Continuano a far discutere i fatti di piazza Volta, nel pieno centro di Como. Lo scorso sabato notte, come noto, un giovane di 19 anni è stato accoltellato ed è finito all’ospedale in Rianimazione; solo l’ultimo e più grave caso di una situazione che, in quella zona, ha visto molti episodi di violenze nel corso degli ultimi anni.
Sulla vicenda aveva preso posizione con un lungo intervento il segretario cittadino di Fratelli d’Italia, Alessandro Nardone. Oggi, proprio a Nardone risponde con una nota dai contenuti non banali (oltre la classica e piuttosto trita nota quotidiana solo contro il sindaco, ad esempio) Anna Tagliabue (foto sotto), segretaria provinciale Giovani Democratici Como. Di seguito, il suo testo integrale, che sul tema sicurezza punta soprattutto sulle responsabilità politiche del centrodestra al governo a Roma.

Le dichiarazioni di Fratelli d’Italia dopo il caso di piazza Volta dimostrano ancora una volta una tendenza a trasformare ogni problema in uno scontro ideologico con un nemico immaginario a sinistra, ignorando accuratamente – oltretutto – le proprie responsabilità di governo.
In primis ci teniamo a sottolineare che la sicurezza è anzitutto una competenza dello Stato. Oggi il Paese è guidato da un governo di centrodestra che, al di là degli slogan, non è riuscito nemmeno a colmare il turnover delle forze dell’ordine che vanno in pensione.
Siamo tutti d’accordo nel considerare gravissimo l’accoltellamento avvenuto in piazza Volta, così come ogni episodio violento che da noi è sistematicamente condannato. Episodi di questo tipo richiedono però una risposta seria e condivisa. Serve costruire comunità, rafforzare i legami sociali, investire nella prevenzione e non dimenticare l’urgenza di presidiare gli spazi pubblici attraverso una città viva e partecipata. Di sicuro non serve, ora che si teme il voto cittadino di una coalizione che non condivide il proprio elettorato con Rapinese, invocare la sinistra che non governa alcun livello di competenza sulla sicurezza.
Per questo non si può fingere che lo spegnimento progressivo di Como sia responsabilità esclusiva dell’attuale amministrazione Rapinese, certamente primo avversario di ogni politica orientata alla costruzione di comunità. La città che ereditiamo è anche il frutto di decenni di amministrazioni di centrodestra.
Una città vissuta, frequentata e attraversata da persone è una città più sicura. Si punti al più presto su questo. Perché il controllo sociale è una delle più forti prevenzioni che abbiamo a disposizione. La presenza di cittadini negli spazi pubblici favorisce infatti quel controllo reciproco che spesso rappresenta il primo deterrente rispetto a episodi di violenza e degrado. Contrastare la desertificazione urbana significa anche investire nella sicurezza, così come anche il decoro porta rispetto dei luoghi.
Infine, stupisce il tentativo di rivendicare presunti successi del Governo Meloni sul fronte dell’immigrazione e della sicurezza. Al di là di un approccio ideologico che si è dimostrato capace di sprecare soldi dei contribuenti in Albania e incapace di governare fenomeni complessi, sul piano concreto non si registrano risultati significativi in termini di maggiore sicurezza per i cittadini. L’inasprimento delle pene può avere un valore simbolico che si è già dimostrato non efficace, ma se poi non si garantiscono controlli efficaci, processi tempestivi e l’effettiva esecuzione delle sanzioni, il rischio è quello di alimentare soltanto propaganda e false aspettative. Nulla a che vedere con il tanto osannato “buongoverno”.
Su temi delicati come la sicurezza servono meno slogan e più responsabilità istituzionale. Como ha bisogno di una politica che unisca, che ricostruisca il senso di comunità e che pretenda dal Governo nazionale risposte adeguate alle esigenze dei territori, anche e soprattutto esigendo dai livelli superiori ascolto e misure su misura per le specificità dei territori.
Anna Tagliabue
Segretaria provinciale Giovani Democratici Como