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Politica

Minghetti ko, Bartolich affonda Pd e centrosinistra: “Un blocco opaco, elitario e intollerante di ricchi e ricchissimi”

Dopo il risultato decisamente al di sotto delle attese al primo turno (3,68%) la candidata sindaca di Civitas (1,71%) e Bene Comune (1,79%) Adria Bartolich ha assitito alla finestra al ballottaggio tra Barbara Minghetti e il neosindaco Alessandro Rapinese. Oggi, tramite facebook, ha proposto la sua lettura di tutta questa tornata elettorale, senza far mancare nuove accuse durissime al centrosinistra e tornando anche al caso della “famosa” foto con Rapinese a margine di un comizio.
La premessa parte dal netto distacco con cui Rapinese ha vinto: “Un distacco più basso, ne sono certa, avrebbe riaperto la polemica del “nemico a sinistra” e elevato l’argomento “avete fatto vincere la destra” a problema principale. Qui, con tutta evidenza, questo argomento non vale. La destra, se così si può definire la lista civica di Rapinese, avrebbe vinto comunque anche senza la rottura a sinistra peraltro né voluta né cercata da noi”.

Poi il primo di tanti affondi rivolti alla coalizione guidata dal Pd e schierata con Minghetti: “Se Dio vuole questa volta forse si farà un’analisi del voto seria e senza alibi. Il centro-sinistra perde, e fa tutto da solo. Perde per una serie di ragioni alcune delle quali sono state alla radice della scelta di presentarmi alle elezioni come candidata sindaco per due liste civiche che non sono ragioni personali, come qualcuno sempre in cerca di alibi ha cercato di dire, forse per il famoso meccanismo della proiezione, così avrebbe fatto lui, bensì politiche. Sono sempre stata di sinistra, certo una sinistra moderata, della mediazione, niente barricate e molto lavoro sui contenuti, ma di sinistra, anche se la sinistra spesso mi vede come il fumo negli occhi, ma ci sta. Anche a me certa sinistra spesso non piace per niente e l’ho sempre detto senza problemi. Cerco di spiegare perché”.

Da qui in poi, il cuore del messaggio che riproponiamo integralmente di seguito.

Vivo con irritazione questo continuo parlare di valori, sui valori non esiste possibilità di mediazione e la politica è l’arte della mediazione per eccellenza, così come non sopporto la politica che si nutre solo di simboli. Non si è di sinistra perché si canta sui balconi “Bella ciao” peraltro quando non si rischia nulla facendolo, così come non si è di sinistra dando del fascista a chiunque non la pensi come noi. Si è di sinistra quando l’intenzione centrale del nostro pensiero politico e della nostra azione è occuparsi delle persone che fanno più fatica a vivere, che non sono necessariamente i diseredati o le gravi marginalità, come si dice ora, ma le persone comuni che pur lavorando, spesso lavorando sodo, si trovano alla fine del mese senza un soldo e spesso devono fare i debiti per pagare le cose essenziali.

Di costoro la sinistra si è quasi completamente dimenticata, certo perché occuparsene significa fare un’azione ben più complessa che aiutare il povero. Vuol dire fare un’analisi di com’è cambiato il mondo del lavoro e del ruolo che ha avuto il welfare state non solo nella ridistribuzione della ricchezza ma anche nella creazione di divari tra le persone, a seconda della loro collocazione territoriale, sociale (di alcuni mi occupo di altri no) e purtroppo anche della vicinanza o meno al sistema politico e ai luoghi di decisione.

Si può essere di sinistra solo perché si ha un’opinione di sinistra? Ni. Certo puoi pensarla di sinistra anche se sei ricco sfondato, ma è un caso. Se la sinistra diventa un blocco sociale fatto quasi per intero da persone più che benestanti, per non dire ricche, per non dire ricchissime, temo che il problema sia diverso. Evidentemente la sinistra fa politiche che piacciono ai ricchi ma che forse non danno uguali vantaggi ai poveri o alle classi più svantaggiate, che spesso votano altrove. In altre parole la sinistra è chiusa in una bolla che le impedisce di vedere la realtà. Intendiamoci, non che io abbia qualcosa di personale contro i ricchi, ma mi pare di poter dire che non siano mai stati sottorappresentati nella storia del mondo, hanno banche, presiedono importanti ordini professionali, presiedono consigli d’amministrazione, possiedono industrie, alberghi, catene di negozi, vanno al Rotary club, hanno i giornali, controllano televisioni…insomma si tutelano benino da soli.

La politica deve tutelare quelli che non possono farlo da soli. Ricordiamoci che i ricchi, per ovvie ragioni altrimenti non sarebbero tali, non sono mai la maggioranza della popolazione. Capire questo prima del momento delle elezioni, è molto utile. Invito tutti a non illudersi per i buoni risultati del centro sinistra altrove, possibili solo perché il centro destra è diviso. Il centro sinistra ha un problema di radicamento grosso come una casa che non si risolve con operazioni tattiche.

