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Cedolare secca 2026, saldo e acconto in scadenza: quando pagare

Per migliaia di proprietari di immobili in affitto si avvicina una delle date più importanti del calendario fiscale.

Il 30 giugno 2026 rappresenta infatti il termine entro il quale versare il saldo della cedolare secca relativa al 2025 e il primo acconto per il 2026, seguendo le stesse regole previste per l’Irpef.

Chi ha scelto il regime della cedolare secca per tassare i redditi derivanti dalla locazione dovrà quindi verificare gli importi risultanti dalla dichiarazione dei redditi e prepararsi ai versamenti previsti dall’Agenzia delle Entrate.

La scadenza interessa i contribuenti che hanno percepito redditi da locazione e che hanno optato per la tassazione sostitutiva sugli affitti. Entro il 30 giugno dovrà essere versato sia il saldo relativo all’anno d’imposta 2025 sia la prima quota dell’acconto dovuto per il 2026.

Per chi decide di rateizzare il pagamento, il calendario proseguirà nei mesi successivi fino a dicembre. Rimane inoltre l’appuntamento autunnale con il secondo acconto, previsto entro il 30 novembre.

La cedolare secca continua a rappresentare una delle formule più utilizzate dai proprietari di immobili abitativi perché consente di sostituire Irpef, addizionali regionali e comunali, oltre alle imposte di registro e di bollo, con un’unica imposta ad aliquota fissa.

Come funziona il pagamento dell’acconto

Anche nel 2026 l’acconto è calcolato applicando il cosiddetto metodo storico, cioè prendendo come riferimento l’imposta dovuta per l’anno precedente. L’importo complessivo corrisponde al 100% della cedolare secca dovuta.

Le regole cambiano in base alla cifra da versare. Se l’acconto complessivo supera 257,52 euro, il pagamento viene suddiviso in due tranche: il 40% entro il 30 giugno e il restante 60% entro il 30 novembre. Se invece l’importo è inferiore a questa soglia, il versamento avviene in un’unica soluzione a novembre. Nessun acconto è invece richiesto nel primo anno in cui si sceglie il regime della cedolare secca, poiché manca una base storica su cui effettuare il calcolo.

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Cedolare secca – Comozero.it

Il sistema continua a prevedere aliquote differenti in base alla tipologia di locazione. Per i contratti abitativi ordinari resta generalmente applicabile l’aliquota del 21%, mentre per i contratti a canone concordato sono previste percentuali agevolate. Per gli affitti brevi, inoltre, continuano a valere regole specifiche che possono comportare aliquote differenti a seconda del numero di immobili locati.

Un aspetto da non sottovalutare riguarda il metodo previsionale, che consente di ridurre l’acconto quando si prevede un calo del reddito da locazione, ad esempio per la cessazione di un contratto o per una diminuzione dei canoni percepiti durante l’anno. Questa possibilità richiede però particolare attenzione, perché una stima errata può generare differenze da recuperare successivamente con eventuali sanzioni.

Con l’avvicinarsi della scadenza di fine giugno, per molti proprietari è quindi il momento di controllare attentamente la propria dichiarazione dei redditi e verificare gli importi dovuti, evitando ritardi che potrebbero trasformarsi in costi aggiuntivi nei mesi successivi.

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