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Lo studio che svela il lato oscuro del turismo sul Lago di Como: “Varenna? Uccisa dalle case vacanza”

“Varenna oggi è un paese morto”. Questo è soltanto uno dei passaggi shock tra quelli contenuti – e forse andati persino al di là delle intenzioni, con un esito di ‘sincerità’ quasi sorprendente – nel ponderoso studio dal titolo “Ritratto di famiglia: la Camera di Commercio nell’area vasta lariana”, realizzato dal Consorzio Aaster e presentato oggi dal presidente uscente della Camera di Commercio di Como e Lecco, Marco Galimberti. Il documento – che a nostro avviso è il documento più spietato ma forse utile da molti anni a questa parte sull’evoluzione del turismo lariano – ripercorre di fatto l’esito dell’unificazione dei due enti camerali primi divisi e dunqe anche i passi fondamentali mossi in questi primi anni di vita sotto la guida di Galimberti.

Inutile sottolineare l’impronta economica della maxi relazione di sintesi che rappresenta anche un bilancio di mandato, ma – allegando il documento integrale quii passaggi sul turismo sono senza dubbio tra i più forti letti in questi anni di boom, almeno a livello istituzionale. Va anche specificato, tra l’altro, che “Ritratto di famiglia” è basato anche su 33 interviste a imprenditori, albergatori, presidenti di enti pubblici e privati, funzionari dello stesso ente camerale (trovate tutti i nomi in fondo all’articolo). E ora, andiamo al dunque, che per noi, nello specifico, è l’enorme spazio concesso al tema caldissimo del turismo.

LA TURISTIZZAZIONE Uno dei primi passaggi che colpisce è l’impiego ripetuto di un concetto applicato al Lago di Como: “La turistizzazione”. Declinata così: “La turistizzazione del territorio a partire dal richiamo globale del brand del Lario è il fattore di novità segnalato da pressoché tutti gli attori. Arrivi e soprattutto presenze sono esplose nel dopo-pandemia, soprattutto i flussi delle presenze si sono internazionalizzati e si sono polarizzati tra una moltitudine di turismo “mordi e fuggi” e la crescita delle fasce altospendenti dal mondo. Il modello della turistizzazione riguarda soprattutto l’impatto e la trasformazione dei territori costieri e delle due città capoluogo: nell’ultimo decennio in quest’area il tessuto imprenditoriale del settore è raddoppiato e l’incidenza sul valore aggiunto ha trasformato il territorio in un distretto dell’intrattenimento e del consumo in crescita”.

Dopo questo inquadramento generale, uno su Como e Lecco nello specifico: “Como e Lecco sono città che hanno completato una lunga transizione terziaria. Como oggi sembra pensarsi principalmente come piattaforma turistica del leisure d’alto livello e della cultura; Lecco inizia a vedere lo sviluppo turistico, però vede il suo sviluppo più legato all’idea di città della formazione (complesso Politecnico, ecc.) a servizio delle filiere industriali e città nodo di reti guardando soprattutto alle connessioni verso l’area metropolitana milanese. Ambedue le città stanno collaborando sullo sviluppo del turismo degli eventi sportivi”.

LE PRIORITA’ Poi vengono quelle che sono definite “Le priorità in sintesi” per far sì che questo enorme boom turistico possa essere anche gestibile:

il potenziamento delle infrastrutture di connessione per evitare che la congestione dei flussi di mobilità dovuti sia alle trasformazioni post-pandemia che all’impatto del turismo, riduca la qualità della vita e la stessa attrattività. Priorità è il potenziamento della navigazione sul lago, ma occorre puntare a ripristinare connessioni tra i capoluoghi, reti di mobilità diffusa, la progettazione infrastrutturale per le Olimpiadi, le connessioni tra i grandi nodi aeroportuali della città infinita milanese e la piattaforma turistica del Lario;

scegliere il modello turistico a cui puntare e su questo le posizioni sono diversificate: puntare al lusso, sostenere un sistema turistico diversificato, come equi librare la crescita evitando la monocultura turistica che trasformerebbe il Lario in un parco a tema del leisure rischiando però di svuotarlo delle popolazioni residenti.

IL LAGO DI COME ‘PARCO A TEMA DI LUSSO’ Uno paragrafo specifico dal titolo “Focus sul tema del turismo”, questo basato molto sulle interviste, affronta il tema del governo del fenomeno. “Il problema non è la sua crescita – si legge – ma gli impatti sociali e ambientali che questa induce se non governata o assorbita attraverso investimenti in servizi collettivi e infrastrutture che permettano al territorio di metabolizzare il flusso”. E allora come agire? “Il primo livello riguarda il modello di turismo auspicabile dal territorio, verso cui l’area lariana vuole muoversi. La questione è se il Lario debba diventare un parco a tema del leisure di lusso globale, il modello premium per intenderci, limitando l’accesso alle sue perle allo scopo di ridurre la componente del turista “mordi e fuggi”, origine degli effetti di congestione e consumo del bene comune paesaggio. La selettività o la qualità dell’offerta per selezionare i flussi è una questione importante, che può essere affrontata modulando la promozione e le caratteristiche dell’offerta, e soprattutto investendo in infrastrutture per metabolizzare i flussi: la navigazione ma non solo”.

