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Punti di vista

“A me negata una birra, vicino allo stadio tutti con le bottiglie in mano. A Como ho visto l’assurdo”

L’ex consigliere comunale Vittorio Mottola, ora tra gli animatori del nuovo soggetto civico Progetto Como, racconta la paradossale esperienza vissuta domenica 11 ottobre a Como in occasione della partita Como-Roma.

Secondo la sua testimonianza, l’ordinanza che vieta la vendita da asporto di bevande nel raggio di 1,4 km dallo stadio penalizza commercianti e residenti, mentre chi acquista fuori dal perimetro può circolare liberamente con le bottiglie in mano. Tra sproporzioni, vendite consentite negli impianti e controlli incerti, una riflessione accorata sul vero significato di sicurezza, equità e buon senso nella gestione degli eventi pubblici.

Di seguito la lettera.

​Egregio Direttore,

​ciò che sto per raccontare ha dell’incredibile e per certi versi anche dell’assurdo.

​Mi riferisco a domenica 11 ottobre, giornata in cui Como ha ospitato diversi eventi, tra cui la partita di calcio Como-Roma.

​Non avendo avuto la possibilità di entrare allo stadio, mi sono recato a piedi in città. Dopo aver percorso diversi chilometri, ho pensato di concedermi una birra per dissetarmi. Mi sono avvicinato a un bar, ma mi è stata negata la possibilità di acquistare una bevanda da asporto a causa di un’ordinanza che ne vietava la vendita.

​Incredulo, ho voluto verificare personalmente il contenuto del provvedimento. Ebbene, l’ordinanza confermava quanto riferitomi dal barista: nel raggio di 1.400 metri dallo stadio era vietata la vendita da asporto di bevande di qualsiasi natura.

​I paradossi e l’efficacia dei divieti di vendita bevande

​Fin qui, si potrebbe anche comprendere la necessità di adottare misure straordinarie per garantire la sicurezza; ma è ciò che ho osservato subito dopo a lasciarmi perplesso.

​Girandomi intorno, ho notato ragazzi e adulti che passeggiavano tranquillamente con bottiglie di diverse bevande in mano. A quel punto, una domanda è sorta spontanea: com’è possibile che, nonostante il divieto, tante persone avessero con sé delle bevande?

​La spiegazione, almeno apparentemente, è semplice: basta acquistare da bere al di fuori del perimetro interessato dall’ordinanza e poi rientrarvi. Allora, quale efficacia concreta può avere una misura del genere, se non quella di penalizzare gli esercenti che rispettano le regole e i cittadini che vorrebbero semplicemente acquistare qualcosa da bere?

​Disparità tra stadio e città e il nodo dei controlli

​C’è poi un altro aspetto che meriterebbe un chiarimento. All’interno dello stadio è possibile acquistare birra, mentre all’esterno, nel perimetro interessato dal divieto, un cittadino non può nemmeno comprare una semplice bevanda analcolica da asporto per dissetarsi. Come si conciliano queste disposizioni? Qual è la logica di una misura che sembra produrre effetti così diversi a seconda di dove ci si trovi?

​Mi piacerebbe sapere, inoltre, quanti controlli siano stati effettuati e quante sanzioni siano state elevate per eventuali violazioni delle disposizioni relative al possesso di bottiglie di vetro e lattine nell’area interessata.

​L’impatto sugli esercenti, sull’immagine della città e sul ruolo delle istituzioni

​Non bisogna dimenticare neppure la posizione degli esercenti, costretti a rinunciare alla vendita da asporto pur potendo continuare a servire i clienti ai tavoli. Mi chiedo quale immagine della città venga trasmessa ai turisti e, soprattutto, ai tifosi ospiti che arrivano a Como e si trovano di fronte a simili restrizioni.

​La sicurezza è certamente importante e nessuno vuole metterla in discussione. Ma proprio per questo le misure adottate dovrebbero essere efficaci, ragionevoli e accompagnate da controlli adeguati, altrimenti si rischia di trasformare un provvedimento nato per tutelare la collettività in un’inutile penalizzazione per chi lavora e per chi vive o visita la città.

​A chi mi domanda se sia davvero necessario un assessorato che si occupi di sicurezza, rispondo che sì, è necessario eccome! Ma dovrebbe svolgere anche una funzione di raccordo tra le diverse esigenze: quelle dei cittadini, dei turisti, degli esercenti e delle istituzioni e dovrebbe intervenire affinché le regole non restino soltanto sulla carta, ma vengano applicate con coerenza e buon senso.

​La sicurezza non può essere soltanto una questione di divieti: deve essere anche una questione di efficacia, equità e rispetto per chi rispetta le regole.

​Cordiali saluti,

Vittorio Mottola

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