Pazza serata doveva essere. E pazza serata è stata. Il consiglio comunale di Como ieri notte ha certificato la sensazione della vigilia: ovvero la spaccatura netta nella maggioranza di centrodestra.
Forza Italia infatti ha votato in maniera assolutamente decisiva e compatta per affossare con largo margine (e ovviamente in asse con gran parte dell’opposizione) la delibera portata in aula dall’assessore al Personale, Elena Negretti.

L’obiettivo del documento era noto: fondare – per 3 anni, con possibilità per il Comune di tornare sui propri passi -la Stazione unica per la gestione degli appalti sopra i 20mila euro assieme all’amministrazione provinciale. E invece, grazie a ben 6 voti forzisti (assente Antonella Patera, così come per motivi di salute Sergio De Santis di Fratelli d’Italia) il nuovo soggetto non nascerà.
Avrebbe dovuto essere formato da 8 dipendenti di Palazzo Cernezzi “prestati” a Villa Saporiti, che a sua volta ne avrebbe impegnati 7 suoi e ne avrebbe espresso il dirigente, Matteo Accardi. Tutto rimasto nelle intenzioni.
Che la mediazione tra il gruppo di Forza Italia e il resto della maggioranza (Fratelli d’Italia, Lega e civica Insieme, tutti favorevoli alla Stazione unica) sarebbe stata impossibile si è capito subito. In apertura di seduta, infatti, il consigliere azzurro Enrico Cenetiempo ha subito messo in chiaro la contrarietà netta e inscalfibile del suo partito sulla proposta.
“Approvare questa delibera vorrebbe dire degradare il Comune capoluogo – ha ribadito Cenetiempo – E poi noi come gruppo consiliare non sapevamo nulla di questa proposta. Nemmeno era nel programma elettorale. Non è così che si fa politica. In una settimana (la discussione era iniziata lunedì scorso, ndr) come giunta nessuno è venuto a chiedere il perché del nostro disagio. Queste cose preconfezionate non ci piacciono, non siamo marionette che schiacciano bottoni”.
Sulla stessa linea, poco prima del voto, anche il capogruppo Tony Tufano.
Parole durissime che hanno reso esplicite le motivazioni anche profondamente politiche, ben al di là del mero contenuto tecnico della delibera, alla base dello strappo di Forza Italia.
Del tutto contrari alla “cessione” degli appalti alla Provincia, sebbene in partnership, anche la lista “Rapinese Sindaco”, il Partito Democratico (che pure a Villa Saporiti aveva votato sì alla proposta), il consigliere di “Svolta Civica” Maurizio Traglio, il capogruppo di Civitas Bruno Magatti e alla fine anche il capogruppo dei Cinque Stelle, Fabio Aleotti, che però aveva mostrato segnali di apertura durante la discussione.
A far cambiare idea a quest’ultimo si è messa la bocciatura premonitrice dell’emendamento che, oltre al limite dei 20mila euro, fissava anche la reversibilità del processo senza penali in caso di risultati insoddisfacenti.
A supporto della delibera si sono schierati i leghisti con gli interventi di Giampiero Ajani e Alessandra Bonduri oltre ai capigruppo di “Insieme”, Franco Brenna, e di Fratelli d’Italia, Patrizia Maesani. Nemmeno una lunga riunione di maggioranza, però, ha saldato la frattura con i forzisti e la discussione è proseguita poi a oltranza anche dopo la mezzanotte.
Alla fine, ad ogni modo, i voti contrari alla delibera sono stati ben 16, i favorevoli soltanto 12 (Lega, Insieme, Fratelli d’Italia; unico astenuto Vittorio Nessi di Svolta Civica).
Durante la discussione, mentre Negretti aveva mantenuto un tono molto istituzionale (“Se vince il no, non avremo tentato di cambiare le cose ma continueremo tutti a lavorare sodo come prima”), il sindaco era stato decisamente più accorato.
“Il dato di fatto è che oggi a gestire la materia facciamo fatica – aveva detto – Quest’anno, come molti anni prima di noi, non abbiamo speso tanti milioni per la città (11 nel solo 2017, ndr). La stessa responsabilità che ognuno deve prendere è decidere se questa situazione meriti di essere cambiata oppure no. Chiedo a ognuno di tirarsi fuori da qualsiasi valutazione strumentale”.
“Io sono libero sulla gestione del potere, altrimenti gli appalti non li avrei toccati – ha aggiunto il sindaco – Abbiamo la responsabilità di cambiare, non è una partita della giunta, questa, ma per il bene della città. L’idea che si dica: non la posso votare per dare un segnale, non mi piace nemmeno un po’ e chi lo dice è complice”.
Dopo il rovescio in aula, però, i toni di Landriscina sono stati ben più duri: “La cosa era nell’aria. Registro che il Pd ha votato in maniera diversa rispetto a quanto accaduto in Provincia. Se questo voto lascerà segni in maggioranza? Abbiamo affrontato partite molto più impegnative senza particolari problemi, in questo caso qualcosa si è incagliato. Ci sarà un confronto con Forza Italia, sicuramente non intendo campare in questo modo per il tempo che rimane”.