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Politica

Como, Barbara Minghetti candidata sindaco del centrosinistra (con “premio” a una nostra lettrice)

Alla fine, la cronista migliore di politica di ComoZero è una commentatrice di questa testata.

Il suo nome (impossibile dire se vero o meno) è Irene e alle 18.52 di lunedì sera ha lasciato queste parole a corredo di un altro articolo sui possibili candidati sindaco di Como per l’area di centrosinistra: “Finalmente il PD ha scelto di presentare un nome che può tenere insieme tutti, riconosciuto per la sua professionalità a livello internazionale e che non fa storcere il naso ai salotti buoni e nemmeno alle realtà di base“.

Impossibile – anche al di là, forse, del pizzico di malizia – non vedervi un profilo particolare, ossia quello di Barbara Minghetti. Qualche verifica, qualche telefonata, qualche tessera del mosaico nuova e vecchia messa insieme, e alla fine l’identikit ha combaciato perfettamente.

E dunque, oggi, è questo il nome pesante e definitivo su cui i dem e anche l’area di mezzo del centrosinistra (vedi Italia Viva, Azione, +Europa) puntano forte. Numero uno del Teatro Sociale, nonché già consigliera comunale in questo mandato per Svolta Civica, nonché figura di riferimento anche dell’area di quell’Officina Como di cui fa parte anche il candidato del 2017 (Maurizio Traglio) e che quasi quasi stava per esprimere anche quello del 2022, cioè Paolo De Santis.

Minghetti sembra avere tutte le carte in regola per mettere d’accordo la gran parte dello schieramento e portarvi dentro anche qualche pezzo significativo di società civile. Qualche dubbio, forse, può estendersi sul grado di “felicità” dall’ala più a sinistra della ipotetica coalizione che sfiderà il centrodestra ancora senza alfiere e il solitario Alessandro Rapinese, ma è del tutto probabile che alla fine una quadra si troverà.

Anzi, si può già scommettere sulla capacità di attrazione-seduzione di Minghetti su alcuni spezzoni moderati pure del centrodestra, più singoli che in blocco magari, in particolare quelli decisamente lontani dal polo di destra-destra che si è ormai coagulato attorno a Lega e Fratelli d’Italia.

La disponibilità dell’interessata? C’è, è stata già incassata, a dispetto dei numerosi e prestigiosi incarichi che MInghetti porta avanti nel mondo della cultura comasca, nazionale e internazionale.

Sembrano dunque sfumare in via definitiva i nomi alternativi circolati finora, almeno se si deve contare il sostegno del Pd.

Fuoco amico permettendo, ecco perché la candidatura di Minghetti alza il livello di sfida per tutti

8 Commenti

  1. Minghetti a mio avviso è sopra tutto una donna in carriera, che al massimo può rappresentare se stessa, la cittadinanza benestante e il mondo delle professioni cui appartiene. Insomma, una piddina ontologica senza collegamenti con quella parte di elettorato che si suda stipendi precari, quando li ha, con l’arcipelago associazionistico e gli ideali progressisti ed ecologisti. Fatta eccezione, al massimo, per quelli da salotto. E’ invece perfetta per sprovincializzare una città rimasta sciovinisticamente al palo, trasformandola in un capoluogo neoborghese, frettoloso, affettato, politicamente e ipocritamente corretto.

  2. E che sia la volta buona. Finalmente il campo progressista ha trovato una figura in linea con quell’insieme di valori attorno ai quali tante altre città italiane stanno riscrivendo la propria storia.
    Donna, contemporanea, esempio di cultura consolidata sul campo.
    Leviamo le vele e lasciamoci alle spalle tutto il resto. Il cattivismo interessato e pidocchioso di Alessandra Locatelli e della Lega del capitano, lo sceriffismo da parata di Elena Negretti, la politica al peperoncino di fratellini e fratelloni, lo sfascismo narcisista di Alessandro Rapinese. Ma anche il massimalismo della sinistra dello zeo virgola.
    Avanti tenendo gli occhi ben aperti su quello che siamo veramente. C’è una Como pronta a raccontarsi al mondo insieme a una città dove ragazzi, anziani e periferie chiedono risposte.
    Per trovarle tocca andare tra la gente e cominciare ad ascoltare.

  3. Finalmente una candidatura con la C maiuscola. Finalmente perché anche a Como una persona di assoluto livello ha deciso di mettersi in gioco. Non era così scontato. L’impresa è ardua anche ai più navigati politici. E finalmente per il metodo: un gruppo di amici, senza troppo preoccuparsi delle beghe partitiche, le ha proposto di candidarsi e lei, dopo aver accettato, discuterà con segretari, coordinatori, coordinatrici, spero anche le portavoce. Non sembra ma questo rompe molti alibi. In primo luogo, di fronte a una candidatura di tal livello, chi non vorrà neppure dialogare, privilegerà il proprio “particulare” rispetto al bene della città. In secondo luogo, il PD deve fare a una chiara scelta di campo: o accetta questa candidatura, l’unica che ha possibilità di vittoria, o inseguirà i gruppuscoli che in ordine sparso giocano alla sua sinistra e che vogliono un candidato di bandiera per assicurarsi la solita scontata vanagloriosa sconfitta. Infine, ed è assai più importante, il confronto tra il Candidato e i leader di liste e partiti sarà fatto sui programmi e non sulle simpatie dei “pezzi da novanta” dei diversi partiti. Ed è qui che mi permetto un piccolo suggerimento alla Dottoressa Minghetti. Allarghi la platea del confronto a tutti quelli che fanno vita politica. Si presenti alle assemblee dei diversi partiti e delle diverse liste. Parli con tutti nessuno escluso. Nemmeno quelli seduti in seconda fila nelle assemblee dei partiti minori. Se conquisterà loro, porterà a sé anche i loro leader. In un ambiente dove tutti sono messi in discussione, è necessario conquistare chi discute. Per lei, da quello che mi dicono (io non ho il privilegio di conoscerla), non sarà difficile.

  4. Minghetti col centrosinistra non c’entra nulla. Su alcune delle scelte più nefaste di questa giunta (esternalizzazione mense, privatizzazione nidi) non ha messo alcun impegno. Ottima professionista, ma la politica è un’altra cosa.

      1. Col centro sinistra, abbastanza.

        Con i micro partiti da prefisso telefonico e zero pragmatismo (Magatti e amichetti che giocano a chi può definirsi più di sinistra dell’altro) decisamente poco.

        Ma Traglio aveva anche dei difetti.

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