Naturalmente, le opinioni divergono “perché non c’è una sola one best way della verticalizzazione sul lusso, ma bisogna sostenere una differenziazione che valorizzi le diversità delle vocazioni territoriali: sulla sponda comasca prevale il lusso, nei due capoluoghi si può ragionare di un mix tra leisure, montagna, cultura, studenti, ecc.; nelle aree interne c’è la montagna e, soprattutto nel lecchese, andrebbe ragionato come rendere le imprese ricettive della costa nodi attivi di una rete di promozione che spinga almeno una piccola parte dei flussi su nelle terre alte; e poi in Brianza il turismo può essere cultura, wellness, sport e business o eventi a sostegno delle filiere manifatturiere”. Insomma, bisogna scongiurare “il rischio che il turismo diventi una monocultura produttiva che spiazzi le altre economie su intere aree del territorio”, tanto che “gli stessi intervistati segnalano che la trasformazione in parco a tema del Lago, a lungo andare potrebbe erodere le stesse basi su cui si è costruita la sua attrattività”.

IL PERICOLO VENEZIA PER COMO Per Como, “la turistizzazione dell’economia e del tessuto d’impresa cittadino è un fenomeno di lunga data, anche se gli anni più recenti hanno segnato un salto di qualità trainato dalla potenza attrattiva del brand internazionale del Lario e dal ruolo ormai egemone delle piattaforme digitali. Per alcuni il rischio della città è di avviarsi verso una traiettoria simile a quella di Venezia. E’ evidente che a fianco degli aspetti positivi, questo modello sta producendo effetti di polarizzazione sociale tipici delle economie della rendita, come l’esplosione dei prezzi sul mercato immobiliare, la crescita di una imprenditorialità meno propensa all’investimento sul territorio, la congestione da overtourism con il conseguente sovraccarico e stress anche sulle infrastrutture dei servizi urbani, nonostante la destagionalizzazione”.

E ancora, viene rimarcato che l‘overtourism “riduce la possibilità di accesso per altri turisti e per le popolazioni residenti, con effetti di congestione, perdita di distintività dell’offerta, innalzamento dei costi dell’abitare, sovraccarico dei servizi, crisi della qualità della vita e nei casi estremi crisi della coesione sociale e dell’attrattività stessa. Nello specifico sul piano produttivo, la crescita del turismo nel Lario ha indotto anche uno squilibrio nel funzionamento del mercato del lavoro con una scarsità di offerta di lavoro disponibile e di sovraccarico delle reti infrastrutturali soprattutto sulla navigazione”.

“MAI COME L’ADRIATICO” Viene poi anche sottolineato “l’acuirsi del difficile rapporto tra imprese di ricettività extralberghiera e alberghiera, un problema per ora non tanto di concorrenza, quanto di regolamentazione delle prime che dovrebbe partire dagli enti territoriali ma che non trova per ora applicazione secondo le imprese alberghiere. La vera questione riguarda però l’esplosione non tanto del turismo stanziale, quanto dell’escursionismo di giornata, considerato dagli imprenditori il fiume in piena che rischia nel medio periodo di consumare le risorse di distintività del patrimonio naturale e paesaggistico, oltre all’atmosfera di esclusività, su cui si basa l’attrattività del Lario. Da questo punto di vista le soluzioni proposte anche dagli imprenditori vertono tutte sulla tutela di un modello di turismo “altospendente” che non può essere “quello della riviera adriatica”, dunque sul perseguire la limitazione dei flussi e soprattutto degli accessi alle località più note e più a rischio di congestione.

I RESIDENTI ‘CACCIATI DA CASA’ Il rischio paventato è che il turismo mordi e fuggi crei situazioni di congestione che scoraggino il turismo d’élite. Il punto è però che anche il modello di turismo “premium” retroagisce sull’innalzamento dei costi riproduttivi per le popolazioni residenti, ad esempio portando fuori squadra il mercato immobiliare e dunque inducendo processi di spopolamento nelle località più investite dalla crescita; con il rischio dello svuotamento delle comunità locali dalle fasce generazionali più giovani“. E infatti, prosegue il documento, l’esplosione delle case vacanza “che vengono affittate ai turisti hanno messo in condizione i residenti soprattutto le giovani coppie di non riuscire a trovarsi una casa. Questo è un grosso problema ma bisogna che sia il legislatore a metterci mano: perché non è possibile che certi centri storici si siano desertificati”.

