Ora c’è un documento ufficiale che punta sulla possibilità di rimettere i parapetti storici a timone sul nuovo lungolago di Como. Nero su bianco – in una mozione presentata dal consigliere regionale di Forza Italia Sergio Gaddi e approvata dall’aula con l’astensione del Pd – si chiede al presidente Attilio Fontana e alla giunta lombarda di archiviare definitivamente il modello di prova testato (e bocciato a grandissima maggioranza) nel maggio scorso, puntando su manufatti dalla “piena compatibilità paesaggistica e ambientale”. Belli, insomma, e ben inseriti nel contesto di pregio del lungolago di Como.

Ma soprattutto – citiamo dalla mozione – si chiede di ipotizzare “la fattibilità della posa dei parapetti storici realizzati in altro materiale nell’ipotesi, attualmente ancora in essere, per la quale Regione Lombardia mantenga la titolarità della progettazione e dell’esecuzione del manufatto”. Cioè: se nella disputa in corso tra Comune di Como e Palazzo Lombardia, alla fine fosse davvero Milano a portare a termine la scelta e la posa dei nuovi parapetti, la Regione non scarti a priori i vecchi timoni, anche se magari realizzati in materiali diversi dall’originario.
E il problema della cosiddetta scalabilità dei vecchi parapetti, che finora li ha messi in cantina per le nuovi leggi sulla sicurezza? Gaddi, nella mozione poi approvata dal consiglio regionale, ha chiesto di “verificare la presenza di eventuali vincoli relativi alle specificità tecniche che possano eventualmente essere derogate in considerazione della particolarità del luogo e delle dimensioni dei preesistenti elementi della zona contigua dei giardini a lago, al fine di preservare l’armonia complessiva e la bellezza naturalistica e paesaggistica della città”.
Nel documento, il consigliere regionale comasco ha sottolineato ripetutamente la bocciatura per i parapetti di prova posati a campione la scorsa primavera: “I parapetti presentati in situ il 13 maggio non si integrano in alcun modo nel contesto di delicata bellezza ambientale del luogo, risultando del tutto incompatibili con l’estetica complessiva del lungolago, e la loro presentazione è stata accolta molto negativamente dall’opinione pubblica, dalla stampa e da numerosi e qualificati esperti, architetti e designer”. Bocciatissimi e stop, insomma.
Viene poi sottolineato che “la Soprintendenza, con parere del 27 giugno 2025 (prot. 0017454-P) successivo alle integrazioni e al sopralluogo congiunto con gli Enti interessati, ha evidenziato le criticità legate ad aspetti estetici e di visuale, in quanto i prototipi risultano privi di leggerezza e trasparenza, senza riuscire a porsi in rapporto con l’immagine consolidata del lungo lago” e che poi “la stessa Soprintendenza ha suggerito di valutare soluzioni di maggiore leggerezza e di valutare altresì la riproposizione degli elementi storici, anche riproducendoli in copia”.
Tutto questo con la presa d’atto che in questo momento non è ancora chiarissimo chi davvero si occuperà di finanziare, scegliere e installare i parapetti (Regione, che inizialmente aveva in mano la partita, punta a lasciare l’incarico al Comune di Como, con il sindaco Alessandro Rapinese che però respinge al mittente l’incombenza, reclamando il rispetto dei ruoli originari).
Ma ecco, dunque, il passaggio conclusivo e cruciale della mozione, già accennato per sommi capi in precedenza, con cui Gaddi punta ad aprire uno spiraglio per i vecchi timoni, con l’invito a presidente e giunta regionale:
A dare la massima priorità alla valenza estetica del progetto del nuovo parapetto per il lungolago di Como e alla sua piena compatibilità paesaggistica e ambientale, dando quindi piena esecuzione ai suggerimenti della Soprintendenza, proponendo quindi nuove alternative progettuali esteticamente più coerenti con il profilo architettonico e il contesto, ma anche ipotizzando la fattibilità della posa dei parapetti storici realizzati in altro materiale nell’ipotesi, attualmente ancora in essere, per la quale Regione Lombardia mantenga la titolarità della progettazione e dell’esecuzione del manufatto;
Ad avere la stessa attenzione, attraverso le medesime indicazioni estetico-progettuali sopra citate da trasmettere al Comune di Como, nell’ ipotesi differente per la quale Regione Lombardia dovesse delegare la progettazione ed esecuzione al Comune, mantenendo comunque a proprio carico oneri e aspetti di natura economica e finanziaria;
A verificare la presenza di eventuali vincoli relativi alle specificità tecniche che possano eventualmente essere derogate in considerazione della particolarità del luogo e delle dimensioni dei preesistenti elementi della zona contigua dei giardini a lago, al fine di preservare l’armonia complessiva e la bellezza naturalistica e paesaggistica della città.