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Politica

Quattro anni di Landriscina, requiem di Nessi: “Città in decadenza, una maledizione ci imbriglia”. Poi mano tesa: “Date un colpo di reni, noi ci siamo”

“Questo non vuole essere un intervento polemico, ma un appello accorato a chi ci amministra”.

Debutto diplomatico per Vittorio Nessi ieri sera in Consiglio comunale a Como.

E la cifra della diplomazia, è rimasta, non fosse che, nel tratteggiare una sorta di macrobliancio dell’attività amministrativa firmata Landriscina, quello del capogruppo di svolta civica è suonato e rimbombato per l’aula come un requiem totale, senza ritorno.

Certo, con appello finale e invito a un’inversione di rotta e mano tesa alla collaborazione leale ma il ritratto complessivo è più che plumbeo.

Ecco l’intervento integrale:

Gli industriali di Lecco, Sondrio e Bergamo hanno recentemente ratificato la fusione delle rispettive organizzazioni creando la più forte realtà associativa del Nord Italia.

La provincia di Como, che pure vanta un rilevante settore industriale, è rimasta ancora una volta isolata.

Si rivede un copione che purtroppo si rinnova da troppi anni e che registra l’inesorabile perdita di peso della nostra città nel campo della sanità, della tecnologia e dell’innovazione, dell’università. Nulla è stato fatto per i giovani.

A questo deficit di autorevolezza si è sommata un’impressionante incapacità delle forze politiche di dare una direzione allo sviluppo della città, bloccata ormai da decenni su quei due-tre progetti che avrebbero potuto portare Como nel futuro.

Ci si riferisce alla soluzione dell’annoso problema dell’area Ticosa e alla sua destinazione futura, alla valorizzazione del complesso del San Martino, all’adozione di un Piano del traffico e della sosta capaci di affrontare gli atavici problemi di mobilità e di qualità della vita della città; ai temi della Smart City e della sostenibilità.

Nonostante alcune iniziative lungimiranti che hanno portato alla valorizzazione delle piazze, del centro storico e di Villa Olmo sembra che una maledizione ora imbrigli le forze a cui spetta proporre disegni di lungo respiro, lasciando che l’azione amministrativa si traduca in una navigazione a vista, spesso di piccolo cabotaggio.

Proprio in questa direzione andava il progetto sulla Ticosa proposto da Officina Como e fatto proprio da Svolta Civica. Progetto dotato di sostenibilità economica e semplicemente ignorato da chi ci amministra.

A questa assenza della buona politica si contrappone un vacuo coro che offre soluzioni mirabolanti in riferimento a problemi certamente esistenti, ma obiettivamente complessi.
È come se, da tempo, Como si trovasse bloccata su uno scivolo discendente e non riuscisse a impedire una lenta e inesorabile deriva verso il basso.

Si tratta di una melanconica tendenza che, purtroppo, riguarda il nostro territorio ben oltre questa amministrazione, ma chi ha il governo della città ha oggi una responsabilità in più per cercare di invertire il corso degli eventi.

Svolta Civica non ha mai negato la complessità dei fenomeni ed è consapevole della gravità del momento, per questo ritiene opportuno interrogarsi davanti al Consiglio per contrastare una tendenza che sta diventando gravemente pregiudizievole per la città.

Ciò che si chiede è che la maggioranza dia un colpo di reni e ponga in cima a tutte le priorità il problema della decadenza della nostra città.

Ci mostri un segnale forte, chiaro e serio su uno o due obiettivi e sulle possibili vie da percorrere per il loro raggiungimento. Si porti in quest’aula, a breve, un documento programmatico su cui coinvolgere l’intero consiglio, si apra al più presto un dibattito sui temi indifferibili, si convochi una commissione su specifici argomenti e si dia una scadenza a breve per sviluppare le idee. La città ha bisogno, sin da subito di un dibattito nuovo e costruttivo.

Svolta Civica non si sottrarrà, per meri calcoli politici, dal dare il proprio contributo. Non è più possibile tergiversare, fare tattiche, rinviare; la decadenza della città non è più tollerabile.

https://comozero.it/politica/ticosa-nelle-tenebre-scudo-butti-sui-missili-mantero-nessi-il-progetto-officina-como-non-labbiamo-ignorato/

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