“Carissime amiche, carissimi amici, non abbiamo lasciato fuori dalla porta né la nostra città, né il nostro Paese, l’occidente e il mondo che sono nel quotidiano di ciascuno di noi”. E’ stato questo, lo scorso 12 febbraio, l’incipit del discorso del presidente di Civitas, Bruno Magatti, all’assemblea degli iscritti dell’associazione. Un discorso profondo e articolato, che spaziando dai temi internazionali a quelli locali, segna comunque una sorta di ‘accensione dei motori’ in vista delle elezoni comunali a Como. E se per i temi più generali ci è inevitabile rinviare al discorso integrale qui, i temi a livello cittadino e locali sono quelli di cui diamo di seguito ampi stralci, presi dal testo originale.
L’AUTOCRITICA E LA PARTECIPAZIONE AL VOTO
Dobbiamo porci qualche domanda autocritica sulle cause del venir meno di quella che possiamo chiamare “motivazione” al voto”, sapendo che è un “illusione che la stesura e l’annuncio di un buon programma possano bastare: per quanto necessari, sono troppi i cattivi esempi e nessuno si è mai stupito nel vedere programmi roboanti diventare ‘promesse’ elettorali tradite”.
CITTA’ SENZA PROGETTO
Nella nostra città la vita di molte persone è stata resa più complicata da scelte riguardanti scuole, nidi, parcheggi; alcune categorie di lavoratori si sono visti impoverite e precarizzate dal ricorso a contratti più sfavorevoli grazie al trasferimento ai privati; qualcuno ha dovuto andare ad abitare altrove. Osservando con attenzione le scelte di questi anni si rileva l’assenza di un qualsivoglia progetto di città, sia dal punto di vista urbanistico che culturale e sociale, con un misto di insipienza e indifferenza riguardo a temi scottanti come quelli della casa, dei servizi, della mobilità, della sicurezza sulle strade, degli spazi di aggregazione e relazione […] Urgente è anche rimotivare chi cerca sicurezza dopo il fallimento degli sceriffi.
GLI INCONTRI
Consapevoli della gravità del momento nei mesi scorsi abbiamo dato l’avvio ad una serie di incontri con persone significative per cogliere, anzitutto, una loro lettura della realtà locale e nazionale, preliminare ad ogni incontro strettamente politico. Senza entrare nel dettaglio, vale qui la pena solo di sottolineare forti risonanze, al di là di quanto ci si potesse aspettare. Questo percorso continua in queste settimane. Tra le finalità del nostro ritrovarci c’è la volontà di contribuire alla costruzione di una prospettiva nuova, per la città e per chi la abita, senza ignorarne contraddizioni, tensioni e conflitti La città ha urgenza di una guida intelligente, plurale e sensibile, capace di indicare la rotta, di mettere in cantiere azione per ridurre lo squilibrio tra centro e quartieri e di assicurare un’efficiente disponibilità e distribuzione di servizi.
