La calma natalizia sembrava aver sepolto fibrillazioni, tensioni, manovre e sussurri in vista delle prossime elezioni comunali a Como (primavera 2022). Ma sotto la superficie imbiancata delle feste, in realtà, attraverso entrambi gli schieramenti hanno continuato a fluire correnti sotterranee che potrebbero produrre sommovimenti notevoli da qui alle prossime settimane.
A oggi – fatta eccezione per la candidatura in solitaria di Alessandro Rapinese – l’unico altro nome sicuro in lizza è quello di Barbara Minghetti, appoggiata per ora essenzialmente dal Pd e dalla civica di provenienza, Svolta Civica. Ma i punti di domanda sui reali confini della compagine a sostegno di Minghetti sono ancora molti.
Il principale riguarda sicuramente l’ala a sinistra del Pd, a partire da Civitas e da altri spezzoni dell’area che non sono solo le sigle di partiti e movimenti “duri e puri” (all’interno della Cgil, in particolare, le perplessità sulla scelta della candidata, vista come una sostanziale replica dell’esperienza Traglio, non mancano). Tanto è vero che a oggi – sebbene le trattative per provare a trovare una compattezza dell’intero schieramento alternativo al centrodestra non manchino – non si può affatto escludere che alla fine la quadra non si trovi e dunque che Civitas, magari a braccetto con i Cinque Stelle e altri cespugli d’area, puntino a fare bottino pieno al primo turno con Adria Bartolich candidata sindaco. Salvo poi, sempre se Minghetti raggiungesse il ballottaggio, puntare su una composizione al round finale.
C’è poi il tema del mini rassemblement di centro, quello che riunisce i renziani di Italia Viva, i calendiani di Azione e +Europa in Agenda Como 2030. Da dove, prima della sosta natalizia, arrivò un nettissimo “o noi o loro” diretto al Pd su un pomo della discordia ben preciso: l’ingresso dei Cinque Stelle in coalizione. E anche questo nodo a oggi non è sciolto e, anzi, come si diceva prima, potrebbe persino favorire la divaricazione e mettere vento nelle vele della corsa autonoma Civitas-M5S-Bartolich.
Per quanto riguarda il centrodestra, a oggi i nomi in lizza tra ufficiale e ufficioso sono due: quello del coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Stefano Molinari, e quello del farmacista outsider Roberto Tassone.
E l’attuale primo cittadino, Mario Landriscina? Nonostante al tavolo regionale del centrodestra, prima dello stop natalizio, la Lega abbia nuovamente tentato di rilanciarne un bis, le chances reali sembrano vicine allo zero. A meno che non subentri una clamorosa variabile, che oggi potrebbe apparire fantapolitica ma che potrebbe diventare più concreta a partire dal prossimo 24 gennaio.
Quel giorno, infatti, a Roma inizieranno le votazioni per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. E come noto da tempo c’è un nome ingombrantissimo che occupa il campo (almeno del centrodestra): quello del leader assoluto di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Convintissimo di potercela fare, il Cavaliere potrebbe diventare l’ago della bilancia anche sui territori soprattutto nel caso in cui le sue speranze presidenziali venissero spazzate via dai numeri (e magari da qualche franco tiratore tra gli alleati meloniani e salviniani).
Ecco, nel caso in cui Berlusconi dovesse uscire sconfitto a Roma, magari pure malamente, dalla corsa al Quirinale, beh, allora ipotizzare che lo schieramento classico del centrodestra possa assorbire l’urto senza frammentarsi e ardere di polemiche incrociate anche sui territori sarebbe davvero arduo. Il che potrebbe rimescolare le carte anche a Como nella corsa a Palazzo Cernezzi, con un polo sovranista orfano dei forzisti traditi in Parlamento, e gli stessi berlusconiani pronti a nuove e inedite alleanze per scegliere il nuovo sindaco del capoluogo. Scenario troppo fluido? Forse. Fantascienza? No.