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Punti di vista

Como, quei giovanissimi attorno a Salvini e le tre domande per Pd e sinistra-sinistra

Come spesso accade in quest’epoca in streaming H24, hai voglia a scrivere pagine e pagine di articoli, riflessioni, commenti, interviste e via dicendo. Sono poi le foto, le immagini a parlare più di ogni altra forma d’espressione, quella scritta in primis. E naturalmente è accaduto anche ieri, a Como, con la visita del neoministro dell’Interno Matteo Salvini, in Prefettura.

Di quanto accaduto, di quanto affermato in prima persona dal leader leghista abbiamo già diffusamente parlato qui e qui. Ma, forse, è il non detto a essere più importante, ad acque calme. E questo nemmeno tanto e solo per quello che saranno la storia politica nazionale e locale, comunque imperscrutabili sul lungo periodo (la parabola dall’estasi alla tragedia di Matteo Renzi al 40% soltanto 4 anni fa, dovrebbe fare da monito a chiunque).

Però, siamo sinceri: chi si ricorda l’arrivo di un ministro in città, almeno in tempi recenti, accolto da due piccole ali di folla davanti al Palazzo del Governo? Chi ha memoria fresca di un capo di partito italiano letteralmente assaltato da fans sfegatati e soprattutto giovani o giovanissimi? Chi può pescare nei propri album una fotografia simile a quella di ieri in via Volta, con Matteo Salvini letteralmente accerchiato da ragazzini e ragazzine al confine con l’estasi, senza citare la tentacolare selva aerea di smartphone per catturare il selfie da tramandare (fino a domani, almeno)?

In quasi un quarto di secolo – facciamo dal “mitologico” marzo 1994 a oggi – a chi scrive vengono in mente soltanto due casi vagamente accostabili: il comizio elettorale del maggio 2007 in piazza Duomo di un Silvio Berlusconi all’apice della carriera politica (l’anno dopo avrebbe rivinto le Politiche).

Poi, in misura minore – ancora tu, non dovevamo vederci più? – Matteo Renzi alla vigilia delle primarie Pd del 2012. Altri piccoli plotoni di folla – e soprattutto di ventenni, per quanto possano essere in parte tesserati o meno per la Lega – in così spasmodica attesa, manco parlassimo del Simon Le Bon del 1985, davvero non tornano alla mente.

Di certo, non è mai accaduto – almeno nei toni esageratamente euforici di venerdì scorso – per un esponente ulivista ai tempi oppure del più fresco Pd di governo. Ma anche soltanto un anno fa, nemmeno un big in clamorosa ascesa come il bellissimo di Rete Cinque Stelle, Alessandro Di Battista, scatenò un decimo di quanto visto 24 ore fa esatte.

E per quanto si possano capire i puntigliosi (benché tardivi) comunicati diffusi ieri dai dem comaschi sul caso degli autisti picchiati e sulla stessa visita salviniana (Chiara Braga: “A Como lo Stato c’è, ben prima della venuta del neo Ministro dell’Interno”, Tommaso Legnani e Angelo Orsenigo: “La nostra condanna è ferma verso ogni violenza, ma la Lega ha tutto l’interesse a tenere la situazione così e Salvini smetta di fare campagna elettorale”), si diceva, pur comprendendo i toni democratici, ben altra dovrebbe essere l’analisi del centrosinistra rispetto al momento storico.

Si continui pure legittimamente a bollare come pura demagogia o rozzo populismo il verbo di Matteo Salvini: il tempo potrebbe anche dare ragione, un domani. Ma è un domani che oggi nemmeno si intravede.

Allora, sarebbe forse più opportuno che – più che discutere di “forma-partito” o giocare a “conta la corrente” – nelle segreterie Pd ma anche in quelle delle millemila sinistra-sinistra italiane si rivedessero le foto e i video dell’arrivo del ministro a Como mille volte, ogni giorno. E poi, si facessero altre due cose in rapida sequenza: si contasse l’età media dell’ennesima riunione di circolo sulla “rinascita della sinistra”; e poi – soprattutto – dirigenti e militanti si facessero qualche altra domanda, osservando i selfie di Salvini con i liceali.

Queste domande: “Quando è stata l’ultima volta che in una piazza ho sfiorato la mano protesa di un giovane, l’ultima volta che ho incrociato lo sguardo entusiasta di un ventenne, l’ultima volta che sono stato accerchiato da imberbi e piccole adolescenti, intendendo per giovani, imberbi e piccole adolescenti qualcuno di diverso dall’ubbidiente militante che spedisco ogni sabato al desolato gazebo novecentesco sotto l’ultimo cavalcavia?” Senza un perché, tra l’altro.

Senza un per chi.

Per riflessioni e interventi: redazionecomozero@gmail.com

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