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Opel, richiamo per rischio esplosione airbag: i modelli interessati

Richiamo urgente per alcune vetture Opel: gli airbag Takata sono difettosi e a rischio esplosione. I modelli interessati

Il Tribunale di Torino ha accolto il ricorso cautelare di Altroconsumo e ha imposto a Opel/Stellantis un richiamo urgente per alcuni modelli con airbag Takata difettosi. Al centro ci sono le segnalazioni sul rischio che i dispositivi possano esplodere durante l’attivazione.

La decisione, resa nota il 13 giugno, riguarda migliaia di automobilisti in Italia e punta a rafforzare informazione, assistenza e tempi di intervento, per evitare conseguenze gravi, persino letali, dentro l’abitacolo.

È l’ultimo passaggio di una vicenda che da anni pesa sul settore dell’auto. E che adesso entra in una fase più dura anche sul fronte giudiziario.

Le Opel coinvolte e il pericolo degli airbag che possono esplodere all’attivazione

Nel provvedimento finiscono diversi modelli Opel molto diffusi in Italia: Corsa, Astra, Meriva, Zafira e Mokka. Sono le vetture indicate tra quelle potenzialmente interessate dal richiamo legato agli airbag Takata.

Il problema, secondo quanto emerso nel procedimento, può presentarsi quando l’airbag si apre dopo un urto: invece di gonfiarsi normalmente, il sistema potrebbe scagliare frammenti metallici nell’abitacolo, con un rischio reale di lesioni gravi per chi è a bordo. È questo il punto che i giudici torinesi hanno ritenuto decisivo.

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Rischio esplosione per gli airbag Takata – Comozero.it

La vicenda Takata, del resto, non comincia certo oggi. L’azienda giapponese è già stata al centro di uno dei più grandi richiami auto al mondo, con milioni di veicoli coinvolti in vari Paesi e una lunga scia di contenziosi, controlli tecnici e campagne di sostituzione.

In Italia, ha spiegato Altroconsumo, il nodo principale resta la capacità di raggiungere in modo chiaro i proprietari delle auto che non sono ancora state riparate. E proprio su questo fronte, secondo l’associazione, le comunicazioni arrivate finora non sarebbero state sufficienti.

Stop drive, carroattrezzi e auto sostitutiva: cosa cambia dopo la decisione dei giudici

Il provvedimento del Tribunale di Torino impone adesso a Stellantis obblighi precisi. L’azienda dovrà far partire una campagna informativa nazionale sui principali quotidiani e sui siti di informazione, così da rendere il richiamo più visibile e più chiaro.

Dovrà inoltre contattare direttamente i proprietari dei veicoli soggetti a stop drive, cioè quelli che, in base alle indicazioni, non devono più essere usati fino alla riparazione.

Non soltanto email o sms: anche ricerche tramite gli archivi del Pra, raccomandate e, quando possibile, posta elettronica certificata.

Per gli automobilisti, sul piano pratico, cambia parecchio. Stellantis dovrà spiegare in modo esplicito che le auto interessate non possono essere guidate neppure per arrivare in officina e che il trasferimento dovrà avvenire con carroattrezzi a spese dell’azienda.

Entro sette giorni dalla richiesta del cliente, inoltre, dovrà essere garantita un’auto sostitutiva oppure un servizio alternativo di mobilità, come il car sharing. Un passaggio pesante, perché trasforma il richiamo in un obbligo immediato e concreto.

Resta da capire quanti proprietari siano ancora da rintracciare e in quanto tempo la rete di assistenza riuscirà a chiudere gli interventi. In base alle prime indicazioni, la priorità andrà ai veicoli sottoposti a fermo precauzionale.

Chi possiede una delle auto indicate, in queste ore, è invitato a controllare al più presto la propria posizione attraverso i canali ufficiali del costruttore o della rete assistenziale. Il punto, ormai, è uno solo: non usare il veicolo se rientra nello stop drive.

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