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Politica

Riesplode il caso “Como Acqua”. Svolta Civica presenta un esposto

Riesplode il caso “Como Acqua”, la società locale la cui nascita è paralizzata dallo scorso autunno e che – con la fusione di tutte le altre operanti oggi in provincia – dovrà prendere in gestione l’intero sistema idrico integrato ed effettuare gli investimenti. Cosa che, per quanto riguarda la rete idrica e alla luce dei recenti avvenimenti di Como, con la falla che ha lasciato a secco per ore molti quartieri, è quantomai necessaria. All’attacco della stasi in cui versa la fondazione della società e andando anche oltre, sono i tre consiglieri comunali di Como della lista “Svolta Civica”, Maurizio Traglio, Barbara Minghetti e Vittorio Nessi, con una nota ufficiale.

“Ad oggi – vi si legge – causa i tardivi pretesti addotti dalle forze politiche di centrodestra, il processo di fusione in Como Acqua delle piccole aziende che gestiscono l’acqua sul territorio lariano non è ancora giunto a compimento. I danni di questa inerzia sono sotto gli occhi di tutti. Il fatto grave è che nei tre anni di gestazione di questa importante fusione nessun organo amministrativo e di controllo abbia mosso formali rilievi che mettessero in discussione la legittimità e la sostenibilità del progetto di fusione”.

Ma il gruppo consiliare va oltre la contestazione puramente politica: “A pochi giorni dal voto finale sulla fusione e soltanto dietro esplicita sollecitazione del sindaco di Como, il Presidente del collegio sindacale, dott. Fabio Secchi, ha formalizzato una serie di rilievi che in sintesi definivano la fusione un’operazione illegittima e insostenibile. Negli anni precedenti, mentre aveva ruolo all’interno del Collegio sindacale di Como Acqua, il professionista Secchi mai aveva formalizzato tali rilievi, neppure al momento di approvazione del progetto da parte del Cda di Como Acqua. Per questi motivi, come preannunciato, Svolta Civica, nella figura del suo capogruppo, ha presentato esposto al Consiglio disciplinare dell’Ordine dei Commercialisti di Monza e Brianza, cui il dott. Secchi appartiene, perché venga valutata la condotta deontologica”.

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