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Punti di vista

Minghetti e Rapinese super, ottimi FdI e Pd, centrodx giù. Flop Lega e Bartolich. Graziani letale per Molteni?

In attesa dell’ufficialità del ballottaggio tra la candidata sindaco del centrosinistra Barbara Minghetti e uno tra Alessandro Rapinese (probabile) e Giordano Molteni (centrodestra) – mentre scriviamo, alle 10.56, mancano ancora due sezioni – si può tentare una prima analisi del voto per le comunali, almeno per sommi capi.

Barbara Minghetti
Barbara Minghetti ha compiuto un’impresa a suo modo storica. Bastano pochissimi numeri a certificarlo: anche solo rispetto a Maurizio Traglio nel 2017, ha preso quasi il 13% e circa 2.600 voti personali in più (in una tornata in cui l’astensione è cresciuta di circa 5 punti e in una città, Como, che storicamente è di centrodestra). Merito molto della candidata stessa, naturalmente, anche se va detto che i voti personali e quelli della coalizione sono pressoché sovrapponibili con gli ottimi exploit in particolare del Pd al 20% (era al 14 cinque anni fa) e della civica di riferimento al 10%. Segno, insomma, che – sebbene con pesi molto diversi tra le singole liste – è stato l’insieme a funzionare.

Alessandro Rapinese
Comunque vada – e molto probabilmente sarà ballottaggio con Minghetti – un risultato eccezionale per l’indipendente. Dal 22,5% di cinque anni fa si è spinto oltre il 27 e con una sola lista: basterebbe questo a certificarne l’impresa. Forse il candidato si sarebbe potuto aspettare persino di più, ma aver comunque incrementato di circa 500 voti il bottino del 2017 è comunque un segnale di forza, nel trend discendente della partecipazione complessiva dei comaschi al voto. La possibile ufficializzazione del raggiunto ballottaggio – quando e se arriverà nelle prossime ore – consacrerebbe quella che, in ogni caso, resta un’impresa coronata dalla lista largamente più votata della città.

Giordano Molteni
Il candidato sindaco del centrodestra potrebbe salvare la partita solo riuscendo nella (improbabile, aspettando le due sezioni mancanti) impresa di andare al balottaggio superando Rapinese. Difficile. Ma anche fosse, senza negare la differenza tra il giocarsi o meno la partita finale, comunque sul campo restano i numeri impietosi: dal 34,7% di Mario Landriscina del 2017 (con 11.826 voti) Molteni è sceso al 27% con 8mila voti e rotti, quasi 3mila in meno. La percentuale del candidato sindaco è sostanzialmente sovrapponibile a quella della coalizione formata da Lega, FdI e Como con Molteni sindaco (per gran parte coincidente con Forza Italia), segno di un cammino parallelo tra le due “gambe”. Ma certo colpisce il tracollo della Lega passata dal 10% al 6,6% al contrario di Fratelli d’italia che triplica il risultato del 2017 (dal 4.63 al 12 abbondante), ponendosi come sigla di riferimento per il centrodestra comasco. Alla fine, ha tenuto – o almeno ha arginato possibili frane – l’area moderata forzista, che sarebbe anche potuta crollare e invece dall’11,2 del 2017 è passata all’8,5 contenendo i danni. In complesso, però, l’arretramento del centrodestra (attono ai 7 punti) è massiccio e in caso di esclusione dal ballottaggio quando arriveranno le due ultime sezioni, avrebbe il sapore del naufragio, meloniani esclusi.

Adria Bartolich
Male, malissimo: da un’esperienza solitaria a sinistra che qualcuno – tra Civitas e Bene Comune – ipotizzava proiettata verso il 10%, la realtà ha detto 3,7%, quasi la metà di quanto prese Bruno Magatti nel 2017 (6,08%). Non ha funzionato nulla del tentativo, con Civitas addirittura ridotta all’1,7 (era al 5,5 l’ultima volta). Lo strappo rispetto alla coalizione di centrosinistra di Minghetti non è stato individuato né come alternativo né come complementare.

