religioso, tra cui un San Francesco attribuito al Morazzone. Inoltre la sala conserva gli stucchi e gli arredi lignei originali. Alla fine della visita sarà possibile ammirare gli interni della Chiesa di Sant’Agostino che conserva altre opere degli autori già citati.

Visite a cura di: Liceo Statale Fausto Melotti di Cantù e IIS Jean Monnet di Mariano Comense.

Sabato 25 marzo – Domenica 26 marzo

NO PRENOTAZIONE!

Visita di 30’ per gruppi di 20 persone

Dalle 10:00 alle 16:30 – ultima visita ore 16:00

Turni di visita ogni 30’

Erba – Villa Parravicino Sossnovsky

La Villa Parravicino Sossnovsky si trova in posizione elevata e dominate sul Pian d’Erba, nel cuore del borgo medievale di Parravicino alla periferia Sud-Ovest del comune di Erba. Questo piccolo borgo medievale, già rappresentato nella mappa della “Pieve di Incino” del XVI secolo, racchiude in sé innumerevoli testimonianze storico artistiche legate alle vicende della casata nobiliare Parravicino. La villa si inserisce in un vasto parco ricco di piante secolari.

La Villa Parravicino Sossnovsky fu eretta sulle rovine di un antico maniero medievale dalla famiglia Parravicino alla fine del Cinquecento. Riporta i caratteri tipici di una dimora di campagna, rifacendosi inizialmente alla tipologia architettonica della corte lombarda. Nel tempo la villa ha subito trasformazioni di carattere morfologico. A fine Ottocento si smantellò il porticato per creare un grande giardino all’inglese e inoltre la villa venne ampliata con l’annessione di una piccola saletta con annessa terrazza raggiungibile dal salone principale. Il corpo centrale della villa è l’ambiente di maggior interesse artistico e storico rimasto intatto nonostante il trascorrere dei secoli.

La villa si articola su due piani: un piano semi-interrato denominato “cantinone”, una volta adibito alla conservazione del vino, e un piano primo dove si trovano le stanze padronali e i saloni da ricevimento. L’accesso principale avviene attraverso una doppia scalinata, che conduce nel corpo centrale della villa. Il fastoso salone si presenta nella sua eleganza cinquecentesca con un fregio che corre su tutti e quattro i lati con immagini di putti e vari personaggi. Al centro della parete Nord troviamo un maestoso camino di pietra Molera, sormontato dagli stemmi dei Parravicini, dei Visconti e dei Belgiojoso. La pavimentazione alla veneziana bianca e rossa riporta nuovamente al centro il maestoso cigno bianco, simbolo nobiliare della casata.

Il percorso di visita si articolerà in due parti. Inizialmente il visitatore passeggerà nel parco della villa alla scoperta degli alberi secolari. Successivamente entrerà nell’edificio visitando gli spazi sotterranei e quelli del piano di rappresentanza. La villa rappresenta un interessante esempio di architettura tipica lombarda perfettamente conservato. Un esempio di questa perfetta conservazione la possiamo notare nel salone principale dove gli affreschi, la pavimentazione e il grande camino sono ancora quelli originali. Al termine della visita il filo del tempo unirà passato e presente in una mostra con varie tipologie di meridiane e sfere armillari, curata da Giuseppe Giudici, gnomonista esperto che realizza sfere armillari monumentali, sculture astronomiche da giardino, meridiane affrescate e orologi solari da giardino. La mostra verrà accompagnata da un video dedicato all’evoluzione del nostro modo di misurare il tempo attraverso questi strumenti.

Visite a cura di: Liceo Scientifico Galileo Galilei di Erba

Domenica 26 marzo

NO PRENOTAZIONE!

