La grande beffa culturale si è consumata 6 mesi fa e continua a consumarsi esattamente in queste ore a pochi, pochissimi chilometri da Villa Olmo. A Lugano, per la precisione. Dove – ironia della sorte – una delle principali istituzioni culturali della città ticinese, il Museo d’arte della Svizzera italiana (Masi), sembra quasi voler ricalcare il percorso che la pur piccola e italianissima Como aveva iniziato nell’ormai preistorico 2004 con la prima grande mostra a Villa Olmo, dedicata a Mirò.
Un evento che aprì una lunga stagione di eventi d’arte di grande risonanza, culminati nell’ultimo – anno 2012 – dedicato alla “Dinastia Brueghel”. In mezzo – 2005 e poi 2006 – proprio due mostre dedicate a Picasso (“La seduzione del classico”, 78mila visitatori) e a Magritte (“L’impero delle luci”, 120mila). Naturalmente in buona parte diverse da quelle allestite o in corso al Masi (di Piccaso, tra marzo e giugno, si potevano ammirare solo 105 lavori su carta e 15 sculture) ma che segnano comunque un curioso parallelo. Forse, fatto anche di rammarico.
“Certo che c’è rammarico – sbotta subito l’inventore e poi curatore delle grandi mostre per conto del Comune, Sergio Gaddi – Ma è la città di Como che deve rammaricarsene, non certamente io. Da allora, infatti, abbiamo visto il nulla. Lo aveva detto, è accaduto. Avevo ragione io”.
Non proprio il nulla, come si sa. Il successore di Gaddi all’assessorato alla Cultura, Luigi Cavadini (giunta Lucini 2012-2017), portò a Villa Olmo 3 mostre di carattere e taglio completamente diverso rispetto a quelle di Gaddi, ma i numeri in termini di pubblico furono decisamente inferiori.

Resta il fatto che a un anno abbondante dall’insediamento – e a due mesi e mezzo dalla fine dei lavori per l’orto botanico – della “nuova” Villa Olmo ancora nessuno conosce il destino futuro: quale sarà il metodo di gestione (una fondazione?), se e quando ospiterà di nuovo grandi mostre, se sarà usata solo come remunerativo sfondo per matrimoni indiani e sfilate di moda e così via. Di certo, a oggi nulla è in cartellone. E prima del 2019 anche l’eventuale mostra curata dalla Fondazione Cavallini Sgarbi non potrebbe nemmeno tecnicamente vedere la luce.
“La verità – attacca Gaddi – è che Como iniziò 14 anni fa un percorso che a Lugano seguono oggi e che se fosse stato portato avanti e non buttato nel cestino per invidia avrebbe dato frutti incalcolabili adesso. Picasso e Magritte li portai a Villa Olmo nel 2005 e nel 2006, giusto per dire. E lo feci con risorse infinitamente inferiori a quelle di cui può disporre la cultura a Lugano e in Ticino”.
L’assalto finale, come da molti anni a questa parte, è all’impiego dei famosi 5 milioni concessi dalla Fondazione Cariplo alla giunta Lucini per realizzare a Villa Olmo l’orto botanico e sistemare la facciata principale, il parterre e in parte gli interni.
“Una follia – ripete Gaddi – Chi mai darà ancora 5 milioni per Villa Olmo? Con quei soldi si sarebbe potuto fare dell’edificio una sede per mostre senza eguali, si sarebbero potuti sistemare gli impianti e le sale. Invece no, dopo aver portato qui mostre dal richiamo internazionale con artisti di valore mondiale, si è voluta fare terra bruciata. Con la ciliegina finale dell’orto botanico: inutile, per me anche dannoso. Un capolavoro, complimenti”.