LA MORTE DI VARENNA E qui arriva un esempio veramente clamoroso attribuito all’intervista all’associazione albergatoti e riportato in termini colloquiali: Se lei va a Varenna oggi con la stagione morta e le case chiuse, le vede che mentre prima il centro storica di Varenna aveva 400-500 residenti, oggi ne ha 60: vuole dire che Varenna oggi è un paese morto”.

I CINQUE STELLE LUSSO Poi altro focus su Como, questa volta attribuito a un generico “Fiera” (da individuare nell’elenco dei 33 intervistati già citato sopra, ndr) ma ancora pesantissimo sull’impatto delle case vacanza sui residenti: “A Como continuano ad aprire solo alberghi cinque stelle lusso. Il tema del turismo da noi è in una fase di grande spinta ma di grandissimo rischio perché il territorio si è snaturato e la gente è troppo ingolosita dai turisti, gli appartamenti che svuotano le città, i paesi, i centri storici, e che vengono destinati invece ad affitti turistici, la gente che non riesce più a abitarci. Non va bene, assolutamente. Questo per dire che non è tutto oro quello che luccica. Leggevo un’intervista, del direttore generale di Apple Europa, il quale diceva “il lago di Como ne fa un grande albergo… il lago di Como può avere una crescita infinita”, esattamente il contrario di quello che penso io. Il lago di Como si deve fermare e deve andare a qualificare, migliorare i servizi di base. La Camera di Commercio è forse adesso più sensibile alla questione. Abbiamo un problema di over-tourism, abbiamo un problema della relazione con i residenti”

POCO PERSONALE E SOTTOPAGATO In conclusione, due passaggi molto amari sul tema della difficoltà a trovare personale per il turismo, entrambi attribuiti agli albergatori: “Ci sono una serie di problematiche che vanno a colpire tutti i settori in modo trasversale, non solo il turismo: oltre a non trovare cuochi, camerieri, non trovi operai, meccanici, fabbri, infermieri. Non trovi niente“; “Bisogna ammettere che gli stipendi del settore turistico sono bassi e quindi c’è una offerta economica meno interessante rispetto ad altri settori e invece impegni più gravosi visto che si lavora nei weekend e nelle feste”.

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GLI INTERVISTATI

1) Walter Cortiana, Imprenditore artigiano (3C-Catene)
2) Giuseppe Fontana, Presidente Villa d’Este
3) Vico Valassi, Presidente UniverLecco
4) Carlo Guidotti, Responsabile Ufficio Studi
5) Marco Galimberti, Presidente Camera di Commercio di Como e Lecco
6) Andrea Beri, Imprenditore maccenica (Steel Group)
7) Salvatore Monteduro, rappresentante sindacato in CCIAA
8) Alessandro Bolla, imprenditore commercio, Consigliere CCIAA
9) Severino Beri, Presidente Associazione Albergatori lecchesi
10) Mauro Robba, Presidente CM Valli del Lario
11) Luca Levrini, Presidente Fondazione Volta
12) Gabriele Marinoni, Presidente Confcooperative dell’Adda e consigliere CCIAA
13) Alessandro Rapinese, Sindaco di Como
14) Alessandra Hoffmann, Presidente Provincia di Lecco
15) Enrico Lironi, Presidente Como Next
16) Mauro Fasano, Università Insubria
17) Mauro Gattinoni, Sindaco di Lecco
18) Claudio Taiana, Presidente Villa Erba
19) Fabio Dadati, Presidente Lario Fiere
20) Luigi Canepari, Presidente CM Valsassina
21) Luigi Lusardi, Presidente Autorità di Bacino del Lario e dei Laghi Minori
22) Marco Tarabini, Politecnico di Milano, Campus di Lecco
23) Immacolata Tina, responsabile Ufficio Innovazione
24) Daniela Tatafiore, responsabile Ufficio Regolazione del Mercato e Tutela del
Consumatore
25) Mara Kessler, responsabile Ufficio Promozione Economica
59
26) Giuliano Caramella, Segretario Generale Camera di Commercio di Como e Lecco
27) Pina Sergio, Dirigente Promozione economica
28) Walter Algarotti, responsabile gruppo di lavoro orientamento e formazione
29) Massimo Gaverini, responsabile Ufficio Progetti Strategici
30) Tommaso Guarnieri e Lucia Golfari, responsabili Ufficio Internazionalizzazione
31) Stefania Borghi e Ombretta Triulzi, responsabili Ufficio Sostenibilità
32) Alessandro Tessuto, imprenditore moda Gruppo Tessuto
33) Francesco Samorè, Direttore Scientifico Fondazione Giannino Bassetti

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