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nota catena mobili rischia fallimento
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Era una delle catene di mobili più famose al mondo, oggi rischia il fallimento

Una nota catena di mobili e arredamento in Europa oggi rischia il fallimento anche a causa della concorrenza dei cinesi

Maisons du Monde rischia il fallimento in Francia dopo un 2025 chiuso con perdite per 406 milioni di euro, vendite in calo e un piano di salvataggio finito nelle mani di due fondi britannici. Sullo sfondo c’è una crisi più larga del mercato del mobile e la pressione sempre più forte delle piattaforme cinesi low cost come Temu Shein.

La partita si è aperta nelle ultime settimane, tra Parigi e i mercati finanziari: la catena di arredamento e decorazione, conosciuta anche in Italia per il suo stile “etnico”, non è riuscita finora a trovare in casa il rifinanziamento di cui aveva bisogno. E così il dossier, da industriale, è diventato anche politico.

Perdite da 406 milioni, vendite giù e salvataggio britannico: i numeri della crisi di Maison du Monde

Per Maisons du Monde il dato che pesa di più è il bilancio 2025: 406 milioni di euro di perdite. In parallelo, le vendite sono scese del 5,4% e il fatturato è scivolato sotto il miliardo di euro, una soglia simbolica per un marchio che per anni è stato un punto di riferimento nel retail francese della casa. L’azienda, quotata in Borsa, spiega che il rosso dipende in gran parte dal deprezzamento di asset e titoli più che dall’andamento puro dei negozi. Ma il calo del giro d’affari resta lì, concreto, e racconta una difficoltà che non può più essere rimandata.

La società era controllata al 55% dai fondi francesi Teleios e Majorelle, ma il tentativo di mettere al sicuro i conti non ha trovato, almeno finora, una soluzione nel mercato francese. A farsi avanti sono stati allora i fondi britannici Alteri ed Eicos, con un piano che prevede 33 milioni di euro di rifinanziamento diretto della tesoreria e una ricapitalizzazione pensata per assorbire il debito. Se l’operazione avrà il via libera degli azionisti, il marchio passerà di fatto sotto controllo britannico. I tempi sono stretti: la chiusura dell’intesa è attesa entro metà settembre.

Il caso, però, non è isolato. In Francia tutto il settore dell’arredo sta vivendo mesi difficili, tra consumi deboli e margini sempre più stretti. Anche Ikea, leader del comparto, ha registrato un calo delle vendite del 4,4% nell’esercizio 2024-2025, dopo il -3,6% dell’anno precedente. Tra i marchi francesi in affanno viene citata anche Alinéa. Sul tavolo ci sono più fattori: la crisi immobiliare, l’inflazione legata anche agli effetti della guerra in Ucraina, la perdita di potere d’acquisto. Il risultato, per i negozi fisici, è sempre lo stesso: meno clienti, meno scontrini, più incertezza.

Temu, Shein e mercato del mobile in Francia: così cambia la sfida tra negozi e piattaforme

Accanto ai conti, c’è poi il fronte della concorrenza cinese low cost, che molti operatori indicano come uno dei punti di rottura del mercato. Le piattaforme Temu e Shein, già fortissime nell’abbigliamento e negli articoli per la casa, hanno allargato il raggio d’azione anche ai complementi d’arredo, alla piccola decorazione e ai componenti da montare.

Tutto spedito dall’Asia a prezzi che i rivenditori tradizionali fanno fatica a reggere. Secondo gli esperti del commercio citati nel dibattito francese, il vantaggio nasce anche da meccanismi fiscali e logistici che abbassano i costi finali.

maisons du monde rischia fallimento
Maisons du Monde (Facebook maisons du monde) – Comozero.it

È qui che lo scontro si fa più duro. Da una parte i negozi fisici parlano di una concorrenza giudicata da più voci “sleale”. Dall’altra ci sono consumatori che, stretti tra inflazione e redditi fermi, continuano a scegliere soprattutto il prezzo.

Molti di questi acquisti riguardano proprio quella fascia media della casa che era il terreno naturale di Maisons du Monde. Prodotti accessibili, d’effetto, spesso legati alle mode del momento. In questo quadro il modello tradizionale perde terreno, perché il costo finale pesa più dei tempi di consegna.

Restano poi le contestazioni già note contro i grandi gruppi dell’e-commerce globale. Da anni associazioni e osservatori segnalano dubbi sulla sicurezza dei prodotti, sugli standard ambientali e sulla tutela del lavoro, soprattutto se messi a confronto con le regole più rigide in vigore nell’Unione europea.

In Francia il tema è esploso di recente attorno al tentativo di Shein di aprire uno spazio al Bazar de l’Hôtel de Ville, nel cuore di Parigi. Le polemiche sono state così forti da portare prima a un cambio nell’assetto dell’operazione e poi all’uscita del marchio da quello storico indirizzo commerciale. Un episodio che fotografa bene il clima: non solo una guerra di prezzi, ma uno scontro aperto tra retail tradizionale e piattaforme globali.

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