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Compose il Requiem per il proprio funerale: a San Donnino il capolavoro di Francesco Cavalli

Sabato 17 ottobre alle ore 17 nella chiesa di San Donnino a Como (Via Diaz, ingresso libero) sarà possibile ascoltare il Requiem, Messa pro defunctis di Francesco Cavalli, eseguito nella Basilica di San Marco il  17 gennaio 1676 per le esequie del compositore, una delle ultime grandi testimonianze della tradizione policorale veneziana. Il concerto fa parte della stagione del Conservatorio di Como e l’esecuzione sarà a cura di Gruppo Madrigalistico e Schola Cantorum del Conservatorio stesso, di Aenigma Ensamble e di Ensamble Koe.

Scritto per due cori a quattro voci con basso continuo,  unisce l’eredità di Gabrieli e Monteverdi a un linguaggio barocco sobrio e meditativo. Non un’opera monumentale, ma una musica raccolta e intensa, che riflette lo spirito del rito più che la retorica dello spettacolo. La sua durata, attorno alla mezz’ora, ne fa un epilogo naturale e commosso della carriera del massimo erede di Monteverdi.

Negli ultimi anni della sua vita, ormai lontano dai successi dei suoi celebri “drammi per musica”, Francesco Cavalli scelse di dedicare le sue energie quasi esclusivamente alla musica sacra. Fu proprio in questa fase che prese l’insolita decisione di comporre di sua pugno la messa per le proprie esequie: la Missa pro defunctis per doppio coro a quattro voci. Non si limitò a scriverla, ma dispose nel proprio testamento un preciso lascito finanziario affinché venisse eseguita due volte all’anno.

I musicologi concordano nel datare l’opera al 1675, circa un anno prima della morte del compositore. Del manoscritto autografo si sono perse le tracce, ma la copia filologicamente più fedele è oggi conservata alla Sächsische Landesbibliothek di Dresda. Il documento reca il titolo Missa pro defunctis octo vocibus, Dns M° Cavalli e conserva nei fogli di guardia un’annotazione di grande interesse: «Alla morte di questo Maestro Cavalli ha (sic) ordinato nel suo Testamento che sia posto un Capitale di sua proprietà alla pubblica Zecca che rendesse il prò di annue Lire Venete 180, le quali divise in due partite fossero contribuite a/li Cantori che intervenivano a cantare questa stessa sua Opera mortuaria, l’una in San Lorenzo nel mese di Luglio, l’altra in San Marco nel mese di Gennaro».

Dal punto di vista liturgico, Cavalli fece riferimento al testo approvato dal Concilio di Trento e fissato nel Messale di Pio V del 1570, il quale prevedeva nove sezioni musicali per il rito funebre: Introitus, Kyrie, Graduale, Tractus, la Sequentia (“Dies Irae”), Offertorium, Sanctus & Benedictus, Agnus Dei e Communio. Il maestro, tuttavia, decise di intonare soltanto sei di queste nove parti, lasciando fuori per ragioni di sintesi il Graduale (“Requiem aeternam”), il Tractus (“Absolve me Domine”) e il Communio (“Lux aeterna”). A suggello del Requiem volle però aggiungere il responsorium ad absolutionem “Libera me Domine”, elemento di norma destinato alle occasioni più solenni. Per questo brano conclusivo inserì un’ulteriore particolarità: un organico a cinque voci, ottenuto affiancando un secondo tenore alle quattro voci tradizionali, con cui l’opera si congeda in un’atmosfera di serena e misurata linearità.

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