Questo è il tema politico, non personale, che ho posto al PD e al centro sinistra e hanno posto le due liste civiche che rappresento Civitas e il Bene Comune. L’ho ripetuto in campagna elettorale: uno schieramento di centro-sinistra non può avere una composizione sociale di quel genere. Non ci si può presentare agli elettori con una mera operazione di potere.

A Como, dopo una campagna elettorale a dir poco imponente, nella quale mancavano solo il papa, il presidente della Repubblica e Draghi, il risultato generale della coalizione di centro-sinistra, al primo turno, è di soli 350 voti in più di quanto aveva raccolto la coalizione più le formazioni di sinistra che si erano presentate separate al primo turno nel 2017. Né ha giovato lo stile comunicativo particolarmente aggressivo che ha permeato tutta la campagna elettorale, non parlo di quello del candidato sindaco, ma dei suoi sostenitori sì.

Una campagna elettorale debordante che alle obiezioni sui cosiddetti “poteri forti” ha opposto lo sghignazzo e lo sfottò, cosa totalmente fuori luogo quando poi decidi di fare venire a sostegno della candidata tutta l’alta finanzia del nord Italia. Una sinistra piegata e subalterna che sembrava narcisisticamente compiaciuta di essere entrata finalmente nei giri che contano. Profili fake che come le zanzare intervenivano con attacchi personali continui sulle pagine social altrui, personaggi anonimi che hanno commentato quotidianamente e con una quantità di acidità perfino esagerata qualsiasi articolo durante la campagna elettorale. Fedeli militanti i quali andavano dicendo in giro che il loro preciso obiettivo era “fare fuori la Bartolich”, articoli dove si è arrivati al punto di dire che i giornali se vogliono fanno cadere le giunte, e che oggi danno dei rancorosi a coloro che non hanno votato Minghetti al ballottaggio, quasi che tutti coloro che lo hanno fatto siano anime candide prive di sentimenti ostili, ignorando volutamente ogni motivazione politica del dissenso; altri hanno irriso sul nostro risultato di lista (più alto di almeno tre liste della coalizione) con commenti del tipo “ma questa ancora parla?” (questi non sono rancorosi , naturalmente); capito il concetto di democrazia? Niente minoranze! (almeno fino a che non lo diventi anche tu, naturalmente ), poi dirigenti che chiamavano i candidati delle altre liste per dissuaderli a presentarsi, e infine per dare indicazioni su cosa votare al ballottaggio, quasi li considerassero cosa loro.

Il lavoro per spostare il voto dei cattolici e l’associazionismo inopportunamente e visibilmente schierati in prima persona per una parte. E poi la campagna sul voto utile, bisogna votare Minghetti perché altrimenti vince la destra, rafforzata anche dalla stampa. Se voti Bartolich fai vincere la destra e infine i segnali di insofferenza che venivano da sinistra, Michelini sbeffeggiato per la sua presa di posizione, Adduci e con loro molti altri , la criminalizzazione di atti normali come stringere la mano a Rapinese, e via discorrendo. Caduto il tabù, la destra non poteva più vincere, finalmente il voto libero. Rapinese si è presentato come il più aderente alla realtà, ha parlato direttamente alla città, la conosce, la ama e si vede, mentre il centro sinistra è apparso opaco, elitario e intollerante.

Rapinese ha vinto e il centro sinistra si è schiantato, imploso nei suoi giochi di potere, anche interni. La sinistra dentro la coalizione piallata; il PD cresciuto alle spese di Svolta Civica e tutto spostato sugli ex democristiani. Adesso tutta la colpa verrà data alla Minghetti, anche qui un dato simbolico, ma il problema viene da lontano, e Como, per una serie di ragioni storiche, anticipa sempre quello che poi succede altrove. A Rapinese tutti i miei migliori auguri di buon lavoro. Se farà bene sarà un bene soprattutto per la città.

12 Commenti

  1. Intanto i Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare del PD si vede che al mare invece ci sono andati, visto come hanno abbandonato sola soletta la loro “creatura”

  2. 3% e parla ancora?

    Voleva essere lei la candidata di coalizione ma i numeri parlano chiaro: ha fatto ridere su tutta la linea, meno male che è rimasta fuori, tra 5 anni nessuno si ricorderà di lei.

    ADIOS!

      1. Può essere, alla fine la stessa Bartolich è una del PD.
        Non è che basta non tesserarsi una volta per ripicca, per rinnegare la propria storia.

        Si dedichi pure alla pensione che nessuno rimpiangerà questa sua brillante affermazione elettorale!

  3. Non ho letto però una sola parola di autocritica su chi, per sua stessa ammissione, si aspettava più del 10% al primo turno e ne è uscita con un misero 3%.
    Ma dev’essere stata colpa di questi riccastri elitari dei Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare del PD…
    ..e poi mica si voleva candidare…
    E poi, le si è rotta la lavatrice, c’è stata la grandine… l’uragano… LE CAVALLETTE!!

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