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20 città dove si mangia meglio mondo
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La classifica delle 20 città al mondo in cui si mangia meglio: presente una sola italiana

La rivista britannica Time Out ha stilato la nuova classifica delle città dove si mangia meglio in tutto il mondo: per l’Italia una sola rappresentante

Dove si mangia meglio al mondo? Una domanda che accende da sempre il dibattito tra viaggiatori, gourmet e appassionati di cucina. La rivista Time Out ha provato a dare una risposta, individuando le 20 città che offrono le esperienze gastronomiche più apprezzate a livello globale.

Tra metropoli celebri per la loro tradizione culinaria e nuove destinazioni emergenti, sorprende la presenza di una sola città italiana nella graduatoria..

Lima, Bangkok e Città del Messico in vetta: come nasce la classifica e perché hanno convinto

Per stilare la classifica, Time Out ha chiesto agli abitanti di diverse città di giudicare la scena gastronomica locale sulla base di 18 criteri, tra cui qualitàvarietà e rapporto qualità-prezzo. Poi ha incrociato tutto con i pareri di chefgiornalisticritici gastronomici ed esperti del settore. Ne viene fuori una mappa molto ampia, che tiene insieme tradizioni e abitudini diverse e premia non solo i ristoranti di alto livello, ma anche il cibo di tutti i giorni, quello di strada, quello che i residenti mangiano davvero.

In cima c’è Lima, capitale del Perù, spinta anche dall’idea di una città conveniente: il 90% degli intervistati ha detto che mangiare fuori lì è economico. Per la rivista contano la ricchezza dell’offerta e la capacità di mettere insieme piatti diversi, dal rocoto ripieno agli stufati di mais, fino alla cucina amazzonica che si sta facendo spazio. Se però bisogna scegliere un simbolo, la scelta cade sul ceviche, piatto ormai legato all’identità gastronomica peruviana e riconosciuto come Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.

Al secondo posto c’è Bangkok, raccontata come un crocevia di culture che finisce direttamente nel piatto, tra classici e bancarelle. Qui il riferimento è al pad thai, ma soprattutto allo street food thailandese, ancora oggi uno degli aspetti più citati da viaggiatori e residenti quando si parla di cucina asiatica accessibile, veloce e ben piantata nei quartieri.

Terza è Città del Messico, dove il cibo di strada e la tradizione popolare restano centrali nell’immagine stessa della città. Time Out richiama i tacos, in particolare il taco al pastor — tortilla di mais con maiale marinato, agrumi e peperoncino — come esempio di una cucina immediata, riconoscibile, ma anche legata a materie prime precise, dal mais all’avocado.

Napoli sale al 14° posto: la spinta di pizza fritta e street food

Per l’Italia c’è solo Napoli, che rispetto alla classifica precedente guadagna cinque posizioni e passa dal 19° al 14° posto, restando l’unica città italiana in elenco. Un balzo netto, soprattutto perché il capoluogo partenopeo finisce davanti a città come New York City (15ª), Marsiglia e la stessa Medellín, precipitata al 20° posto dopo il podio dell’anno prima.

La rivista lega il risultato alla natura profonda della cucina napoletana, nata da stratificazioni antiche — greche, romane, spagnole, francesi — ma ancora oggi visibile soprattutto nei vicoli, tra banchi e locali semplici. Il tratto che emerge è quello di una cucina popolare, dove pesa molto lo street food e contano ricette essenziali.

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Napoli unica città italiana in classifica – Comozero.it

Non a caso, il piatto consigliato da Time Out è la pizza fritta, ripiena di ricottapomodoro e salame, nata nel dopoguerra e rimasta, scrive la rivista, “golosa, caotica e inconfondibilmente napoletana”. Il piazzamento di Napoli arriva dentro una classifica molto distribuita sul piano geografico. Ci sono, tra le altre, LondraBarcellonaAteneLisbonaCittà del CapoOsakaHong KongBuenos AiresCopenaghen e Melbourne, unica presenza dell’Oceania.

L’Asia, da sola, occupa più di un quarto della graduatoria con sei città. Eppure, guardando all’Europa mediterranea, il dato che salta agli occhi è proprio l’assenza delle altre italiane. Questo non vuol dire che la cucina italiana abbia perso peso a livello internazionale.

Dice piuttosto che, nelle classifiche costruite su percezione urbana, accessibilità e vitalità della scena locale, l’Italia fatica di più a trasformare la sua reputazione in una presenza più ampia. Napoli, da questo punto di vista, resta un’eccezione concreta: una città che continua a essere raccontata attraverso il cibo, spesso con immagini semplici — una friggitoria, un tavolo all’aperto, una fila all’una — e che proprio lì, in quel linguaggio diretto, conserva la sua forza.

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