In Italia il tema è oggetto di discussione da anni, spesso accompagnato da accese polemiche: è giusto chiedere garanzie economiche o addebitare i costi della sicurezza a chi organizza manifestazioni in luoghi pubblici? Mentre nel Belpaese il fronte resta diviso tra chi esige rigore e chi difende la gratuità del dissenso, in Canton Ticino la questione è diventata realtà, scatenando un vero e proprio caso politico e legale.
La fattura del Comune di Mendrisio agli organizzatori
Il Comune di Mendrisio ha recentemente inviato una fattura di oltre 600 franchi agli organizzatori del presidio contro l’ex generale Vannacci, tenutosi lo scorso 28 gennaio. Nello specifico, il Municipio ha richiesto il pagamento di 648,60 franchi per coprire le spese del personale di sicurezza privato impiegato nella gestione del traffico e degli sbarramenti stradali.
La richiesta economica era già stata anticipata nell’autorizzazione rilasciata il 21 gennaio, ma la sua formalizzazione ha innescato una dura reazione da parte dei promotori della protesta.
Il ricorso del Movimento per il socialismo (MPS)
Come riportato dai media ticinesi, il Movimento per il socialismo (MPS), organizzatore della manifestazione davanti all’hotel Coronado, ha presentato un reclamo ufficiale contro la decisione del Municipio.
Le motivazioni del movimento si basano sulla difesa dei diritti costituzionali e sulla mancanza di presupposti normativi per tale addebito. Ecco i punti chiave del reclamo:
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Libertà di espressione: «L’esercizio della libertà di riunione e di opinione non può essere subordinato a condizioni finanziarie preventive che ne limitino o ne impediscano di fatto la fruizione».
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Contestazione delle clausole: «Contestiamo con fermezza la condizione posta nell’autorizzazione secondo cui “l’organizzatore si impegna a coprire i costi per il personale di sicurezza privato, impiegato su disposizioni della Polizia comunale, per assicurare gli sbarramenti e deviazioni di traffico».
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Assenza di base legale: Secondo l’MPS, l’autorizzazione non indica norme specifiche che permettano al Comune di far pagare ai privati la gestione dell’ordine pubblico: «l’autorizzazione del 21 gennaio non menziona alcuna base legale specifica che autorizzi il Municipio ad addebitare preventivamente agli organizzatori di una manifestazione politica e pacifica i costi legati al mantenimento dell’ordine pubblico e alla gestione della sicurezza stradale».
Sicurezza stradale: un dovere dello Stato?
Il cuore della disputa risiede nella natura del servizio di sicurezza. Per i ricorrenti, la gestione della piazza durante eventi politici non può essere esternalizzata a carico dei cittadini o dei movimenti.
“Nemmeno la fattura dell’11 febbraio 2026 cita una chiara base legale – spiega l’Mps – Il compito di garantire la sicurezza durante manifestazioni su suolo pubblico spetta all’ente pubblico e alle sue forze di polizia. L’addebito di tali costi a partiti e movimenti politici, così come a privati cittadini, che esercitano il diritto costituzionale di manifestazione pacifica necessita di una base legale chiara e specifica in una legge formale, base che nel caso concreto è assente».
Infine, l’MPS solleva una questione di proporzionalità e rispetto della Costituzione federale: «anche qualora esistesse una base legale, la richiesta di pagamento sarebbe sproporzionata e lesiva dei diritti citati nella loro essenza, conformemente a quanto sancito dall’art. 36 della Costituzione federale. La nostra manifestazione è stata un presidio politico e pacifico tutelato dalla Costituzione e dal diritto internazionale, e l’impiego di agenti di sicurezza per la gestione del traffico è una misura di polizia che rientra nelle competenze e nei doveri dello Stato».