Gli altri (e la possibile beffa)
Da Matrale (Italexit, 0,92%) a Graziani (Verde è Popolare, 0,72%) da Adduci (Comitato Assemblee Popolari, 0,43%) a Fabio Aleotti (Como in Movimento-No Inceneritore, 0,52%) i dati dicono una sola cosa: i comaschi, già ben poco predisposti ad andare alle urne in assoluto, non hanno concesso il minimo spazio a proposte radicali o estemporanee. Con piccola postilla: a due sezioni dal termine dello scrutinio, i 213 voti andati all’ex comandante della Polizia locale Vincenzo Graziani – con la sua lista, Verde è Popolare, che addirittura partecipò alla presentazione ufficiale di Giordano Molteni col centrodestra, salvo poi staccarsene per la corsa solitaria (nella foto di copertina e in fondo, l’avvocato Maurizio Cantelmo è l’ultimo a destra) – teoricamente sarebbero bastati allo stesso Molteni per essere davanti a Rapinese (ora la differenza tra i due è di 104 voti). Se l’ultimo paio di seggi non cambiasse questo quadro tanto da rendere ininfluenti i voti di Graziani, si consumerebbe una beffa incredibile per il centrodestra.

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6 Commenti

  1. Ci sono diversi aspetti curiosi. In primo luogo, nella dinamica dei voti disgiunti, la somma dei voti di lista del centrodestra è superiore di circa 300voti rispetto ai voti espressi a favore del candidato Molteni. Chi ne ha beneficiato maggiormente è stato Rapinese che ha avuto circa 200voti in più rispetto alla lista con il suo nome. Questo significa che nel centrodestra, probabilmente in casa Lega e Forza Italia, il teatrino sulla scelta del candidato di centrodestra (prima Landriscina bis, poi Molinari, poi Tassone poi Landriscina bis .e infine Molteni) non è piaciuto a tutti e significa che senza i voti disgiunti al ballottaggio ci finiva Molteni. Altro aspetto curioso è che la lista Civitas ha perso la partita in casa con la civica mastelliana “Il Bene Comune”. Chi doveva rimanere a rimorchio alla fine ha rimorchiato; chi avrebbe voluto condizionare la coalizione di centrosinistra è stato condizionato dai seguaci del rivoluzionario bolscevico Mastella? Mah…. Inoltre, e l’aspetto è assai curioso, la Lega che, alle Europee arrivò a Como ad essere il primo partito, ha perso una montagna di voti alle comunali nonostante avesse in lista gli onorevoli Locatelli e Borghi; gli Assessori Caldara e Bonduri e perfino Elena Negretti. C’è solo un’alternativa: a Como la maggioranza degli elettori della Lega è andata al mare perché non vuole essere la ruota di scorta di FdI oppure effettivamente questo 6,73% è l’epitaffio del “capitano”. Infine, ed è l’aspetto più curioso in assoluto, quattro liste su otto hanno totalizzato insieme il 2,60% dei voti e la quint’ultima lista il 3,57%. Speriamo che per tutti sia chiaro che con il maggioritario a doppio turno, piccolo non è bello e da soli è ancora più brutto. 😊

    1. Rapinese riceve per voto disgiunto circa 200 voti in più dall’area del centrodestra…

      Che si stia preparando sulla falsariga, ovviamente senza dichiararlo, anche un ballottaggio disgiunto dalle consolidate appartenenze partitiche, e mirato alla preservazione della speciale tutela di qualche categoria?

  2. MOLTENI:
    “dal 34,7% di Mario Landriscina del 2017 (con 11.826 voti) Molteni è sceso al 27% con 8mila voti e rotti, quasi 3mila in meno.”
    In realtà ben oltre 3 mila i voti in meno, qualcosa intorno a 3500.
    E tanti slauti al solito refrain “il centrodestra compatto vince”!

    BARTOLICH
    Son partiti dicendo che volevano presentare un fronte compatto di csx; son finiti a litigare con Minghetti, non convincere Aleotti e abbandonare pure Adduci.
    Un gran bel risultato che rimette in riga quei narcisi di Magatti e Venneri, sempre pronti a regalarci lezioni morali. Ora che Civitas è finita dietro pure alla lista personale di Bartolich, speriamo vengano presto dimenticati.

  3. Molteni avvistato ad azzannare una brioche al bar, preda a lui più congeniale rispetto agli avversari di partito, per tacere di quelli dell’opposto schieramento.

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