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Battaglia scuole a Como: “Rapinese e i suoi tre astenuti, l’uomo solo al comando non ha più consenso unanime”

Il caso scuole e la riorganizzazione degli Istituti Comprensivi sono ancora il segnatempo del dibattito politico in città. Ieri la manifestazione delle famiglie in Comune mentre nell’aula consigliare passava il documento voluto dall’amministrazione Rapinese (con tre astensioni significative). Poi le durissime prese di posizione di Forza Italia e Lega.

In serata è poi arrivata quella del Partito Democratico con il consigliere Stefano Legnani:

In Consiglio Comunale, di fronte a una città che continua a indicare una via, ieri sera come settimana scorsa alla Corridoni, come tante altre volte, è andato in scena, questo è proprio il termine da usare, l’ormai consueto monologo del sindaco nel silenzio assordante non solo dei consiglieri di maggioranza, ma soprattutto del vicesindaco ed assessore alla partita Nicoletta Roperto, che negli atti era indicata come estensore della proposta, che non è mai intervenuta nel dibattito né ha dato alcuna risposta alle domande di chiarimento dei consiglieri di minoranza.

Il problema è che l’argomento sul quale l’assemblea cittadina era chiamata ad esprimersi non era di modesta importanza, ma riguardava il futuro delle scuole di Como e quindi quello delle giovani generazioni.

Rispetto alle legittime richieste e domande di cittadini e consiglieri comunali, rispetto alla richiesta di confronto e di una seria analisi, il Sindaco, nell’evidente impossibilità di giustificare le ennesime chiusure e trasferimenti di plessi scolastici e le continue modifiche di decisioni assunte negli anni precedenti, si è lanciato in accuse contro le precedenti amministrazioni evitando un confronto sulla proposta in discussione; confronto che è mancato non solo con i consiglieri comunali ma con tutto il mondo della scuola: dirigenti scolastici, insegnanti e famiglie.

Tutto ciò conferma, anche su in una materia così importante come la scuola, che l’amministrazione comunale non ha alcuna visione complessiva sulla città, ma procede a tentativi animata solo dall’idea di risparmiare sui costi, o almeno questo dicono, senza però considerare che il Comune non è un’impresa che deve generare utili ma un ente pubblico che eroga servizi ai suoi cittadini.

Si deve peraltro registrare, sulla proposta poi approvata dal Consiglio Comunale, il voto di astensione di tre consiglieri di maggioranza; era auspicabile maggiore coraggio, ma è comunque un segnale che l’uomo solo al comando non riscuote più un unanime consenso neppure nelle sue file. 

 

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