Visita di 40’ per gruppi di 20 persone

Dalle 10:00 alle 17:00 – ultima visita ore 16:30

Turni di visita ogni 30’

Iniziativa speciale con conferenza a termine della visita – dalle ore 16.30 alle ore 18.30 – consigliata prenotazione

Iniziativa speciale: al termine della XXXI edizione delle Giornate FAI di Primavera nella suggestiva cornice erbese di Villa Sossnovsky-Parravicini si terrà la conferenza “Tempi misurati e tempi vissuti”, un viaggio tra esigenze pratiche quotidiane e rappresentazioni culturali di questa dimensione tanto curiosa quanto inafferrabile. Interverranno Giuseppe Giudici, esperto nella tecnica costruttiva delle meridiane e di altri antichi strumenti di misurazione del tempo, il formatore Roberto Morselli, con focus sulla misurazione temporale come rappresentazione socio-culturale del sè e della comunità; infine, il Prof. Tiziano Ramagnano, collaboratore alle pagine di cultura de La Provincia di Como e attuale Vicecapo Delegazione, con il ritratto di Enrico d’Italo Frassi, eclettico geografo comasco di fine Ottocento tra i primissimi promotori della teoria dei fusi orari.

Gera Lario – Centro Spaziale

Centro spaziale del Lario si trova nell’estremità nord del Lago di Como. Si estende su una superficie totale di 80.000 mq di cui 5.000 coperti. Costruito negli anni ’70 si colloca all’interno dell’area denominata Pian di Spagna. La collocazione del Centro all’interno di questa zona non è assolutamente casuale, ma trova una motivazione ben precisa nella particolare conformazione del territorio che ben si adatta alle varie attività svolte.

Il Centro Spaziale del Lario viene costruito negli anni ’70 e si inserisce nella più ampia storia di Telespazio, società nata con lo scopo di aprire all’Italia le porte dello Spazio. Gli anni ’70 rappresentano una fase di espansione e di diversificazione delle attività: alle telecomunicazioni e al controllo in orbita dei satelliti si aggiunge l’osservazione della Terra, è in questo periodo che entra in attività il centro spaziale di Gera Lario. Nel 2002 Telespazio entra a far parte del Gruppo Finmeccanica (oggi Leonardo), società divenuta uno dei principali operatori mondiali nel campo dei servizi satellitari.

Gli edifici principali che compongono la parte coperta sono tre. La prima struttura contiene la sala controllo dalla quale vengono gestiti tutti i servizi offerti dal Centro. La seconda è adibita a Sala riunione, uffici e mensa aziendale. All’interno di questa costruzione verrà a breve inaugurata la Sala Leop, sala operativa da cui verranno seguite le messe in orbita dei satelliti. Altro edificio è la sala dei gruppi elettrogeni, che garantiscono l’alimentazione in caso di indisponibilità delle linee a media tensione. L’elemento visivo di maggior impatto del Centro è sicuramente costituito dalle oltre 30 antenne ricetrasmittenti e 20 riceventi. Tra queste svettano per dimensioni LARIO 1 e LARIO 2, rispettivamente del diametro di 32m e 17m.

Durante le Giornate sarà possibile visitare un vero e proprio gioiello di tecnologia che si inserisce perfettamente tra le eccellenze italiane nel settore spaziale. Costruito negli anni ’70 a Gera Lario, luogo scelto soprattutto per la particolare conformazione del territorio, il Centro è il secondo teleporto spaziale italiano dopo quello del Fucino in Abruzzo. Il Centro, con 50 antenne su 80.000 mq, fornisce servizi altamente specializzati ai maggiori operatori televisivi, nazionali e internazionali 24 ore su 24. Da qui sono gestiti anche servizi di assistenza per collegamenti di infomobilità con copertura europea nonché di navigazione e messaggistica, con copertura mondiale. Il Lario è impegnato come stazione di terra per i satelliti Meteosat di seconda e terza generazione e si prepara ad affrontare sfide tecnologiche sempre maggiori. Durante la visita guidata i partecipanti potranno accedere ai diversi edifici del Centro (Sala operativa, Sala Leop) e visitare l’interno di una delle parabole.

Visite a cura di: Apprendisti Ciceroni Istituto d’Istruzione Superiore Marco Polo di Colico

Domenica 26 marzo

VISITA SU PRENOTAZIONE

Visita di 60’ per gruppi di 20 persone

Dalle 10:00 alle 17:00 – ultima visita ore 16:30

Turni di visita ogni 20’

Lurago Marinone – Antica Chiesa di S. Giorgio

L’antica chiesa di San Giorgio si trova nel Comune di Lurago Marinone dove è collocata in una zona leggermente sopraelevata rispetto all’area circostante dove sembra essersi sviluppato il nucleo originario di Lurago. Circondata da un complesso che comprende abitazioni e rustici e dal verde dei campi, l’antica chiesetta (o oratorio) di San Giorgio non è distante dall’area naturale del Parco Regionale della Pineta di Appiano Gentile e Tradate, area naturale protetta della Lombardia.

