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Politica

Disastro cultura: Minghetti-Traglio-Nessi e l’appello che scuote giunta, imprenditori, città

Svolta Civica, la lista di centrosinistra formata da Barbara MInghetti, Maurizio Traglio e Vittorio Nessi, lancia l’allarme rosso sullo stato della cultura a Como.

Lo strumento è una lunga lettera aperta nella quale, oltre a denunciare la serie di gravi problemi che affliggono il settore si chiede non soltanto alla giunta Landriscina ma al vasto mondo associativo e imprenditoriale della città, un segnale, un passo, un segno di vita per capire quale sia la direzione per il futuro alla luce dello stallo diffuso e su più fronti.

Di seguito, il testo integrale.

È di oggi la notizia che Marker “muore”, insieme con Wow, l’anno scorso, e insieme con altri progetti cosiddetti per giovani, quali: “Allineamenti”, “Light Festival”, “Swing Festival”, “Lake Como Festival” (finito oggi a Villa erba).

Clamoroso addio, Marker annuncia il proprio funerale. Omicidio o suicidio? “No comment”

Nell’ultimo periodo, sicuramente il mondo della cultura a Como non è sotto i riflettori per buone notizie.

L’annuncio della chiusura per motivi di sicurezza degli spazi espositivi, le difficoltà di alcuni enti culturali a promuovere e sostenere i propri eventi a Como non sono, purtroppo, fulmini a ciel sereno.

Soltanto qualche mese fa era stata presentata una petizione/manifesto firmata da molte persone, operatori culturali della città e non solo, in cui veniva lanciato un allarme sullo stato della cultura e si proponevano, in maniera costruttiva, alcuni passi da poter effettuare insieme con l’amministrazione.

È il momento di lanciare un allarme forte, consapevoli del fatto che non tutto è imputabile alla sola amministrazione, e che l’enorme problema a cui assistiamo non è risolvibile soltanto da un ente o da una persona.

Facciamoci una domanda: “La città crede che la cultura sia un motore di sviluppo e un patrimonio da valorizzare?”

Purtroppo, a quanto vediamo, pare che la risposta sia negativa.

E non lo crede, in maniera davvero convinta, da tempo, intendiamoci.

Ma, se ora vogliamo crederlo, per portare un cambiamento dobbiamo farlo in tanti: il Comune – come indicatore di visione – insieme con Camera di Commercio, Unindustria, imprenditori, associazioni e tutti i cittadini.

Che ciò sia possibile ce lo ha insegnato l’esperienza di Expo, quando anche a Como, la Camera di Commercio ha coordinato per un paio di anni gli operatori uniti in un progetto comune.

Da allora ci siamo persi.

Svolta Civica chiede una riflessione seria e urgente.

Ci piacerebbe mettere la cultura, nel senso più ampio della parola (cultura artistica e di patrimonio, cultura di formazione e innovazione, cultura di territorio turistico e di periferia, cultura di comunità, cultura dei giovani, cultura come volano economico) davvero al centro dei pensieri della futura Como.

Se chi ci amministra non la pensa così, ed è legittimo non crederlo, lo dica e indichi una strada diversa per la città.

Barbara Minghetti
Maurizio Traglio
Vittorio Nessi

10 Commenti

  1. Marker scomparso insieme a “Allineamenti”, “Light Festival”, “Swing Festival”, “Lake Como Festival”. Tutto in un anno e tutte cose che non c’erano prima. Ma sarà sicuramente colpa di Lucini.

  2. E’ inutile eludere il problema. La cultura a Como ha un solo nome : Sergio Gaddi. Adesso, quando nessuno è stato in grado di fare nemmeno un millesimo di quello che ha fatto lui, ci si rende conto di quanto valeva. Adesso i comaschi capiscono quello che hanno perso.

      1. Mario, forse lei non ha mai sentito parlare di investimento culturale. Mi ricordo benissimo le polemiche strumentali contro le mostre, fatte dai soliti invidiosi del successo di Gaddi. E comunque a me non importa un bel nulla dei bilanci, quei soldi sono stati benedetti, hanno portato cultura e quindi sono stati i migliori mai spesi qui. E poi da cittadino so solo che a como non si è mai più visto nulla di simile. Tutti quelli che sono venuti dopo hanno fatto zero e questa è l’umica verità.

    1. Cultura non può essere un singolo evento all’anno circoscritto in un solo posto.
      Per carità, ben vengano se ben fatte, ma il problema è la mancanza generale di eventi, pessima coordinamento e supporto a chi si propone di organizzarne, etc..

    2. Prima di pensare ai bilanci, bisogna pensare alle iniziative. Un merito che si deve riconoscere all’ex Assessore Gaddi (di CDX) è l’aver organizzato iniziative culturali, alcune belle, altre meno o in perdita, ma che hanno prodotto interesse anche fuori Como.
      Quello che è irritante, è l’immobilismo, le iniziative funzionali agli interessi di pochi (città dei balocchi), o le buffonate da rotocalco (matrimoni dei ricchi extra-comunitari indiani a Villa Olmo).
      Gaddi avrebbe potuto fare meglio ma ha fatto. E soprattutto sul palco ha portato Van Gogh….non certo il “capitano”.

  3. Fare cultura in una città piena di buche, con marciapiedi fatiscenti, senza lampioni, senza parcheggi e cara come il fuoco? Ma mi faccia il piacere….vado a Milano.

  4. L’unica manifestazione che questa amministrazione ed i suoi “sponsor” ritengono sia “culturale” e degna di attenzione è la “Città degli allocchi”.

  5. Qui bisogna che si sveglino, ma è da 8 anni e non da 2 che dormono..specie con le mostre..Villa Olmo non l’ha uccisa il medico Mario, ma il geologo Mario, non tutto è in malora da 2 anni solamente. Noi comaschi non abbiamo voglia di fare un passo in più, a Bergamo, Varese, Lugano c’è più intraprendenza. Speriamo non sia davvero il funerale di wow, marker e altri eventi, che chi ci governa legga le lamentele e si faccia un esame di coscienza, muovendo un passo in avanti

  6. Lasciamo il “saper fare” alle citta’ piu’ evolute e non dobbiamo allontanarci molto per cercarle.
    Como e’ rimasta troppo provinciale come mentalita’ non puo’ competere con esse.
    E’ qui, si va’ dalle manifestazioni culturali, alla viabilita’, dalla gestione del territorio alla pianificazione e qualificazione dei trasporti pubblici.
    Di cosa vogliamo parlare ?
    Forse se aprissimo gli occhi sapremo darci piu’ risposte e porgerci meno interrogativi

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