Soluzione a un passo. Ormai serve solo la volontà politica, come già anticipato dal Presidente del Consiglio regionale, il comasco Alessandro Fermi su queste pagine.
La prima riunione operativa dell’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera porta assai più di uno spiraglio per il Centrolago comasco, da due anni in guerra dopo la riforma Maroni che ha accorpato l’intera area (valli del Porlezzese e dell’Intelvese comprese) al territorio di Sondrio.

Ieri si è svolta, come racconta lo stesso assessore, la “prima riunione operativa della XI^ legislatura con i direttori di Ats e Asst. Non perdiamo tempo, il lavoro per migliorare l’offerta sanitaria ai cittadini lombardi prosegue a pieno ritmo. Importanti obiettivi ci attendono”.

Ebbene, dal vertice emergono con estrema chiarezza novità sostanziali sul dramma vissuto dai cittadini del Centrolago. Vicenda che ComoZero in questi giorni ha più che ampiamente documentato con approfondimenti, testimonianze e interviste, lavorando direttamente sul campo, con i protagonisti e, soprattutto, senza intermediari:
Gli approfondimenti:
E’ il momento: la sanità del Centrolago deve tornare con Como

Quindi Gallera si è detto disponibile a un confronto diretto con i cittadini (prime vittime della Riforma) operatori, sanitari, ordini professionali e amministratori.
Insomma, dopo una prima fase di confronto – immediato – con il territorio, l’assessore avvierà un ripensamento dei confini sanitari (evidentemente fallimentari) sanciti con la Riforma. Sul fronte dei tempi sarà necessaria la consueta pazienza chiesta ai cittadini dai meccanismi amministrativi. Ma entro il prossimo autunno non è affatto escluso che il Sistema Sanitario del Centrolago (cioè per tutti i comuni a Sud di Gravedona) torni sotto la competenza dell’Ats e dell’Asst di Como.
Una rivoluzione che proprio dal Pirellone invoca anche il Movimento Cinque Stelle. Il consigliere regionale comasco Raffaele Erba, assieme al responsabile del Meetup Tremezzina Tommaso Leoni, nella serata di mercoledì ha preso posizione ufficialmente: “L’eredità sanitaria della giunta Maroni comincia a pesare, soprattutto per i paesi della sponda ovest del lago di Como.L’ospedale di Menaggio ed i servizi locali, una volta dipendenti dall’azienda sanitaria Comasca, con la riforma sono stati affidati a Sondrio”.
“Poche sono le motivazioni logiche che possono avallare tale decisioni – sottolineano Erba e Leoni – Non la mobilità perché Como è decisamente più comodo e vicino di Sondrio e medici ed attrezzature devono compiere tragitti più limitati per raggiungere l’ospedale di Menaggio. Non l’ormai consolidata usanza dei cittadini del medio lago, che da sempre si appoggiano ai poli ospedalieri Comaschi quando hanno necessità di prestazioni che non possono trovare nei piccoli centri di Menaggio e Gravedona. Non l’organizzazione, che a causa di questa riforma appare più che mai caotica e deficitaria”.
“Ora – concludono – sono sempre di più le voci, anche autorevoli, che si levano per criticare la scelta fatta. Il ritorno ad una gestione Comasca della sanità del medio lago è , a nostro avviso, la direzione verso cui volgere”.