Per quanto alcuni ritrovamenti mostrino che il sito sia stato frequentato sin dal 2500-2000 a.C., la parte più antica della chiesa sembra risalire al VII secolo d.C., costruita sui resti di un tempio pagano. Nel tempo l’edificio ha subito numerose modifiche, alcune tuttora riconoscibili. Un ultimo intervento significativo risale al XVIII secolo. Questo luogo è stato chiesa parrocchiale almeno fino alla fine del XVI secolo quando venne ordinata l’edificazione dell’attuale chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire. Dalla relazione della visita pastorale del 1566 risultavano annessi alla struttura anche una vigna, un campo e un bosco.

La facciata della chiesa è a capanna. Le pareti esterne della chiesa sono costruite con pietre e mattoni a vista, che con la loro disposizione raccontano la storia architettonica dell’edificio. All’interno sono ancora presenti alcuni affreschi risalenti a epoche diverse. Particolarmente d’impatto sono le scene della Crocefissione e del Cristo Pantocratore. Molte raffigurazioni risalgono al periodo compreso tra il XV e il XVI secolo, ma da alcuni documenti risulta che già nel tardo XVI secolo gli affreschi fossero in cattivo stato di conservazione.

L’antica chiesa di San Giorgio sarà aperta nella giornata di domenica 26 marzo dalle 10:00 (partenza prima visita) alle 16:30 (partenza ultima visita). Questo sito è generalmente chiuso al pubblico, se non per la festa patronale (23 aprile) e altri eventi di carattere culturale e religioso. Può essere visitato su richiesta o nel caso di eventi organizzati dal Comune. Durante le Giornate FAI di Primavera è prevista una visita condotta da volontari del Comune e del gruppo locale “Ricordi”. Inoltre, nello spazio antistante la chiesa sarà allestita una mostra di artisti dilettanti luraghesi (pittori e scultori). Nella stessa giornata, a Lurago, saranno anche aperti il Cortile Zaffaroni e l’attuale chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire.

Visite a cura di: Amministrazione e biblioteca comunale, volontari locali, Gruppo “Ricordi” di Lurago Marinone.

Domenica 26 marzo

NO PRENOTAZIONE!

Visita di 40’ per gruppi di 20 persone

Dalle 10:00 alle 17:00 – ultima visita ore 16:30

Turni di visita ogni 30’

Lurago Marinone – Dal Cortile Zaffaroni (La Curt dul Zafrunitt) a S. Giorgio

Nel centro di Lurago Marinone si trovano una tradizionale corte comasca di proprietà della famiglia Zaffaroni, detta “Curt dul Zafrunitt” e, all’incrocio tra le quattro vie principali, la chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio Martire. Il piccolo Comune di Lurago Marinone conta circa 2600 abitanti e si trova ai margini del Parco Pineta di Appiano Gentile-Tradate, un’area naturale protetta della Lombardia che si estende su una area di oltre 48 km² tra le Province di Varese e di Como.

La corte dei “Zafrunitt”, secondo testimonianze orali, venne edificata sui resti di un convento medievale racchiuso fra due torri, i resti delle quali si possono tuttora intravedere sia dall’esterno che dall’interno. Nel ‘700 lo stabile apparteneva al conte Litta i cui fattori divennero in seguito i proprietari. La chiesa parrocchiale sorge sull’area del preesistente oratorio di San Rocco di cui si conservano due affreschi. L’inizio della costruzione risale alla fine del 1500 e i lavori furono completati nella seconda metà del 1600, ma venne consacrata solo nell’agosto del 1897. L’esterno della facciata risale al 1910.

In un’atmosfera tipicamente contadina sono visibili all’interno della corte il vecchio torchio “a vite di legno mobile” del 1828, la cantina con le vecchie botti usate per il vino e l’olio, la ghiacciaia e l’aia rialzata e lastricata. La chiesa parrocchiale ha uno stile tardo rinascimentale barocco. L’interno presenta un’unica navata e quattro cappelle laterali. Si segnalano una tela di C. I. Carloni raffigurante S. Antonio da Padova e tre di G. P. Gnocchi; sono presenti un pulpito in legno del ‘700 del Gaffuri, un organo del 1907 e una reliquia di S. Valentino.

