Da Luca Michelini, professore di Storia del pensiero economico all’Università di Pisa ma grande conoscitore e diretto osservatore delle vicende politiche comasche, riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo certamente destinato a far discutere. Se non altro perché, nell’ottima delle elezioni comunali a Como in programma nella primavera 2027, il professore propone addirittura don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio, come ‘leader del fronte progressista’ magari proprio con una sua lista.
Don Giusto, leader del fronte progressista comasco, di Luca Michelini
Suscitando lo sdegno di alcuni autorevoli esponenti del PD comasco, tempo fa ho notato come il sindaco Rapinese non abbia oggettivamente un avversario politico in città: per il semplice fatto che non esiste una persona credibile, cioè che possa vantare un curriculum di impegno civile e politico cittadino di spessore. Un personaggio, insomma, che si sia conquistata la leadership sul campo. Conferma di questa evidente carenza è il fatto che il sindaco in carica si rifiuta di confrontarsi con le opposizioni, che al momento appaiono senza programmi e senza persone capaci di rappresentarli.
Andrei anche oltre: le forze di opposizione, di destra come di sinistra, al momento non hanno alcuna identità. Né sul piano nazionale, né tanto meno sul piano cittadino. Per intenderci: la Lega aveva il federalismo; la destra della destra di governo, propone la re-immigrazione; i 5Stelle avevano il reddito di cittadinanza; i cattolici liberali il principio di sussidiarietà e via via discorrendo. Oggi, invece, c’è una palude indistinta e indistinguibile. In città, poi, c’è il nulla: ciò che coagula le opposizioni è la critica del sindaco in carica, accusato per lo più di verticismo e solipsismo. Cioè accusato di quei difetti che, non raramente, hanno trovato somma espressione nei partiti nazionali, di destra e di sinistra, tutti alla ricerca di “un capo” a cui affidarsi e a cui affidare le sorti della nazione e che poi, sempre più isolato nel proprio “cerchio magico”, si accorge che in solitaria ben poco è realizzabile in un paese complesso, fondato sulla dialettica istituzionale.
Tuttavia, in città c’è il nulla se si rimane nella ristretta cerchia delle forze politiche. Se invece si esce da questa cerchia, allora una leadership progressista esiste eccome: è quella di Don Giusto, il parroco di Rebbio. La sua credibilità è notevole: ha speso una vita in città per aiutare gli “ultimi” ed è parte integrante di una rete, quella della chiesa cattolica, che è molto ramificata e che costituisce il vero e proprio cardine della società comasca. Una mappatura delle organizzazioni cattoliche comasche, di vario genere, potrebbe essere molto utile per comprendere la loro pervasività.
Naturalmente, con il crollo della Prima Repubblica la Chiesa è battuta in ritirata: ha pensato ed ha organizzato una “riconquista” della società, abbandonando molto spesso lo Stato al suo destino. Cioè al destino in cui lo vogliono far finire i cattolici liberali, che sono sulla via di un totale smarrimento identitario: il dio denaro gioca i più brutti scherzi che si possano immaginare, bellicismo compreso. Tuttavia, le contingenze stanno rapidamente cambiando.
Nella Magnifica Humanitas troviamo scritto: “Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente ‘privato’, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune”. Leggendo queste riflessioni viene da chiedersi se la Chiesa non stia valutando seriamente una radicale riconsiderazione del ruolo dello Stato, lasciando finalmente in secondo piano il principio di sussidiarietà. Ora, se dai cieli della dottrina si passa a quelli dell’impegno sociale, non credo sia una forzatura affermare questa radicale riconsiderazione è un fatto compiuto già da molti anni ed ha un protagonista indiscutibile a Como in Don Giusto. Anche il vasto mondo cattolico degli “affari” potrebbe salvarsi, in cielo come in terra, affidandosi a questo servitore del Vangelo e dell’umanità tutta, senza distinzione alcuna (di “etnia”, di religione, di provenienza sociale, di condizione spirituale e materiale).
Immagino i commenti che potrebbero fare le conventicole politiche cittadine: il problema sarebbe sicuramente il “caratteraccio” del parroco. Come scriveva qualcuno, in Italia è un attributo che si dà a coloro che hanno carattere, che hanno le idee chiare e che per realizzarle si scontrano contro il provincialismo imperante. Una lista civica di cui fosse principale esponente, sarebbe una vera novità e non solo per Como. Si dirà, storcendo il naso: Sindaco? Consigliere? Assessore? Forse anche solo “garante”, come già sperimentato dai 5 Stelle con Beppe Grillo. A cui il Paese, o la Nazione come retoricamente dicono coloro i quali nulla stanno facendo per cementarla e rilanciarla, deve moltissimo.