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Punti di vista

Un’offesa indecente a Terragni, alle radici, ai figli della città: Como si indigni per l’Asilo Sant’Elia, i candidati lo salvino

Oggi come oggi è un dato di fatto: una delle ricchezze per un giornale viene certamente dai commenti, ma nel nostro caso sarebbe meglio dire dalla partecipazione ampia dei lettori. Sito, pagina facebook, email: sono tantissimi i contatti con chi ci segue e spessissimo sono per noi fonte di spunti, notizie, idee (raccomandando sempre i toni civili e bannando, nei limiti del possibile, insulti e offese). Ebbene, un caso particolare è quello di oggi.

Hanno colpito molto, infatti, due commenti di altrettante lettrici in merito all’incresciosa situzione dell’Asilo comunale Sant’Elia – da noi ribattezzato “Asilo senza Elia” – un gioiello architettonico del più puro Razionalismo comasco, di cui pure tanto la città si vanta e che, ciliegina sulla torta triste, ha il maestro Giuseppe Terragni quale autore.

Asilo senza Elia: via i bambini, lavori a metà, niente soldi. Il gioiello di Terragni affonda

I commenti li potete vedere qui, ma entrambi riportano all’origine stessa per cui l’asilo nacque: ospitare bambini, dunque ospitare il futuro (un futuro che oggi, per il cantiere infinito e abbandonato, è trasferito altrove). E si badi, le brevi riflessioni che stiamo citando, non sono nemmeno due semplici elegie del tempo che fu, poiché se in un caso la lettrice ricorda il “suo asilo” ed esprime la profonda “tristezza per vederlo così”, nell’altro caso si tratta di una mamma che mandò lì il figlio ma che – pur sottolineando l’enorme valore storico e architettonico dell’edificio e auspicandone una nuova rinascita – pone la questione se la struttura sia ancora adatta a fungere da scuola materna, visti alcuni limiti di sicurezza e adeguatezza pratica. Ma non sono i punti di vista in sé, qui, a interessare.

E’ piuttosto, comunque la si pensi sul futuro del capolavoro di Terragni, il legame indissolubile di quell’asilo con la storia delle persone, delle famiglie, di chi è stato bambino ed è oggi un cittadino comasco che vede le sue radici calpestate, abbandonate, trascurate.

Perché, al di là di qualsiasi questione tecnico-economica (e ce ne sarebbe da dire, qui, con un avanzo di amministrazione di 18 milioni di euro rimasto nel cassetto per assenza di progetti), la situazione disastrosa in cui versa il gioiello del razionalismo è un affronto alla storia della città, al genio di uno dei suoi più illustri abitanti, alla meraviglia dell’architettura e, in fondo, a tutti i figli di Como che da lì si sono affacciati al mondo.

L’oblio fatto di calcinacci, rifiuti e recinzioni in cui è stato cacciato un simbolo potentissimo delle pagine più nobili della città è qualcosa che merita davvero l’indignazione più profonda poiché risulta uno schiaffo privo di sensibilità, di cura e di amore per tutto ciò che le migliori energie di Como avevano lasciato ai suoi eredi, almeno spirituali.

Uno scandalo che meriterebbe una sollevazione ben più forte e roboante di quella che solo saltuariamente si affaccia nel dibattito pubblico della città. Ecco però che con la campagna elettorale in pieno svolgimento, una cosa possono fare i candidati sindaco, pur tra le mille urgenze e priorità: dedichino un paragrafo dei loro programmi, un attimo del loro tempo, una fetta delle loro energie a salvare l’Asilo Sant’Elia. A medicare l’offesa che si sta compiendo anche nei loro confronti. Prendere un impegno simile farà del bene a loro stessi, probabilmente. Ma soprattutto farà bene alla città che lì un tempo mostrava la sua magnifica voglia di futuro e ora sanguina coperta dalle macerie del presente.

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