In occasione delle Giornate FAI di Primavera è previsto un percorso nel cuore del Comune di Lurago, dal Cortile Zaffaroni alla chiesa parrocchiale di S. Giorgio Martire. Sarà possibile visitare i suddetti luoghi nella giornata di domenica 26 marzo 2023. Le visite inizieranno all’ingresso del cortile in Piazza Roma; è previsto poi lo spostamento a piedi verso la parrocchiale (100 m). Il cortile Zaffaroni è solitamente chiuso al pubblico in quanto proprietà privata attualmente abitata. La chiesa parrocchiale è generalmente aperta, ma in occasione delle Giornate FAI sarà possibile scoprire alcune curiosità legate al luogo. Le visite saranno a cura dei volontari del Comune e del gruppo locale “Ricordi”. La durata totale della visita sarà di circa 50 minuti. Il percorso potrà subire variazioni durante l’orario della celebrazione della S. Messa domenicale (11:30-12:30 ca.).

Visite a cura di: Amministrazione e biblioteca comunale, volontari locali, Gruppo “Ricordi” di Lurago Marinone.

Domenica 26 marzo

NO PRENOTAZIONE!

Visita di 50’ per gruppi di 20 persone

Dalle 10:00 alle 13:00 – ultima visita ore 12:00

Dalle 13:30 alle 17:30 – ultima visita ore 16:30

Turni di visita ogni 30’

Tremezzina – borgo di Bonzanigo Tremezzina

Nel nucleo storico di Bonzanigo possiamo ammirare i seicenteschi palazzi Brentano, testimonianza del successo raggiunto dai mercanti locali nel Nord Europa, dove aprirono empori e banche. I palazzi sono solitamente sviluppati su tre piani: il piano di rappresentanza, il piano nobile e il piano riservato alla servitù, più le cantine o stalle. Alcuni di questi palazzi decaddero presto a case coloniche e furono poi suddivisi fra più proprietari, altri, come Palazzo Brentano, oggi sede di uffici amministrativi, e Palazzo Rosati, sono meglio conservati.

Sabato 25 – domenica 26

NO PRENOTAZIONE!

Visita di 60’ per gruppi di 15 persone

Dalle 10:30 alle 17:00 – ultima visita ore 16:00

Turni di visita ogni 30’

Tremezzina – borgo di Bonzanigo Tremezzina-visita con la storica locale – Iniziativa speciale con visita guidata da storica locale

Sabato 25 – domenica 26

NO PRENOTAZIONE!

Visita di 60’ per gruppi di 15 persone

Dalle 10:30 alle 14.30

Turni di visita ogni 30’

BENI FAI VISITABILI DURANTE LE DUE GIORNATE:

Villa del Balbianello – Via Guido Monzino, 1, 22016 Tremezzo CO – orario 10.00 -18.00 ultimo ingresso ore 17.00

Torre del Soccorso detta del Barbarossa – SS340 Ossuccio – orario 10.00 -17.00 ultimo ingresso ore 16.00

Villa Fogazzaro Roi– Via Fogazzaro 14, Valsolda, fraz. Oria – orario 10.00 -18.00 ultimo ingresso ore 16.30

INFORMAZIONI DI PARTECIPAZIONE

Prenotazione consigliata.

SOCIAL: Pagine Facebook e Instagram del FAI – Delegazione FAI di Como

Chi deciderà di prendere parte alle Giornate FAI potrà offrire un contributo per sostenere la Fondazione. Ai partecipanti verrà suggerito un contributo non obbligatorio a partire da 3 euro e la donazione online su www.giornatefai.it consentirà, a chi lo volesse, di prenotare la propria visita; per molti luoghi, soprattutto nelle grandi città, la prenotazione online è consigliata per garantirsi l’accesso alla visita. Chi lo vorrà, potrà sostenere ulteriormente il FAI con contributi di importo maggiore oppure con l’iscrizione annuale, sottoscrivibile online o nei luoghi aperti durante le giornate.

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