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Gli esperti concordano: “Quando la temperatura supera questa soglia, i ventilatori non servono a nulla”

L’arrivo prossimo dell’estate sta portando temperature via via sempre più alte e asfissianti, ma affidarsi al ventilatore per cercare sollievo può rivelarsi deleterio

Con l’arrivo delle ondate di calore sempre più intense, milioni di persone si affidano ai ventilatori per trovare un po’ di sollievo. Tuttavia, secondo gli esperti, esiste una soglia di temperatura oltre la quale questi dispositivi perdono gran parte della loro efficacia e possono addirittura contribuire ad aumentare il disagio.

Ecco cosa dicono gli studi e quali alternative adottare per proteggersi dal caldo estremo.

Il ventilatore non serve se la temperatura è troppo alta

Quando in casa si va oltre i 35 gradi, nelle ore più pesanti dell’estate, il ventilatore da solo non basta più ad abbassare la temperatura corporea. Anzi, può finire per favorire disidratazione e malesseri, soprattutto tra anziani e bambini.

È un richiamo che torna nelle indicazioni degli esperti di salute pubblica e nei piani locali contro le ondate di calore. Il motivo, in fondo, è semplice: il ventilatore non raffredda l’aria della stanza, la sposta. Aiuta il sudore a evaporare e dà sollievo subito, ma solo finché non si supera una certa soglia.

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Niente ventilatore oltre i 35° gradi – Comozero.it

Il quadro cambia quando l’aria della stanza diventa più calda della pelle, che in media resta intorno ai 34-35 °C. A quel punto il ventilatore non toglie calore al corpo: mette in movimento aria che può essere persino più calda della superficie cutanea. In pratica, la termoregolazione fa più fatica.

“Quando la temperatura supera i 35 °C, i ventilatori elettrici non sono utili per prevenire le malattie legate al caldo perché non riducono la temperatura corporea”, alcuni esperti spagnoli sono stati chiari. Il rischio aumenta per i soggetti più fragili, soprattutto se restano per ore in stanze esposte al sole, con tapparelle alzate e poca acqua bevuta. Il sudore evapora in fretta, è vero, ma se il corpo continua ad assorbire calore dall’esterno possono arrivare stanchezza, capogiri, mal di testa. E nei casi più gravi, i colpi di calore.

Contro il caldo estremo non basta il ventilatore: le alternative consigliate dagli esperti

Le indicazioni che tornano più spesso puntano su poche mosse pratiche, ma precise. La prima è l’uso dell’aria condizionata con il termostato intorno ai 26 °C, considerati un buon punto di equilibrio tra benessere e consumi elettrici. Scendere a 22 o 23 gradi, ricordano i tecnici dell’energia, non raffredda più in fretta la stanza: fa solo salire la spesa.

Se poi il condizionatore viene affiancato da un ventilatore a bassa velocità, l’aria fresca si distribuisce meglio e il compressore può lavorare per meno tempo. In diverse guide sul risparmio energetico si parla anche di tagli ai consumi importanti, fino al 65% in certe condizioni, anche se il dato cambia a seconda della casa, dell’isolamento e degli apparecchi installati. Dove il condizionatore non c’è, restano i rimedi più immediati: docce tiepide, panni umidi su collo e braccia, finestre chiuse nelle ore centrali, acqua bevuta con regolarità.

E poi i rifugi climatizzati — biblioteche, centri commerciali, sale pubbliche — dove passare almeno qualche ora del pomeriggio. È lì che spesso medici di famiglia e Comuni invitano ad andare nei giorni di allerta massima. Perché con il caldo estremo il sollievo del ventilatore, da solo, può anche ingannare.

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