COMO LACERATA
Sono, questi, anni segnati da lacerazioni, contrasti e contraddizioni e anche la nostra città ha sperimentato lo stile di un governo locale indisponibile al dialogo, perfino con le rappresentanze elette, che ha accantonato il mondo associativo e i diversi portatori di interesse, con modalità praticate anche da leader di democrazie occidentali – rimarca il presidente di Civitas – L’Amministrazione ha innalzato una barriera ingiustificabile e immotivata addirittura per gli strumenti della trasparenza e per la possibilità di accedere rapidamente e senza costi agli atti ufficiali. L’autoreferenzialità si è aggiunta all’autosufficienza del gruppo che fa capo al sindaco e ciò ha reso impossibile declinare risposte partecipate, efficaci e adeguate ai bisogni”. [Citati come emblematici, in quel senso, il caso dello stadio Sinigaglia (“Il dibattito pubblico è stato e rimane surreale, cresciuto sul “sentito dire” per decisione, da noi criticata, di secretare il progetto”) e della modifica dello Statuto Comunale (“Il nuovo testo cancella sia le “Consulte” sia il “Registro delle associazioni” […] Il mondo associativo non interessa. Per l’Amministrazione di Como non esiste)…]
LA TICOSA
Quell’area è una vera singolarità urbanistica ma per l’assoluta mancanza di un progetto credibile da parte delle due amministrazioni che hanno fatto seguito a quella guidata da Mario Lucini, è rimasta sostanzialmente in stand-by: ci auguriamo che allo scadere di questa amministrazione si possa definitivamente archiviare la sconcertante idea di consegnare quell’enorme area pubblica a un soggetto privato per realizzarvi un parcheggio. Sarebbe imperdonabile, dopo tanti anni, rinunciare alla concreta opportunità di realizzare in quest’area pubblica servizi da tempo invocati. Anche in questa vicenda pesa come un macigno l’autoreferenzialità di chi amministra con caparbia supponenza, indisponibile a un confronto serio, disinteressato e costruttivo anche sui temi urbanistici e della mobilità, ostinatamente determinato a subordinare quell’area a scelte estemporanee, senza visione e piegate all’interesse di pochi.
LE SCUOLE
“Abbiamo preso atto delle sentenze del TAR in risposta alle istanze di gruppi di cittadini che si sono opposti alla chiusura di scuole, anche queste decise senza un ascolto e senza prendere in considerazione ipotesi alternative di utilizzo degli spazi eventualmente disponibili. Ma da un’amministrazione che cancella le Consulte delle associazioni non ci si può attendere un sostegno e una promozione delle loro libere realtà e, tanto meno, la messa a disposizione di spazi pubblici. L’individualismo autoreferenziale ignora cosa sia un “reddito sociale”.
COMO INACCESSIBILE
La città del lavoro stagionale e degli affitti inaccessibili attende gli esiti delle vendite in programma, compreso l’immobile di via Sacco e Vanzetti, la cui destinazione originaria era rispondere alle emergenze abitative di cittadini comaschi. Il tema dell’abitare è critico anche per parte del ceto medio e impiegatizio nell’indifferenza dell’amministrazione. Sono conosciuti il venir meno dei fondi per il cosiddetto “sostegno affitti” e la rendita promettente che ha suggerito di trasferire alloggi al pianeta degli affitti brevi. Non ci risultano nemmeno strategie per governare il turismo, con guadagni per alcuni e un riflesso di lavoro povero e discontinuo per figure minori necessarie al sistema. Dinanzi all’impennata delle entrate da “tassa di soggiorno” (superiore ai 5 milioni di euro) ci si chiede perché non sia in agenda un piano di investimenti in edilizia residenziale pubblica.
LE PROSPETTIVE
Nelle prossime settimane completeremo gli incontri con altre persone significative o portatrici di competenze ed esperienze, interpreti di realtà diverse e con gli interlocutori politici disponibili a dialogare con noi. Continueremo ad essere prossimi a tutti coloro che alimentano il dibattito pubblico e prospettano un modo diverso di gestire i beni di tutti. Cercheremo di concorrere a dare “motivazione” a chi, assorbito dalla lotta per il suo quotidiano, necessita di poter credere che il suo contributo non sarà “usato”, che la sua partecipazione, anche da lontano e col voto, è necessaria per alimentare una politica di servizio e non di potere. Si dovrà ricostruire sulle macerie lasciate da chi oggi “comanda” e ci sarà bisogno di donne e uomini in grado di rappresentarci, capaci di dialogare e ricostruire coesione sociale cambiando drasticamente rotta. Democrazia e inclusione procedono sulle nostre gambe, parlano con le nostre parole e si esprimono nelle nostre azioni. La nostra Associazione, Civitas – Progetto città, è ciò che ognuno è disposto a mettere liberamente e disinteressatamente a disposizione in tempo, intelligenza, competenza e passione. L’invito è pressante. Le porte sono aperte.