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Squali in aumento nelle acque italiane: la mappa degli avvistamenti

Nelle acque italiane stiamo assistendo a un graduale aumento della presenza di squali: la mappa degli avvistamenti

Squali nel Mediterraneo ce ne sono da sempre. Ma nel 2026 gli avvistamenti in Italia stanno aumentando e i casi si rincorrono tra Sardegna, Liguria, Toscana, Sicilia, Puglia e Adriatico, sia sotto costa sia al largo. G

li esperti legano questa crescita soprattutto a acque più calde e spostamenti delle prede. Un punto, però, va chiarito subito: nella maggior parte dei casi si tratta di specie non pericolose per l’uomo, anche se la prudenza, soprattutto quando l’incontro avviene a pochi metri dalla riva, resta la prima regola.

Dalla Sardegna alla Sicilia, dove gli incontri si ripetono di più

La mappa degli avvistamenti di squali in Italia è ampia, ma ci sono zone che tornano più spesso. La prima è la Sardegna. A inizio giugno, nelle acque di Monti Russu lungo Costa Paradiso, un triatleta francese che si stava allenando ha raccontato di essere stato morso da un piccolo esemplare, da lui indicato come squalo pinna nera. Nessuna grave conseguenza, fortunatamente, ma l’episodio ha riacceso l’attenzione su un tratto di costa dove, in quel momento, il mare era già pieno di bagnanti.

Pochi giorni prima, a fine maggio, un altro episodio aveva fatto parlare nell’arcipelago de La Maddalena. Una verdesca di circa due metri è stata vista a pochi metri dalla riva della spiaggia di Bassa Trinità, tra gli scogli di una piccola insenatura molto frequentata. I presenti l’hanno seguita con lo sguardo per alcuni minuti, qualcuno ha ripreso tutto con il telefono, poi l’animale si è allontanato verso il largo. Ma non c’è solo la Sardegna.

Tra Liguria e Toscana, soprattutto al largo, gli incontri vengono segnalati con una certa continuità. Il 14 giugno, nei pressi di Calafuria, al largo di Livorno, due pescatori usciti a cercare tonni si sono trovati all’amo uno squalo mako di circa due metri, poi rimesso in mare. Sempre a giugno, un altro mako è stato segnalato nelle acque attorno all’isola del Tino, all’estremità occidentale del Golfo dei Poeti.

Anche la Sicilia resta un punto delicato. Il 13 maggio, nel Canale di Sicilia, alcuni sub della Healthy Seas Foundation, impegnati a recuperare reti impigliate sui fondali, si sono trovati davanti un grande squalo bianco, una femmina adulta lunga circa 3,5 metri. Un incontro raro, ma documentato.

Negli scorsi giorni, a Capo Gallo, in provincia di Palermo, alcuni pescatori intenti a recuperare un grande pesce spada hanno raccontato di essere stati avvicinati da un altro squalo bianco, stimato sui quattro metri.

Più sporadici, ma non isolati, i casi in Puglia e sull’Adriatico: ad aprile, al largo di Gallipoli, un’imbarcazione è stata urtata da uno squalo mako ferito che nuotava a circa 40 metri di profondità. A maggio, una verdesca di circa tre metri è stata avvistata nel porto turistico di Marina Dorica, ad Ancona, mentre un altro esemplare è stato ripreso nel Golfo di Trieste.

Verdesca, mako e squalo bianco: quali specie compaiono più spesso

Nel Mar Mediterraneo vivono oltre 45 specie di squali e quasi tutte sono considerate innocue o poco pericolose per l’uomo. Gli avvistamenti più frequenti, anche guardando ai casi degli ultimi mesi, riguardano la verdesca, cioè lo squalo azzurro, il mako, il palombo, il gattuccio, il verdone e, più raramente, lo squalo bianco. È questo il punto che spesso si perde nel racconto pubblico: vedere uno squalo non significa, di per sé, trovarsi davanti a un pericolo immediato.

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La verdesca tra i più segnalati – Comozero.it

La verdesca è tra le specie più segnalate nel 2026. È comparsa a Bassa Trinità, alla Maddalena, ed è stata vista anche ad Ancona e nel Golfo di Trieste, spesso in superficie o comunque vicino alla costa. Lo squalo mako, invece, ricorre soprattutto nei racconti dei pescatori: a Livorno, all’isola del Tino e ancora al largo di Gallipoli, dove un esemplare ferito avrebbe urtato una barca. Più rari, ma inevitabilmente più notati, i casi di squalo bianco nel Canale di Sicilia e a Capo Gallo. Anche in questi episodi, però, non risultano aggressioni né situazioni sfuggite di mano.

Perché oggi si vedono di più: acque più calde e prede che cambiano rotta

Perché gli squali nel Mediterraneo oggi si vedono più spesso? Una risposta netta non c’è, ma le spiegazioni che tornano più di frequente sono due. Da una parte ci sono le temperature del mare in aumento, che rendono alcune aree del Mediterraneo più favorevoli agli spostamenti di questi grandi predatori. Dall’altra c’è la pesca intensiva in alto mare, che cambia la distribuzione delle prede e può spingere gli squali ad avvicinarsi di più alla costa.

Secondo quanto riportato dal Messaggero, le acque più calde offrirebbero condizioni adatte a specie che seguono le loro rotte migratorie insieme ai pesci di cui si nutrono. È in quel momento che il fenomeno diventa visibile anche a chi è in spiaggia o esce in barca per poche miglia. Questo non significa che il Mediterraneo sia diventato all’improvviso più pericoloso, né che l’aumento degli avvistamenti corrisponda a più attacchi.

Significa, piuttosto, che alcuni animali stanno cambiando abitudini o zone di passaggio e che oggi vengono notati molto di più, anche perché telefoni, video e social trasformano ogni incontro in una segnalazione quasi immediata. In caso di contatto ravvicinato, la regola resta semplice: niente panico, movimenti lenti, allontanarsi con cautela e avvisare subito Capitaneria di porto o bagnini.

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