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Economia

Como, i giovani leghisti a Conte: “Negozi chiusi, acquisti online a +200%. Per i piccoli centri mazzata finale”

I Giovani Cumasch, movimento giovanile degli amministratori della Lega, si appellano al premier Conte e al ministro dello Svilippo economico, Stefano Patuanelli, per aiutare i piccoli negozi contro lo strapotere dei giganti dell’e-commerce.

In una lettera sottoscritta da tutti i movimenti giovanili leghisti lombardi, si prende ad esempio la Francia dove il ministro delle Finanze Bruno Le Maire questa settimana ha invitato supermercati e i rivenditori online a posticipare il Black Friday a quando saranno aperti anche i negozi di vicinato. L’obiettivo è permettere agli esercizi di vicinato “di lavorare e avere una prospettiva, e non solo riempirli di sussidi volti a non affrontare la problematica causata dal Covid”.

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“L’obbiettivo – dichiara Matteo Mauri (coordinatore lega giovani Como) – vuole essere quello di sensibilizzare il governo ad evitare una concorrenza da parte dei giganti dell’e-commerce, come già successo in marzo in cui il fatturato delle vendite online è aumentato del 200%, nei confronti dei piccoli negozi obbligati alla serrata causa covid”-

“Specialmente – prosegue Mauri – in un’economia fatta di piccole realtà locali come è quella comasca, ed in una situazione economica pre- covid non rosea, il rischio è che questo Natale rischi di essere la mazzata definitiva per tanti piccoli negozi, il che creerebbe un deserto economico che non farebbe altro che incentivare ancor di più i giovani a lasciare i piccoli centri per le grandi metropoli”.

3 Commenti

  1. Iniziativa encomiabile, assolutamente. La richiesta di applicare norme (come fatto in Francia del resto) contro una possibile concorrenza leale è doverosa e legittima. I Giovani della Lega sono evidentemente più saggi dei loro vecchi.
    Tuttavia, il problema non è Black Friday. La difesa dei piccoli commercianti a suon di leggi e regolamenti è, purtroppo, antitetica ai presupposti su cui si fonda parte del nostro modello economico. Infatti, perché mai i consumatori dovrebbero pagare di più un prodotto o perdere le opportunità offerte dalla Grande Distribuzione o dall’E-commerce? Per consentire ai negozi di vicinato di sopravvivere? E chissenefrega, se compro su Amazon o sulla GD pago meno e ho maggiore possibilità di scelta. L’economia di mercato non prevede la solidarietà. Non esiste.
    Su questo tema si potrebbe discutere per ore e senza grandi conclusioni se non ipotetiche rivolte popolari contro le multinazionali pluto-giudaico-massoniche o le battaglie contro i complotti dei misteriosi poteri forti. Quello che invece si può dire è che la svolta che si ebbe negli anni ’80 in cui gli slogan erano “Più mercato e meno Stato”; “Piccolo è bello” ecc. ecc. si sta ritorcendo su quelle categorie che di quella svolta pensarono d’essere l’asse portante. La battaglia non è solo tra i piccoli commercianti e l’E-commerce e la Grande Distribuzione, la battaglia è tra i tanti che subiscono le regole dell’economia di mercato e i pochi che ne beneficiano. L’economia di mercato non ha mai previsto la solidarietà. Perché per i negozi di vicinato si devono cambiare le regole e per gli operai delle fabbriche trasferite all’estero dove è più basso il costo della manodopera nessuno ha mai pensato di cambiarle?

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