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Case a 1 euro in Italia, dove si possono acquistare nel 2026 e quali regole seguire

In Italia nel 2026 è ancora in vigore la possibilità di acquistare case a 1 euro: i comuni interessati, le regole da seguire e gli obblighi da rispettare dopo l’acquisto

Nel 2026 il progetto delle case a 1 euro torna sotto i riflettori in 77 Comuni italiani, soprattutto nel Mezzogiorno, ma con segnali sempre più visibili anche nel Centro-Nord. L’idea è quella di fermare lo spopolamento dei borghi, rimettere in circolo case lasciate vuote e riportare residenti, attività e investimenti nei centri storici più piccoli.

I dati richiamati dal Ministero della Cultura parlano soprattutto di paesi sotto i 3.000 abitanti, spesso nelle cosiddette aree interne. Ma il punto va chiarito subito: l’euro simbolico è solo l’inizio.

Chi compra deve poi ristrutturare l’immobile, rispettare scadenze precise e farsi carico di spese tecniche, notarili e urbanistiche. Insomma, più che un affare lampo, è un vero progetto di vita — o, in alcuni casi, d’impresa.

La mappa dei Comuni attivi nel 2026: Sicilia in testa, cresce anche il Centro-Nord

La regione più attiva resta la Sicilia, che da sola mette insieme 30 Comuni coinvolti nei programmi di case a 1 euro. Tra i nomi più noti ci sono Sambuca di Sicilia, Mussomeli, Caltagirone, Gangi, Salemi, Troina, Piazza Armerina, Corleone e Termini Imerese. Dietro ci sono la Calabria, con 7 Comuni, e la Sardegna, con 6. Qui risultano attivi, tra gli altri, Ollolai, Nulvi, Romana, Montresta e Bonnanaro.

La mappa però non si ferma al Sud. Nella rete compaiono anche Comuni di Abruzzo, Lazio, Marche, Toscana, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Nel materiale consultato viene citata anche Milano, in Lombardia, anche se in questo caso servono verifiche puntuali sui bandi davvero aperti.

Nel Centro Italia tornano spesso località come Fabbriche di Vergemoli, Montieri, Cantiano, Maenza, Patrica, Casoli, Penne e Santo Stefano di Sessanio. Al Nord, invece, i nomi più ricorrenti sono Albugnano, Borgomezzavalle, Carrega Ligure, Pignone, Triora e Oyace.

Dietro questa geografia c’è una tendenza che ormai si vede da tempo. Secondo stime riprese da Milano Finanza, una quota importante della domanda arriva dall’estero: circa il 50% degli interessati sarebbe dagli Stati Uniti, il 20% dal Regno Unito e il 7% dal Canada, con presenze più piccole da Germania, Australia, Singapore e Svizzera.

Non sono solo acquisti fatti per fascino o suggestione. Spesso, come ha spiegato l’operatrice del settore Alessandra Puglisi, si tratta di persone con una buona disponibilità economica, interessate a una seconda o terza casa oppure ad avviare attività legate all’ospitalità diffusa.

Dal bando al rogito: come funziona davvero tra requisiti, fideiussione e scadenze

Il percorso per comprare una casa a 1 euro comincia quasi sempre dal Comune. È l’ente locale che pubblica l’avviso, raccoglie le manifestazioni di interesse e accompagna il passaggio con il proprietario privato dell’immobile.

Non c’è una regola identica per tutti: ogni amministrazione decide condizioni, documenti da presentare e criteri di priorità. In linea generale, però, possono partecipare cittadini italiani, stranieri, extra-UE e, in alcuni casi, anche imprese individuali con progetti turistici o ricettivi.

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Dove e come comprare casa a 1 euro – Comozero.it

Se la proposta viene accettata, si arriva alla compravendita al prezzo simbolico di 1 euro. Ma insieme all’acquisto scattano obblighi molto precisi. Il più frequente è la richiesta di una fideiussione bancaria o assicurativa, in genere fra 1.000 e 5.000 euro, con una durata media di tre anni, come garanzia dell’impegno a recuperare la casa.

Poi ci sono i tempi da rispettare: il progetto di ristrutturazione va di solito presentato entro 6 mesi dall’acquisto, i lavori devono partire entro 12 mesi dal rilascio dei permessi e chiudersi entro 3 anni.

È qui che il meccanismo mostra il suo vero volto. Non è una vendita “sottocosto”, ma un patto tra amministrazione e acquirente per rimettere in piedi immobili spesso chiusi da decenni, in vie dove i residenti sono pochi, i servizi non sempre sono vicini e aprire un cantiere può diventare complicato.

Anche l’Università di Cagliari, in un abstract dedicato al tema, segnala che la distanza fra proprietario e immobile rende più difficile coordinare tecnici, imprese e maestranze locali. Eppure è proprio lì che si decide se il progetto funziona oppure no.

Il vero costo delle case a 1 euro: ristrutturazione, incentivi e servizi che fanno la differenza

Il prezzo reale di una casa a 1 euro va ben oltre l’annuncio. Alle spese del rogito si aggiungono notaio, accatastamento, volture, imposte comunali, allacci delle utenze e verifiche tecniche. Per le sole pratiche iniziali, la stima più ricorrente è tra 3.000 e 5.000 euro. Se poi si passa ai lavori, per una ristrutturazione minima si può partire da 20-25 mila euro, cifra che sale parecchio quando l’edificio è messo male.

La voce più delicata resta quella della ristrutturazione energetica. Molte di queste case sono vecchie, senza isolamento, con impianti da rifare e consumi alti. Per questo i progetti più solidi puntano su isolamento termicopompe di calore, eventuali impianti fotovoltaici con accumulo, recupero delle acque e materiali compatibili con i vincoli dei centri storici. Non è solo una questione ambientale. Una casa efficiente pesa meno sulle spese di gestione e, nel tempo, conserva meglio il suo valore.

Poi ci sono gli incentivi, che possono alleggerire almeno una parte dell’investimento: bonus per la ristrutturazione, misure per l’efficientamento energetico e bandi regionali consultabili sui portali istituzionali e su incentivi.gov.it. Ma conta molto anche il posto in cui si compra.

Dove i territori investono nei servizi, l’operazione diventa meno fragile. Nelle Marche, per esempio, è stata richiamata una strategia da 110 milioni di euro per i borghi. In Campania c’è il progetto Borghi Salute e Benessere.

La Toscana diffusa e la Strategia nazionale per le aree interne in Sicilia vanno nella stessa direzione. Per chi compra, quindi, la domanda vera non è solo quanto costa l’immobile, ma che cosa offre il borgo: scuola, sanità, mobilità, rete digitale. Spesso è proprio lì che passa la differenza tra un recupero riuscito e un investimento lasciato a metà.

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