Da poco compiuti i 90 anni – a cui dedicammo una lunga intervista – l’imprenditore, mecenate ed ex assessore in Comune a Como Nini Binda non ha certo perso la verve. Anzi, la grinta e, diciamolo, anche la vis polemica di fronte ad alcuni cambiamenti della ‘sua’ città e del ‘suo’ lago, sono quelle dei bei tempi. Ultimo esempio, la lunga riflessione sul turismo di massa che sta letteralmente invadendo Como e il Lario e su cui, peraltro, un ampio studio commissionato dalla Camera di Commercio di Como e Lecco ha appena fatto luce in maniera spietata. Come spunto di discussione (si auspica sempre civile, nella differenza di opinioni), pubblichiamo qui il testo di Nini Binda.
Cara Como,
Non ti riconosco più tra lungolago senza identità e senza toilette (anche se dopo le proteste si correrà ai ripari, con soluzioni tampone in ritardo e senza programmazione),
Mi domando a chi appartengono i grandi luoghi della bellezza Italiana come il Lago di Como e i tanti borghi sparsi sulle montagne che lo circondano, e quelle autentiche gemme come la Tremezzina e Bellagio. Mi chiedo chi ha il titolo per decidere del loro destino. Se lo chiede oggi chi li visita, davanti allo spettacolo che se ne sta facendo.
Lasciamo perdere la calca soffocante dei turisti italiani e stranieri che si aggirano di continuo attraverso un paesaggio e su strade come la Regina e la Lariana oggi quasi impraticabili, in genere concepite per la ventesima parte delle persone che oggi vi passano.
Lasciamo perdere la gimkana tra le gambe della gente sdraiata in mezzo alla strada, il percorso a zig zag per evitare di essere travolti da gruppi di turisti che procedono come rulli compressori con gli occhi puntati sullo smartphone; lasciamo perdere pure gli assalti ai mezzi pubblici e i tuffi proibiti nel lago.
Ma quello che non si può lasciar perdere è lo stupro dei luoghi lo stravolgimento dell’ambiente fino alla sua virtuale cancellazione. Tutto quello che il passato aveva fin qui prodotto: botteghe, commerci, edicole, angoli appartati, dignitosi negozi storici, tutto quasi sta per scomparire o è già scomparso lasciando spazio a un enorme bancone da bar interrotto soltanto da catene di negozi uguali a quelli di qualsiasi altra città.
A Como è venuto meno il controllo rigoroso da parte delle Amministrazioni fin qui venute, oggi ognuno fa quel che vuole ed è tutto un mercimonio nell’assoluto lassismo verso i valori ambientali.