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Ci risiamo, ospedali comaschi al collasso per le feste e non solo: cosa sta succedendo (e, sì, vaccinarsi è fondamentale)

Indovinate un po’ la situazione dei Pronto Soccorso di Como (e lombardi). Assaltati, inavvicinabili, infrequentabili, al collasso, come piace tanto scrivere di questi tempi. E gli ambulatori dei medici di base? Altrettanto, sotto pressione, allo stremo. Solite cose insomma, nessuna notizia nuova. Motivo? Epidemia da virus influenzale, unitamente a quella da Covid. Ma perché? La gente cioè si meraviglia: non avevano detto che era poca febbre, un po’ di tosse o mal di gola? Sì, forse per chi naviga in buona salute.

Quello che non si sa, anzi, si fa finta di non sapere, è che la maggior parte della popolazione lombarda è anziana. In più anche non poco acciaccata: si calcola che il 30% del totale sia affetta da patologie croniche e oltre il 70% degli over60. La tempesta perfetta. Infatti chi è già ammalato di qualcosa (nomi e cognomi: diabete, ipertensione, bronchiti, tumori, obesità) non reagisce bene al virus, fa fatica a debellarlo. Se poi è perdipiù affetto da patologia polmonare e quindi viaggia in riserva respiratoria, il virus aggrava la stessa e la saturazione di ossigeno nel sangue va a ramengo. Conclusione la solita scenetta: dopo qualche giorno a casa con la febbre, gestita in qualche modo con il solito paracetamolo, ecco che una notte l’anziano fragile con addosso l’influenza (o il Covid, poco cambia), va in affanno, non respira, prova a mettersi seduto sul letto, poi non gli reggono le gambe ed ecco che chiama i servizi di Emergenza Urgenza: controllo dei parametri, saturazione del sangue insufficiente e allora via in Pronto Soccorso. Dove di questi tempi c’è una fila (anche di ambulanze) che tanto ricorda la tragica primavera del 2020. Ma dovevamo ridurci così anche quest’anno? Vediamo le cause: al primo posto il totale insuccesso della campagna vaccinale. Sia per l’influenza stagionale che per il Covid. “Ha fatto il richiamo per la vaccinazione contro il Coronavirus-19?” “Ma no, dottore, l’ho fatta fino alla terza”. Chissà perché non è passata l’informazione di effettuare regolari aggiornamenti vaccinali contro il Covid. Evidentemente la colpa è innanzitutto della categoria medica, ma anche i mezzi di informazione hanno fatto la loro (pessima) parte.

Ma scusate, qualcuno ha mai contato i richiami contro l’influenza stagionale? No, la si fa ogni autunno e stop. “Ma” mi dice un mio amico anche socialmente attivo, ultra60enne e malaticcio (il soggetto a rischio perfetto), “ne ho fatte tre e mi sembrano abbastanza”. Mi sembrano? Ma che competenza si ha? Perché in sanità si pensa sempre di saperla lunga? Qualcuno ha mai detto lo stesso della solidità di un ponte, di un treno, di un ascensore senza averne studiato? In Medicina sembra basti ascoltare un talk show per poter esprimere un’opinione. Misteriosamente, forse vale il mito del “tre” numero perfetto, a quel punto in tantissimi hanno interrotti i richiami. E guardate bene, hanno invece proseguito con quelli contro l’influenza magari. Proviamo a scriverlo una volta per tutte: l’infezione da Coronavirus, che avviene per via respiratoria, prevede un’immunità che va a ridursi e poi perdersi nel tempo. In genere non dura più di 6-10 mesi. Necessita costanti aggiornamenti, anche per la comparsa sullo scenario di varianti del virus, cioè delle modifiche del genoma (costituzione strutturale), che richiedono delle difese sia generiche (quelle che abbiamo in memoria dalle precedenti infezioni, se ne abbiamo ancora) sia specifiche contro quella nuova variante appunto. “Ma in fondo che paura fa più? È un’influenzona”. Ripetiamo che attualmente si contano un migliaio di morti al mese per il Covid e altrettanti per l’influenza stagionale, solo in Italia. Ma se anche delle morti degli altri importa poco (e lo scriviamo con un brividino che scende lungo la schiena), può forse importare che il caos nei Pronto Soccorso e l’assenza di posti letto liberi negli ospedali travolge le vite di molte e molte altre persone. Non ci sono disponibilità infatti per altre patologie. A cominciare dai malati oncologici nelle proprie varie fasi di bisogno di cure, a continuare con gli ictus, gli infarti, i guai gastroenterologici e autoimmuni, che non hanno accoglienza, perché le risorse sanitarie sono dedicate ai malati asfittici. Certo, le nostre autorità sanitarie non sono state proprio geniali nella programmazione. Hanno diabolicamente perseverato nell’indebolire la medicina del territorio e gli ospedali a bassa intensità di cura. Ma spesso è comodo dar contro al governo regionale, responsabile della sanità comasca (a proposito: tutti sono stati stra-rieletti alle ultime amministrative, pur dopo l’alluvione Covid), piuttosto che fare ciascun cittadino la propria parte nel vaccinarsi per esempio. Ma questo è un altro discorso.

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