Aveva annunciato un’accelerazione, eccola. Nel pieno della più grave crisi dell’ultimo anno e mezzo di mandato Mario Landriscina ieri è stato molto chiaro: “Vertice entro tre giorni, poi si chiude”.

E il vertice c’è stato, stamani a mezzogiorno. Summit convocato già a metà settimana ma che si pensava sarebbe slittato a causa dell’indisponibilità annunciata da Forza Italia.

Il commissario provinciale azzurro, Mauro Caprani, pubblicamente pare abbia parlato di impegni pregressi ma è chiaro a che l’assenza di oggi sia solo l’ennesimo tassello di un braccio di ferro che va avanti da settimane. Nemmeno il neocapogruppo, Enrico Cenetiempo, si è riuscito a liberare. Evidentemente è un sabato gravoso di impegni in casa dei berlusconiani.

Dunque tutti al tavolo di Mario con il convitato di pietra a incombere. Lega, Civica e Fratelli d’Italia erano presenti con i rispettivi segretari e/o leader.

Particolarmente silenzioso il segretario provinciale dei Fratelli, Stefano Molinari.

Vicerversa pare ben attrezzate alla guerra le inseparabili zarine: Alessandra Locatelli e Elena Negretti.
Siamo alla pura ricostruzione ma abbiamo uccellini a Palazzo assai affidabili. Le due hanno bombardato gli alleati azzurri: “Se hanno ritirato gli assessori per dare uno scossone – è in sintesi quanto avrebbero detto – allora per coerenza avrebbero dovuto rinunciare a tutti gli incarichi compresa la presidenza del consiglio”.
Ruolo coperto da Anna Veronelli che, peraltro, è stata fortemente contestata in questi giorni per la scelta di abbandonare il Consiglio – insieme con il gruppo forzista – lunedì sera (qui la cronaca). “La presidenza è sinonimo di garanzia – è stato detto da più parti sia in maggioranza che in opposizione – un atto politico di tale portata fa cadere il patto fiduciario”. (Infatti si vocifera ci sia una mozione di sfiducia già pronta).

Assist perfetto per arrivare alle parole di Locatelli e Negretti.
Non si tratta di un mero attacco personale a Veronelli o a Forza Italia nell’ambito di una guerra interna, non solo almeno. L’azione delle due è più sottile e riguarda tutti gli equilibri futuri della giunta, le rappresentanze interne all’esecutivo, i pesi. D’altronde, l’incarico di presidente, nel più tradizionale scacchiere politico vale come quello di un assessore.
In consiglio i movimenti sono tutt’altro che ultimati e il mercato acquisti è ancora aperto. La Civica è stata cannibalizzata dagli alleati, Antonella Patera (come ampiamente annunciato) dopo aver lasciato i forzisti è transitata momentaneamente nel Misto e lunedì dovrebbe entrare in Fratelli d’Italia. Destino simile, in teoria, anche per Tony Tufano (sempre ex azzurro pure lui nel Misto) ma assai abile nel condurre trattative su tavoli diversi. Poi c’è la somma questione Pettignano, tecnicamente ancora assessore (con dimissioni nella tasca del sindaco), ora passato ai meloniani. C’è la precisa volontà forzista di far rientrare la veramente uscita Amelia Locatelli più un nuovo nome (anche se il partito continua a ripetere come un refrain: “Non è necessario si rientri, possiamo sostenere la maggioranza comunque”).
Insomma, meglio chiudere il Cencelli per evitare lo stordimento. Una cosa è del tutto evidente: in queste ore la politica (tutta) è nuda e mostra il volto mostruoso, quello meno comprensibile a chi il Cernezzi lo chiama semplicemente Comune, cioè il posto dove fare Carte di Identità e sbrigare pratiche.