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Le lauree che ‘garantiscono’ gli stipendi più alti: queste sono una certezza

Le lauree che fanno guadagnare di più in Italia: informatica, ingegneria ed economia guidano la classifica

In Italia il rapporto tra laurea e stipendi resta molto chiaro anche nel 2026, in linea con quanto già emerso nei report precedenti: chi ha un titolo universitario porta a casa in media 39.697 euro lordi l’anno, contro i 27.723 euro di chi non è laureato. La retribuzione media nazionale, invece, si ferma a 29.214 euro.

I numeri, più che le sensazioni, raccontano questo: la formazione pesa ancora nella costruzione di una carriera. Ma non basta da sola, perché a fare la differenza entrano in gioco anche età, ruolo e settore.

Laurea o no, la differenza in busta paga si vede eccome

Il divario c’è, ed è tutt’altro che piccolo. Secondo i dati riportati da Job Pricing, un laureato guadagna in media il 42,3% in più rispetto a un non laureato. Una distanza che si allarga quando si sale di livello. Non conta solo la prima busta paga: tra chi ha una laurea, uno su quattro arriva almeno al ruolo di quadro, mentre tra i non laureati appena il 3% riesce a diventare dirigente.

Dentro questo scarto pesa anche il tipo di percorso fatto. Chi si ferma alla laurea triennale resta in media sotto i 30mila euro lordi annui. Con una laurea specialistica o un master, invece, si arriva intorno ai 39mila euro.

Ai vertici il salto resta, ma si assottiglia: un dirigente diplomato guadagna in media 97.800 euro, chi ha un master sale a circa 106mila euro. Il punto è semplice: il titolo di studio non decide tutto, ma aumenta parecchio le possibilità di entrare nei ruoli che pagano meglio.

Resta poi il confronto con il resto d’Europa. Nella classifica Ocse citata nel report, l’Italia è al nono posto nell’area euro per retribuzioni medie. Molto lontana dal Lussemburgo, dove si superano i 63mila euro annui, e dietro anche alla Francia, sopra i 37.600 euro. In altre parole, studiare conviene, ma dentro un mercato del lavoro che continua a muoversi con margini stretti e salari ancora compressi.

Dall’IA al design, ecco le lauree che oggi pagano di più

Se si guarda ai corsi di studio che offrono le prospettive più solide, in cima alla classifica restano informaticaingegneria ed economia.

È soprattutto la prima a intercettare la domanda più forte delle imprese: chi si specializza in Intelligenza artificialecybersecurity o sviluppo software entra spesso in un mercato che assorbe in fretta, con stipendi iniziali sopra la media e tempi più rapidi per trovare posto. Il motivo è noto: questi profili continuano a mancare.

Subito dopo c’è il blocco delle lauree in ingegneria, con risultati particolarmente buoni per ingegneria industrialeaerospaziale e, anche se in modo diverso, civile.

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L’ingegnere, uno dei lavori più pagati – Comozero.it

Tengono bene pure le biotecnologie, soprattutto negli sbocchi legati all’ingegneria genetica. Nell’area economica continuano a dare buoni ritorni economia e amministrazione aziendale, specie per chi poi si sposta verso controllo di gestione, finanza o consulenza.

C’è poi il capitolo dei profili creativi, ma molto richiesti dall’industria. I laureati in Product Design e nel design industriale trovano spazio in aziende manifatturiere, nell’arredamento e nella tecnologia, settori in cui la parte progettuale conta ancora molto.

Bene anche marketing e comunicazione, soprattutto sul lato digitale, dell’analisi dei dati e delle strategie online. Più indietro, secondo il materiale di partenza, i percorsi in CTF e chimica. In medicina, invece, restano forti alcune specializzazioni come chirurgiaodontoiatria e veterinaria.

Per farmacia il discorso cambia: lo stipendio iniziale non è tra i più alti, ma può crescere se si passa alla gestione di un’attività.

Quando cresce lo stipendio e quando invece la corsa rallenta

Il titolo di studio conta, ma non basta a spiegare tutto. La crescita della busta paga dipende anche dall’inquadramento contrattuale e dal momento della carriera.

La differenza tra chi è all’inizio e chi arriva ai livelli più alti può toccare il 45%, ma il percorso non è uguale per tutti. Per operai e impiegati gli aumenti più consistenti si concentrano nei primi anni, poi la curva rallenta: spesso attorno ai 40 anni per gli operai e ai 50 per gli impiegati.

Per i quadri, invece, la fase più favorevole arriva intorno ai 35 anni. Per i dirigenti, il salto più netto si vede attorno ai 45. Anche i dati per età confermano questo andamento: fino ai 24 anni si guadagnano in media 22.649 euro, tra i 25 e i 34 anni si sale a 25.893 euro, tra i 35 e i 44 a 29.223 euro, nella fascia 45-54 anni a 31.436 euro, fino ai 32.851 euro degli over 55.

Sullo sfondo resta un elemento che in Italia pesa ancora molto: l’esperienza viene premiata più della velocità di carriera, e i ruoli al vertice restano spesso poco accessibili ai più giovani. Ma qualcosa si sta muovendo.

Tra dirigenti e quadri under 44, i laureati sono il 71,5%; tra gli over 45 la quota scende al 47,5%. È un segnale chiaro: la formazione universitaria non garantisce da sola stipendi alti, ma continua a essere la strada più solida per arrivare ai lavori che pagano meglio.

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