Come funziona la sanatoria 2026 di IMU e TARI e quali sono le scadenze: tutti i dettagli
Per chi si è ritrovato con arretrati su IMU o TARI, una cartella può arrivare proprio nel momento peggiore: quando ci sono già mutuo, bollette, altre rate e magari una vecchia dimenticanza che nel frattempo si è appesantita tra sanzioni e interessi.
La novità del 2026 prova a intervenire qui. Con il Decreto Fisco del 20 maggio 2026, che estende la Rottamazione Quinquies anche ai tributi locali, si apre la possibilità di chiudere alcune pendenze a condizioni più leggere. Ma non sarà un beneficio automatico né uguale per tutti: tutto dipenderà dalle scelte dei Comuni, dal tipo di debito e da quando quel carico è stato affidato alla riscossione.
Chi può aderire alla rottamazione: cartelle ammesse, debiti esclusi e ruolo delle delibere comunali
La sanatoria riguarda i debiti locali affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione entro il 31 dicembre 2023 e maturati tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. In questo perimetro rientrano le cartelle di IMU e TARI, ma anche altri tributi locali più piccoli, come imposta di soggiorno, alcuni canoni accessori, diritti sulle affissioni e perfino certe rette scolastiche, se sono già finite in riscossione.
Per l’IMU, in concreto, il riferimento è soprattutto a seconde case, immobili di lusso, terreni o altri immobili per cui l’imposta era dovuta. Per la TARI, invece, la misura può toccare sia le utenze domestiche sia quelle non domestiche. Il punto che conta davvero è un altro: la rottamazione non parte automaticamente in tutta Italia.
Serve una specifica delibera del Comune. Se l’ente locale non aderisce, il contribuente non potrà accedere alla misura anche se la cartella rientra nei termini. Restano fuori anche i debiti non ancora affidati all’AdER, quelli gestiti direttamente dal Comune con procedure interne e, più in generale, alcune somme già escluse dalla riscossione nazionale, come quelle che derivano da sentenze definitive della Corte dei Conti o dal recupero di aiuti di Stato illegittimi.
È un dettaglio tecnico, sì, ma nella pratica pesa molto: due contribuenti con la stessa vecchia TARI non pagata possono trovarsi in situazioni diverse solo perché abitano in Comuni diversi.
Quanto si paga davvero: stop a sanzioni e interessi, rate fino a 54 e costi che restano dovuti
Il vantaggio vero della misura sta nella cancellazione di sanzioni e interessi di mora. In sostanza, chi aderisce paga il tributo originario, non tutto quello che nel tempo gli si è accumulato sopra. Ed è qui che la rottamazione può fare la differenza: su cartelle vecchie di anni, la parte accessoria finisce spesso per pesare quanto, o anche più, dell’imposta iniziale.
Restano però da pagare le spese di notifica e, se ci sono state, quelle per eventuali procedure esecutive già avviate. In molti casi non sono dovuti nemmeno gli aggi di riscossione, ma questo va controllato sul singolo carico. È un passaggio da non prendere alla leggera, perché l’importo finale può essere più basso del previsto ma quasi mai coincide con il semplice importo “pulito” del tributo.
Il pagamento potrà essere fatto in un’unica soluzione entro il 31 gennaio 2027 oppure a rate, fino a un massimo di 54 rate bimestrali, con un interesse annuo del 3%. Tradotto: da una parte la misura alleggerisce il vecchio debito, dall’altra impone comunque una scelta concreta. Chi ha più cartelle aperte dovrà farsi bene i conti: pagare subito, se possibile, o spalmare tutto nel tempo per non rischiare di saltare una scadenza e perdere il beneficio.
Calendario dell’adesione: dai passaggi dei Comuni alla domanda all’AdER fino al pagamento entro il 31 gennaio 2027
In questa partita le date pesano quasi quanto i requisiti. Dopo l’approvazione del Decreto Fisco del 20 maggio 2026, il primo passaggio spetta ai Comuni: entro il 30 giugno 2026 dovranno approvare la delibera di adesione, trasmettere all’AdER l’elenco dei carichi interessati e pubblicare il provvedimento sul sito istituzionale. Solo da quel momento il contribuente potrà capire se la sua posizione rientra davvero nella finestra di regolarizzazione.

Secondo il calendario indicato, entro il 15 settembre 2026 l’Agenzia delle Entrate-Riscossione dovrebbe mettere a disposizione i dati per i contribuenti interessati; entro il 31 ottobre 2026 si aprirà la finestra per presentare la domanda di adesione tramite il portale AdER; entro la fine del 2026 arriverà poi la comunicazione con le somme dovute. Il versamento in un’unica soluzione scadrà il 31 gennaio 2027, mentre chi sceglierà la rateizzazione seguirà il piano previsto.
Prima ancora di fare domanda, però, conviene controllare bene tre cose: che il Comune abbia aderito, che il debito sia stato davvero affidato all’AdER entro il 31 dicembre 2023 e che non rientri tra le pendenze escluse. È il classico caso in cui muoversi all’ultimo momento può trasformare un’opportunità in una perdita di tempo davanti a uno sportello o a uno schermo. Per molti questa sanatoria non risolverà tutto, ma può essere almeno un modo per rimettere ordine in conti rimasti in sospeso troppo a lungo.