Il caso delle oltre 300 gomme scaricate a Faloppio, comune in provincia di Como, sta facendo discutere: le indagini portano a una pista svizzera
A Faloppio, nei giorni scorsi, sono stati trovati oltre 300 pneumatici usati abbandonati in un prato vicino al confine con la Svizzera. Adesso i carabinieri forestali di Appiano Gentile, con il coordinamento della Procura di Como, stanno seguendo una pista che riporta ancora una volta verso il Ticino, in particolare il Mendrisiotto.
Sul posto, infatti, sono emersi elementi che ricordano molto da vicino un caso quasi identico già ricostruito nel 2022. Prima ne sono spuntati una cinquantina, poi tutti gli altri, ammucchiati nell’erba.
Un ritrovamento che ha subito fatto pensare a un copione già noto: smaltimento illecito di rifiuti speciali, passaggio oltreconfine, controlli su garage e aziende incaricate del ritiro.
Dalle etichette sulle gomme al caso del 2022: così prende forma il sospetto traffico oltreconfine
Secondo quanto emerge dagli accertamenti, alcune delle gomme abbandonate a Faloppio avrebbero lasciato tracce utili per ricostruirne il percorso. A partire da etichette incollate sul battistrada, con riferimenti alle vetture o agli operatori che avevano effettuato il cambio.
È da qui, da dettagli all’apparenza minimi ma in realtà decisivi, che gli investigatori stanno provando a risalire alla filiera. Nei taccuini dei militari sarebbe finito anche un nominativo riconducibile a un gommista del Mendrisiotto.
Per ora non c’è ancora una contestazione formale, ma la direzione dell’inchiesta sembra quella. E il precedente pesa. All’inizio del 2022, tra Lurago Marinoni e Mozzate, nell’area del Parco Pineta, erano state trovate altre gomme di autovettura scaricate illegalmente nel Comasco.

In quel caso gli accertamenti erano arrivati fino a Locarno. La ricostruzione degli inquirenti parlava chiaro: un gommista locarnese aveva affidato il materiale a una ditta del Mendrisiotto specializzata nello smaltimento di pneumatici usurati, ma il conferimento era poi uscito dai canali regolari.
Solo a quel punto era emersa l’intera catena, dal garage fino al luogo dell’abbandono. Quell’indagine si era chiusa con una condanna per reati ambientali, una multa superiore ai 10.000 euro e l’obbligo di pagare rimozione e smaltimento dei pneumatici.
Anche stavolta, dunque, il nodo non è solo capire chi abbia scaricato materialmente le gomme nel prato di Faloppio, ma ricostruire chi le abbia prese in carico, con quali documenti e attraverso quali passaggi.
Dalle prime verifiche, la matrice potrebbe essere ancora una volta transfrontaliera. Gli inquirenti restano prudenti, ma il quadro, almeno per ora, riporta alla stessa fascia di confine e allo stesso tipo di traffico illecito.