La scuola Leonardo da Vinci – Ripamonti di via Magenta “mette il cappotto” in vista del nuovo anno scolastico (il committente dei lavori e proprietario è l’Amministrazione Provinciale). E fin qui nulla da ridire sui lavori di riqualificazione energetica in corso sull’edificio, se non fosse che non si tratta di una scuola qualsiasi, ma di un complesso scolastico opera dell’architetto Silvio Longhi letteralmente a due passi dal diventare bene culturale tutelato e che ora rischia di perdere le caratteristiche di linearità e armonia con le quali era stato progettato.

A segnalarlo è l’architetto Paolo Brambilla, che già due anni fa aveva denunciato sempre da queste pagine un altro intervento sullo stesso complesso che ne aveva snaturato completamente i colori originali ovvero la tinteggiatura in un vivace colore giallo e arancione della facciata dell’ala occupata dalla scuola primaria “Gobbi”, originariamente pensata in bianco per richiamare i vicini capolavori razionalisti di Giuseppe Terragni (qui l’articolo).

“Tra tre anni questo complesso raggiungerà l’età (settant’anni dalla sua costruzione Ndr) per essere dichiarato bene culturale, ma per la seconda volta in poco tempo è oggetto di interventi di manutenzione fatti sul filo del rasoio che snatureranno per sempre il pensiero di chi l’ha progettato – spiega infatti Brambilla – dopo la discutibile scelta di modificare i colori di parte della facciata, infatti, in questi giorni è in corso il posizionamento del cappotto sull’ala occupata dall’istituto Leonardo da Vinci. Operazione necessaria e condivisibile, è ovvio, se non fosse che questo comporterà un disallineamento delle facciate e una definitiva perdita della linearità che era parte integrante del progetto originario del Longhi”.

Fisime da architetto, potrebbe pensare qualcuno magari poco conscio del valore riconosciuto di questo complesso. E invece no, perché di fronte a un dilagante atteggiamento alla ubi maior, minor cessat in cui tutto può essere sacrificato purché si dimostri di stare facendo qualcosa (e in questo il lungolago resta un esempio inarrivabile, ma non solo lui) questo edificio misconosciuto altro non è, in realtà, che un piccolo gioiellino di edilizia scolastica ispirato apertamente al Razionalismo e definito “uno degli interventi più qualificati dell’edilizia pubblica dei secondi anni Cinquanta” (“XXXCO. L’architettura del XX secolo in provincia di Como”, Nodo Libri Editore).

E per fortuna esistono ancora figure consapevoli e attente come Paolo Brambilla a ricordare che sì, la legge non impedisce di trattare per altri due anni questo edificio come un condominio qualsiasi costruito l’altroieri, ma in un mondo ideale la consapevolezza del suo indiscusso valore architettonico dovrebbe portare ad averne cura a prescindere dall’ufficializzazione di una tutela che è comunque a un passo dall’essere concessa.

“Nessuno nega la necessità di interventi di questo tipo, a maggior ragione in una scuola, ma su edifici di riconosciuto valore architettonico in questa stessa zona, altri hanno giustamente pensato ad un cappotto interno per non snaturarne le linee originali. Perché non si è pensato di fare lo stesso qui? – si domanda l’architetto – approfittare degli ultimi mesi per fare lavori di questa portata prima che scatti un vincolo di tutela per questi edifici è irrispettoso nei confronti di chi li ha immaginati così o dimostra, cosa altrettanto grave, una scarsa conoscenza del valore culturale di ciò che si possiede. che ora sarà completamente snaturato rispetto al progetto originario”.
