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Caro Pd. Cari Lissi, Gaffuri, Fanetti: non meritate zombie e twittate al pepe verde. Ribellatevi

La paralisi assoluta, totale, ormai putrescente del Partito Democratico a Como come a Roma è qualcosa che ormai rasenta il delirio psichedelico.

Ohibò, e chi siamo noi per dire questo con tanta tronfia sicumera, dal comodo della nostra scrivania?

Noi non siamo assolutamente nessuno, siamo il nulla perfetto. Ma forse è proprio per questo che queste righe assumono un qualche valore. La coscienza limpida della nostra nullità esistenziale e giornalistica nel mare magnum dell’informazione vera, strutturata, solida, nazionale e internazionale (o quantomeno della grande parte che si crede degna di cotanti aggettivi) probabilmente è l’unico elemento che restituisce un briciolo di peso a quella che non vuole essere un’analisi politologico-scientifica, bensì un estratto dal comune sentire del banale cittadino, del misero cronistucolo di provincia, del pavone di rione mediamente informato.

Allora, andiamo al dunque rapidamente.

E dal nostro nulla diciamo, in particolare alle tante persone perbene del Pd comasco, gente che si potrà detestare, si potrà sfottere con il mitologico “chi vi paka ?1!?!11!!“, si potrà anche accusare di ogni nefandezza para immigratoria, di ogni latrocinio demoplutomassonico, ma che almeno in parte resta una buona classe politica, una riserva di militanza inspiegabilmente ancora appassionata, una forma collegiale di pensiero ridotta al lumicino da stanchezza e sconfitte ma ancora talvolta lucida, interessante, coinvolgente, ebbene, a loro diciamo che sì, ora avete acquisito sul campo il diritto-dovere di ribellarvi.

Alle Lissi, ai Fanetti, ai Guarisco che senza fiatare si sorbiscono commissioni sui tombini e consigli sugli egocentrismi, ai due Gaffuri tangenziali e post regionali, agli Orsenigo Pirellati, alle dinastie Legnani, a tutti quel mondo inspiegabilmente ancora vasto e resistente disperso tra micro municipi, magnificenti Tremezzine e aule romane, alla classe dirigente che di questo passo finirà a dirigere se stessa o il traffico nei casi peggiori, diciamo che è ora di alzare la testa.

A loro diciamo – perché li vediamo, perché li conosciamo, perché sappiamo che esistono ancora coraggio e abnegazione nell’oceano del disincanto e del fallimento – che si meritano di meglio. Ma che quel meglio devono conquistarselo.

O volete ancora parlare di congressi psicotropi mentre il mondo gira?

O volete ancora parlare del ritorno di Renzi, roba adatta a un fu George Romero, o dell’ascesa resistibile del fratello di un attore?

O volete ancora curiosare tra gli invitati a cena da un ex ministro generato, non creato da Twitter?

O volete ancora parlare – mediamente senza saperne un granché, questo ve lo dobbiamo dire – di fascismi, di comunismi, di post socialismi o delle nuances della “VERA SINISTRA”, se sta bene con il rosa, con il violetto, con i tacchi o per i Boschi?

E’ davvero necessario parlare di volti nuovi, se non echeggia un’-idea-una laggiù, nei meandri del Nazareno? E’ necessario leggere l’ultima agenzia di Orfini o struggersi nell’ode malinconica e passatista del Sommo Gentiloni?

E’ davvero necessario che le periferie democratiche – a ogni latitudine – aspettino mute, inattive, passive le direttive di un re che a Roma non c’è, che in Emilia non c’è e che da Brindisi è scappato oltre 70 anni fa (il 4 dicembre 2016 per i manifestanti, il 4 marzo per la Questura)?

Cari democratici, aprite i giornali, se non gli occhi. Leggete i titoli di oggi, o di ieri, o di domani, su di voi. Correnti, loghi, simboli, congressi, primarie, cenette, scenette. Manca la politica, completamente, assolutamente. Da mesi. Infiniti mesi.

A questo, da Como a Reggio Emilia, da Trento a Caserta, siete rassegnati? A rinunciare alla politica pensando che la china si risalga con l’obbedienza muta ai cavalieri inesistenti, a qualche zombie o via twittate al pepe verde?

Siete seri? Sì, lo siete. Per questo dovreste ribellarvi.

Non meritate questo, sinceramente.

redazionecomozero@gmail.com

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