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Quanto guadagna un medico di base per ogni paziente in Italia: le cifre

Sapere quanto guadagna un medico di base è tra le curiosità più cercate sul web: ecco svelate le cifre

In Italia, mentre si discute della riforma della medicina territoriale, torna il nodo dei compensi dei medici di base. Perché dentro quelle cifre ci sono molte cose insieme: stipendi, carenza di personale e tenuta del servizio pubblico.

Secondo i dati citati da OcseAsl e Fimmg, un medico di famiglia può guadagnare da 52.500 euro lordi l’anno fino a circa 160mila euro, a seconda del numero di assistiti, dell’anzianità e delle indennità. Numeri importanti, almeno sulla carta. Ma dentro un sistema che da anni mostra crepe evidenti. Basta guardare gli organici. O le sale d’attesa.

Medici di base, come nasce lo stipendio: quota per assistito, 1.500 pazienti e bonus

La base del compenso è la quota capitaria: in sostanza, quanto viene riconosciuto al medico per ogni paziente iscritto. In base ai dati disponibili sull’ultimo accordo di categoria, firmato nel 2018, il medico riceve circa 70 euro lordi per assistito se ha meno di 500 pazienti. Superata quella soglia, la cifra scende attorno ai 35 euro. Con il massimale di 1.500 assistiti, il reddito annuo legato alla sola attività ordinaria può quindi andare da 52.500 a 105mila euro lordi.

Poi ci sono le voci aggiuntive, che possono pesare parecchio: le maggiorazioni per anzianità, i contributi per gli assistiti over 75, l’indennità di reperibilità notturna e le attività legate alle campagne sanitarie. Per un vaccino antinfluenzale fatto in studio vengono riconosciuti tra 6 e 10 euro, per il vaccino anti-Covid circa 10 euro, che diventano 28 euro se la somministrazione avviene a domicilio.

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Quanto guadagna un medico di base – Comozero.it

tamponi domiciliari sono indicati in 18 euro. Sommate nel tempo, queste voci fanno salire il totale. Così un medico con meno di tre anni di esperienza può arrivare attorno a 71.500 euro lordi annui; chi lavora da 10-20 anni si colloca intorno a 123mila euro; oltre i vent’anni, secondo queste stime, si può toccare quota 160mila. Lordi, va detto. Non netti.

Meno medici, contratto fermo e Case della Comunità: la riforma che divide

Il punto, però, non è solo quanto guadagnano. È che i medici di medicina generale sono sempre meno. I dati Ocse indicano un calo da 47.148 professionisti nel 2000 a 42.428 nel 2019 e nel 2020: in tutto, 4.720 unità in meno.

Nel frattempo il contratto è scaduto e il rinnovo non si vede. Alcune regioni, tra cui Puglia ed Emilia-Romagna, hanno chiesto ai medici vicini alla pensione di restare ancora in servizio per coprire i vuoti. Una toppa, più che una soluzione. Da qui la riforma discussa negli ultimi anni.

Oggi i medici di base sono liberi professionisti convenzionati; il nuovo modello punta invece a inserirli di più nella rete pubblica, con una presenza organizzata nelle Case della Comunità. L’obiettivo, sulla carta, è chiaro: più ore sul territorio, lavoro insieme a infermieri e specialisti, accessi più semplici per i cittadini e meno pressione sui pronto soccorso.

Si parla anche di un impegno vicino alle 38 ore settimanali e di una revisione della formazione, con una specializzazione universitaria in Medicina generale al posto dell’attuale corso triennale.

I sindacati dei medici, però, hanno più volte detto no, temendo una perdita di autonomia professionale. Ed è qui che si gioca la partita vera: non solo il reddito di un singolo professionista, ma il futuro dell’assistenza di prossimità.

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