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Attualità, Punti di vista

Como, turismo e spritz. “Mia figlia non saprà mai cos’erano il 35, il Cactus e il Rock Club”, nostalgia canaglia di ‘Stiv’ Annoni

Nostalgia canaglia. E’ quella di Stefano ‘Stiv’ Annoni, il noto attore comasco è intervenuto con una centratissima riflessione sulla nostra pagina Facebook. Lo ha fatto dopo la pubblicazione di un’altra ampia analisi, quella dell’ex assessore alla Mobilità del Comune di Como, Nini Binda. La potete trovare qui: “Traffico selvaggio e movida senza controllo mortificano il centro. Ormai conta solo bere Spritz”.

D’altronde il tema del centro città radicalmente modificato dai nuovi interessi economici e turistici è da tempo al centro del dibattito di chi pone il tema dell’identità perduta, ne abbiamo scritto ampiamente e solo poche ore fa è arrivata alla redazione la denuncia di una residente: “Piazza Mazzini ostaggio di tavolini, sedie, ombrelloni. Como è anche dei residenti o solo dei locali?”.

E’ in quest’ambito, nell’ampio confronto che certo non si esaurirà a breve, che cala l’intervento di Annoni, tra la nostalgia di quel paesotto-Como che faceva tanto comunità e il cambiamento radicale di pelle degli ultimi anni. Ecco quanto scrive:

Assisto a un fenomeno molto triste. Si moltiplicano i tavolini, gli spritz e i ristorantini per i turisti e soprattutto i prezzi e invece la città muore per i comaschi. Ho una figlia di 16 anni e non trovo più un centro frequentato la sera, con locali genuini dove divertirsi e passare la serata per lei e i suoi coetanei.

La discoteca ha dei prezzi folli e solo poche serate dedicate e ghettizzate a maggiorenni o minorenni. Il Birrivico è un’oasi ma non per liceali. L’Est Est Est sembra resistere, ma sempre poco frequentato dai giovanissimi. Il 35 è chiuso. I pub non si vedono più. Il Cactus un lontano ricordo, così come il Politeama, il Greenwich, il 110, il Rock Club, il Milonga o altri ricordi della mia giovinezza. I locali con la musica dal vivo sono in periferia o non hanno una programmazione per i giovani.

Racconto a mia figlia di quando passeggiavi la sera per il centro di Como e potevi infilarti in un locale e trovare gli amici e i compagni di scuola senza esserti messo d’accordo prima. Incredibile che andando nelle vicine Cantù o Erba, invece, si respiri ancora quell’atmosfera così primi anni 2000. Non fingiamo che dietro alla trasformazione di Como degli ultimi 20 anni non vi sia un enorme interesse economico, sì al Turismo, no a un effetto Venezia. Non voglio morire a Venezia”.

3 Commenti

  1. Como ormai è tavolinizzata ovunque nel centro e ove ci sia un buco di ristorante/bar.
    Di contro, teniamo chiusi musei il Primo maggio si dissestanonle strade un giorno si e l’altro pure. Va bene il turismo, ma vorremmo avere anche più cultura e soprattutto luoghi dove praticare sport senza passare per forza dai privati.
    Palazzetto dello sport piscine comunali

  2. Ogni epoca ha i suoi momenti. Mi parli dell’Argentino (quello vero del Romano) non quello di adesso. Delle discoteche anni ’70-’80. E’ inutile rimpiangere il passato, guardiamo avanti troviamo l’equilibrio tra giovani ed anziani, vivibilità per i residenti e locali per i giovani. Poi sappiamo che ci sono giovani che ricercano solo lo sballo e quelli che frequentalo il Birrivico (per me simil 35 di un tempo che fu).

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